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13 dicembre 2018

Cultura

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18.08.2018

Il Messico di Albers lascia posto a Licini

Un “ Omaggio al Quadrato ” di Josef Albers in mostra a Venezia
Un “ Omaggio al Quadrato ” di Josef Albers in mostra a Venezia

Si chiude il 3 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia la mostra su “Josef Albers in Messico”, rassegna che ha voluto far luce sul rapporto tra l’arte di Albers (Bottrop, Germania, 1888 - New Haven, Connecticut, 1976) e le forme e il design dei monumenti precolombiani che l’artista ebbe modo di studiare nel corso dei suoi numerosi viaggi in Sudamerica. A Venezia una selezione di dipinti giovanili, tele iconiche appartenenti alle note serie “Variante/Adobe” (1947-1952) e “Omaggio al quadrato” (1950-1976), raramente visibili, insieme a opere su carta e a una ricca selezione di fotografie e foto-collage, molte delle quali presentate per la prima volta al pubblico, realizzate da Albers durante le sue tante visite nei siti archeologici messicani, a partire dai primi anni Trenta. Con lettere, studi, fotografie inedite, e dipinti provenienti dal Museo Solomon R. Guggenheim di New York e dalla Fondazione Anni e Josef Albers, “Josef Albers in Messico” permette di contestualizzare la sua ancor poco nota produzione fotografica offrendo una nuova lettura dei suoi più celebri lavori astratti. Artista, poeta, teorico, professore di arte e design prima al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e successivamente, una volta trasferitosi negli Stati Uniti nel 1933, al Black Mountain College e all’università di Yale, durante la sua lunga carriera Albers ha lavorato con diverse tecniche, dalla pittura all’incisione, dall’arte murale all’architettura. Insieme alla moglie, l’artista Anni Albers, viaggiò spesso in Messico e in altri paesi sudamericani, tra il 1935 e il 1967, visitando i siti archeologici della Mesoamerica, area in quel momento al centro di un rinato interesse nei confronti dell’arte e la cultura precolombiane. Il prossimo 22 settembre aprirà i battenti sempre alla Guggenheim di Venezia la mostra dedicata a “Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi” che resterà aperta fino al 14 gennaio 2019. Undici sale espositive, oltre cento opere ripercorrono il dirompente e tormentato percorso artistico di Osvaldo Licini (1894–1958), indiscusso protagonista del modernismo italiano e internazionale, ruolo confermato dal premio conferitogli pochi mesi prima della sua scomparsa alla Biennale di Venezia del 1958. A 60 anni esatti da quel riconoscimento, il museo gli dedica una retrospettiva a cura di Luca Massimo Barbero. •

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