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21 settembre 2018

Cultura

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06.09.2018

LA FABBRICA DEI TALENTI

Palazzo Baccin ,  “La Fabbrica dei tosi” e sede della mostra Zanolli, Sebellin , Zarpellon, Bimbo che sfila un calzino Zanolli, Serbellin , Zarpellon, Coppia di Cani ,Fabbrica dei tosi
Palazzo Baccin , “La Fabbrica dei tosi” e sede della mostra Zanolli, Sebellin , Zarpellon, Bimbo che sfila un calzino Zanolli, Serbellin , Zarpellon, Coppia di Cani ,Fabbrica dei tosi

La fabbrica in mostra proprio nella sua ormai “ex” fabbrica, destinata a divenire fucina culturale cittadina. “La fabbrica dei tosi” questo il nome della mostra che sarà aperta a palazzo Baccin, vernice nel momento culminante della festa della ceramica (sabato 8 settembre alle 11,30), chiusura a fine mese. È il racconto e percorso compiuto dalla manifattura fondata negli anni Venti da tre non proprio giovani, (ma che per i novesi erano semplicemente “i tosi”), affiatati amici: Sebastiano Zanolli, Teodoro Sebellin e Alessandro Zarpellon. Il loro entusiasmo animato dall’ottimismo del primo dopoguerra, aveva impresso loro uno stile nuovo che farà scuola nella produzione locale fino agli anni Settanta che ora con denominazione diversa, prosegue con la terza generazione. Sede dell’esposizione è palazzo Baccin fu costruito nel ‘700 lungo il Liston, antico argine del Brenta, nasce come dimora padronale con echi palladiani, affiancata da case a schiera, tra i primi esempi di quartiere operaio. Ora il Palazzo è di proprietà del Comune e tornerà ad essere luogo di scambio e di cultura proprio a partire da questa mostra, che al suo termine lascerà la prima impronta di quella che sarà la nuova vita di questo storico edificio: il BiblioMuseo, destinato a ospitare a breve la biblioteca abbinata a esposizioni del museo civico della ceramica. Il percorso, il coraggio, la lungimiranza hanno consentito a Zanolli-Sebellin-Zarpellon di caratterizzare un periodo tra i più fortunati della ceramica novese del ‘900. In questa fabbrica la forte e ben radicata tradizione novese ha camminato in parallelo all’evoluzione del gusto, ma è più corretto dire trasformato, grazie all’immediata lettura che il trio imprenditoriale ha saputo trarre dal mondo sociale ed esterno, tanto da rasentare le avanguardie riservate alla ceramica, basti rammentare la collaborazione con figure del calibro di Pompeo Pianezzola, Antonio Angelo Lucietti, gli architetti comaschi Luisa e Ico Parisi. L’esposizione è curata da Elena Agosti, conservatore del museo civico di Nove: «Questa fabbrica di Nove è stata in grado di comprendere il corso dei tempi, la nascente borghesia degli anni Venti e Quaranta aveva necessità di enfatizzare il proprio ruolo di emergente ceto medio – spiega Agosti -. Infatti sono di questo periodo le figure che connotano al tempo stesso anche l’emancipazione della donna che indossa pantaloni e anche le minigonne. Altro grande blocco della mostra sono le opere post seconda guerra mondiale, quando le collaborazioni con designer e artisti, consentono alla fabbrica di vincere il prestigioso premio Palladio voluto dall’Ente Fiera di Vicenza nel 1962 e nel 1973». Splendide le figurette femminili impegnate in attività sportive, specie negli sport invernali (una serie di questi modelli anticipa i Giochi Olimpici invernali di Cortina). Nel ricco e puntuale catalogo c’è l’efficace suddivisione tematica delle opere e delle relative epoche della fabbrica: bambini, figure femminili, costumi tipici e montagna, pannelli, animali, anni Cinquanta- Ottanta. Ad arricchire la mostra una strepitosa presenza di apparati, in gran parte purtroppo non riscontrabili nelle molte altre fabbriche di Nove specie quelle nate dopo di successiva generazione. Tra le bacheche sono esposti i quindicinali degli operai (alcuni risalgono nientemeno che al 1924), ancora disegni (splendidi quelli dei “tirolesi” divenuti vividi pannelli in ceramica), persino i vetrini impressi da macchine fotografiche d’epoca, tanti poi i cataloghi e pubblicazioni della fabbrica. Ma la tavolozza dei colori e il tocco del pennello, presente pure nelle innovative piastrelle da rivestimento, rimane quello di impronta novese. Il “creativo” (specie per la modellatura) della “fabbrica dei tosi” era Teodoro “Doro“ Sebellin, autore del grande fregio in terraglia dipinta (1923), applicato alla facciata del palazzo Baccin, divenuto icona non solo della fabbrica, ma della stessa Nove. Gli altri soci (Zanolli e Zarpellon), invece si dedicavano alla commercializzazione e organizzazione del ciclo produttivo. L’introduzione delle innovazioni della lavorazione, come l’uso dell’aerografo e il grande forno a tunnel a cottura continua, hanno fatto scuola a tante maestranze del settore ceramico novese. La padronanza del materiale “ceramica”, pur nelle sue varianti di materiali e tecniche e stili nella manifattura dei Zanolli, Sebellin e Zarpellon ha raggiunto uno dei massimi livelli possibili, conservando uno stretto rapporto, anche umano e sociale, nel territorio novese. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Riccardo Bonato
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