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08.11.2012

Il giallo del neolitico: in un antico pozzo due cadaveri

Un pozzo neolitico a Cipro simile a quello israeliano
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TEL AVIV. È stato un incidente o forse un omicidio? È il «mistero» - datato al neolitico - che  appassiona gli archeologi israeliani da quando hanno scoperto nella Valle di Jezrel (nella  Galilea del sud) un pozzo di circa 8.500 anni fa che, nel fondo, cela gli scheletri di una  ragazza di 19 anni e un uomo più anziano, anche loro dell'epoca.  Come hanno fatto ad arrivarci e perchè? Sono rimasti intrappolati o buttati dentro e per quale  motivo, si domandano ora gli esperti forse più attratti da questo risvolto che dalla scoperta  stessa del pozzo.  Per ora le domande sono rimaste senza risposta: il "mistero" dei due  scheletri è irrisolto. «L'unica cosa certa è che per  molto tempo dopo la "caduta" dei due sconosciuti - racconta Yotam  Tepper, direttore degli scavi per conto della Direzione delle Antichità israeliane - il pozzo è  stato fuori uso a causa della contaminazione dell'acqua. I cadaveri nel fondo l'avevano resa non  potabile».  Al di là del "giallo" che nasconde, il pozzo (profondo circa 8 metri e dal diametro di 1,3  metri) rappresenta da per sé una scoperta di grande rilievo per l'archeologia israeliana e  probabilmente in generale per la conoscenza del mondo preistorico.  I due più antichi pozzi  esistenti sono a Cipro ed entrambi sono legati agli inizi del fenomeno della civilizzazione:  sembra - ha spiegato Omri Barzilai, direttore della sezione Preistoria delle Antichità  israeliane - che gli uomini di quel tempo abbiano cercato di escogitare diverse maniere per  evitare che gli animali, allevati, contaminassero le fonti di acqua potabile.   Per questo hanno cominciato a rinchiudere l'acqua in luoghi non accessibili. Ma i pozzi avevano  anche un'altra valenza: lo scavo e il conseguente immagazzinamento dell'acqua mettevano a riparo  dalla dipendenza dell'approvvigionamento da fonti e dai ruscelli.   Quello ritrovato nella Valle di Jezrael è più "giovane" di circa mille anni dei due ciprioti ma  rivela molto di chi l'ha costruito, visto che i resti trovati, a parte i due scheletri,  sono  lame di falcetti a dente ricavate dalla pietra usata per la raccolta delle messi; teste di  frecce e utensili di pietra.  Lo scavo - spiega sempre Tepper - ha portato alla luce molti  reperti in grado di rivelare «molti dettagli sull' addomesticamento di piante e animali».   Il pozzo del "mistero" indica inoltre non solo una grande abilità nello scavo «ma anche nella  conoscenza della idrologia e geologia del luogo che consentiva agli uomini di quel tempo di  scavare la roccia calcare».  «Per realizzare quel pozzo - ha aggiunto - c'è voluto molto tempo  ed ha contribuito l'intera comunità del posto».  Ora sarà messo in esposizione, così come i  reperti trovati.

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