Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 ottobre 2018

Cultura

Chiudi

17.12.2017

PARADISO SVIZZERO A COLORI

Autoritratto con mela, 1901Cuno Amiet, Ragazza bretone, 1893La ragazza gialla (Lydia) (Das gelbe Mädchen) 1907, olio su tela
Autoritratto con mela, 1901Cuno Amiet, Ragazza bretone, 1893La ragazza gialla (Lydia) (Das gelbe Mädchen) 1907, olio su tela

Antonietta Zancan Un grande manifesto appeso ovunque a Mendrisio, città del Canton Ticino, appena oltre il confine italiano, attrae l'attenzione. Immerso in un'atmosfera sfarfallante di petali rosa a pennellate grandi e piccole in sospensione vorticosa, un uomo bruno, barbuto, dal volto giallo zafferano, ritratto severo a mezzo busto, ci fissa. Sembra un Van Gogh sconosciuto. È l'autoritratto di Cuno Amiet a 39 anni. Di lui mai si è fatta in Italia un’antologica: eppure espose alla Biennale di Venezia due volte, in rappresentanza della Svizzera nel 1934 e nel 1954. In area italiofona questa al Museo di Mendrisio è la prima mostra completa su di lui, (catalogo Skira) con 70 opere e 70 disegni che illustrano l'arco completo della sua lunga attività iniziata prestissimo, a 14 anni a Soletta (nel 1882) a lezione dal pittore naturalista Buchser. Insieme all'amico Giovanni Giacometti (padre pittore di Alberto) si trasferì all'Accademia Julian di Parigi, ma al di fuori di essa, in Bretagna trovarono i contatti giusti col mondo artistico più vivace. Amiet era di carattere aperto, pronto a condividere cogli amici la tavola, la casa, le idee, la vita a scherzare (speciali tra i disegni le sue piccole cartoline illustrate con ironia). Ottimista anche nelle situazioni difficili di vita (e ne ha avute molte) si inebriava della bellezza della natura, perciò ha insistito sempre a cercare nelle diverse tecniche delle avanguardie europee le regole di linee e colori sancite dalla luce che tocca ogni cosa. Nel chiuso di una stanza nel giovanile Ritratto reciproco “Amiet/ Giacometti” entra dalla finestra inondando tutto una luce candida lunare violenta, vera protagonista. Nella sua lunga vita (è morto nel 1954) di sperimentatore di linguaggi, non si è mai adagiato su un'unica forma artistica. Inquieto, era sempre connesso coi gruppi emergenti internazionali. Più che Parigi lo segnò il soggiorno a Pont Aven, dove conobbe Bernard e Serusier, ne apprese l'uso cloisonnè di contorno scuro e campiture piatte, che fuse alle cromie calde, antinaturalistiche di Gauguin (es. Ragazzo bretone) e appunto alle pennellate spezzate, dinamiche a colori puri, studiate da vicino in un quadro di van Gogh, prestatogli da amici. La conoscenza di Hodler, pittore autorevolissimo nella Svizzera fine secolo, incanalò le sue esperienze precedenti di naturalista, puntinista, nabis, postimpressionista in una visione rigida, centrale, epica (come la Ragazza bernese a grandezza naturale, immensa o l'Autoritratto con mela) adatta a cicli di affreschi importanti. Dopo una decennio si liberò da questa ingombrante dipendenza, cercando a Monaco, Vienna, Dresda, captando nuovi fermenti, a volte fungendo da catalizzatore di artisti, da incubatore di idee dei gruppi fondatori dell'arte moderna nel primo ’900. Fu in rapporto con la Secessione viennese e tedesca, amico dei membri Die Brucke a Monaco, intimo di Jawlenskj e della Werefkin, conobbe (ottimo il confronto con ciascuno dei grandi pittori europei), Heckel, Kirchner, Macke, Klimt, Kandinsky, Gabriele Munter, Klee, Munch, persino Matisse. Conobbe personalità notevoli in altri campi, Mahler, Herman Hesse, persino Winston Churchill. Tuttavia fino alla morte di suo padre, cancelliere cantonale, fu lui a sostenerlo economicamente. Non ebbe fortuna di vendite né di premi ai concorsi. Migliorò la sua situazione economica dando lezioni di pittura e grazie ad alcuni amici collezionisti che acquistarono tutta la vita finanziandogli anche il sogno di una casa- studio- giardino a Oschwand, creazione di arte globale coerente coi principi della Secessione. Le aiuole rettangolari a colore unico soggetto di bei quadri, con le amate Raccolta delle mele e il Paradiso Terrestre, ripetuto da anziano come Eterno, immerso nella luce dorata. Fu “ponte tra ponti”, (Pont-Aven e Die Brucke), amichevole ponte tra persone e ponte d'arte tra continenti (due volte espose in America). “Il Paradiso di Cuno Amiet”, Mendrisio (Lugano), Museo d'arte, fino al 28 gennaio 2018. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Blog

Editoriale
Le illusioni portano a fondo
di di ERNESTO AUCI
20.10.2018
Il Corsivo
Il frinire delle cicale
di di MARCO SCORZATO
19.10.2018
Editoriale
La doppia spaccatura
di di FEDERICO GUIGLIA
19.10.2018