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22 giugno 2017

Cultura

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25.03.2014

Scamozzi quasi inedito negli acquerelli di Giaconi

La copertina del volume con villa Pisani detta La Rocca, a Lonigo
La copertina del volume con villa Pisani detta La Rocca, a Lonigo

Cosa dà in più, a chi guarda, l'immagine dipinta rispetto ad un'immagine fotografica e persino una visione dal vero? Una volta che si è esplicitato di “che cosa” si tratta l'interesse si sposta sul “come” la rappresentazione viene proposta. Entra in gioco un fattore imponderabile comune a tutte le opere d'arte ben riuscite che hanno come soggetto il “vero”. La suggestione di un veduto che, per quanto sia “oggettivo”, compie un passaggio fondamentale attraverso gli occhi e la mente del pittore (o del fotografo). Non è più soltanto la forma reale a mostrarsi ma una sua speciale modalità di apparizione che l'artista sceglie: le condizioni atmosferiche e di luce, il punto di vista in cui l'oggetto viene “ricollocato”. Nel tempo e anche nello spazio. Separare l'edificio dal contesto “disambientandolo” - come fa Giovanni Giaconi con le architetture di Palladio e ora anche di Scamozzi - è già di per sé un atto che modifica significativamente la resa visiva. L'isolamento infatti mette chi guarda nelle condizioni di concentrare l'attenzione sul progetto in modo esclusivo e senza distrazioni. Tavola dopo tavola, si entra nello stile di Vincenzo Scamozzi, così come in quello di Andrea Palladio, scoprendo in modo capillare come un edificio, anche solo progettato e mai realizzato, sarebbe potuto essere.
«Il mio approccio alle architetture di Scamozzi - dice Giaconi - ma in generale verso l'architettura, è quello del “forestiero istruito”. Mi pongo nei panni di un turista che visita per la prima volta Vicenza e riesce a cogliere dettagli e spunti che chi la abita in parte non coglie più. Seguo il mio cuore e il mio interesse nell'architettura e mi chiedo se questi disegni stimoleranno curiosità, la voglia di chiedersi e porsi domande di fronte a questi edifici disegnati volutamente su grandi fogli di carta per essere osservate da lontano e goderne armonie e proporzioni, ma anche a pochi centimetri di distanza per vedere i segni del pennello i passaggi dell'acquarello, dettagli architettonici e particolari che sono spesso difficili da vedere nella realtà».
Vi sono poi nei dipinti di Giaconi alcune scelte di fantasia che si accompagnano ad una descrizione altrimenti assai oggettiva e nitida, giocando con queste ultime un contrasto dagli esiti quasi surreali. Ad esempio nell'uso del colore, quando certi azzurri o verdi riempiono in modo assolutamente immaginifico gli aditi di portali e finestre dando l'impressione di una facciata che si apre verso uno spazio esterno in cui vibra la luce di un cielo terso o verdeggia un giardino.
Si incontra insomma nella personale visione dell'autore (che con tutta evidenza è anche architetto) la felice sintesi tra il razionale, nitido e preciso utilizzo del segno che mostra, anche oltre la normale possibilità alla della percezione visiva, una serie minuta di particolari e la suggestione solare ed emotiva della pittura.
La mostra dei 32 acquerelli originali del libro “Vincenzo Scamozzi (1548-1616)”, 184 pagine, edizioni Dolp, per realizzare i quali l'autore ha impiegato circa tremila ore di paziente lavoro, verrà inaugurata giovedì 27 alle 18, col prof. Franco Barbieri, al Galla Caffè in paizza Castello a Vicenza, contemporaneamente alla presentazione del volume, dando modo al pubblico di apprezzare ciò che nell'intenzione di Giaconi costituisce “un invito ed un pretesto per percorrere un nuovo itinerario culturale disseminato in Veneto”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanna Grossato
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