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12 dicembre 2018

Cultura

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29.06.2018

MARIGO CANTORE DEL “BUIO”

La copertina del libro Luciano Marigo, scrittore scledense (1931- 2017)
La copertina del libro Luciano Marigo, scrittore scledense (1931- 2017)

Luciano Marigo, premio selezione Campiello 1979, torna in libreria con il romanzo postumo fresco di stampa “Se questa è la vita”, edito da Asterios. Il noto e apprezzato scrittore scledense, scomparso lo scorso 29 dicembre, si congeda con un’opera composta probabilmente subito dopo “L’ultimo giorno” (1990), ma rimasta per molti anni nel cassetto. Com’era da aspettarsi, Marigo conferma anche in questo romanzo la sua coerente scelta di una scrittura che, lungi dall’essere un vuoto esercizio letterario, risponde ad un’esigenza di verità e di impegno etico. Infatti, da “Due giorni con Chiara” (Premio Campiello 1979) a “La donna assurda” (1980), a “La stanza del cuore” (2004) fino ai recenti “Racconti” (2017), Marigo testimonia una consuetudine alla meditazione, all’analisi introspettiva, all’indagine puntuale e lucida delle situazioni esistenziali: uno scavo interiore che mette a nudo e fa esplodere contraddizioni e passioni inconfessate. Il romanzo, ambientato negli anni ‘90, si inquadra nel contesto della crisi dei modelli socio-culturali verificatasi sul finire degli anni ‘70, sull’onda lunga della contestazione giovanile e delle occupazioni studentesche universitarie: una rivoluzione che avrebbe dovuto rispondere alle esigenze legittime di cambiamento di fronte alle sfide inedite in tutti i campi della vita individuale e collettiva (dalla sessualità al principio di autorità, dalla famiglia alla scuola, agli stili di vita), ma che finisce per sfociare in una deriva soggettivistica senza regole. In filigrana, vi è lo spaccato oggettivo, impietoso di una generazione che, ubriacata da una fraintesa idea di libertà, ha gettato nel nichilismo e nel vuoto esistenziale la generazione successiva, deprivandola di quell’orizzonte valoriale necessario a dare ragioni di vita e di speranza. In questo naufragio delle coscienze, in cui si smarrisce il senso del limite e ogni distinzione tra bene/male, giusto/ingiusto, vero/falso, l’indifferenza degli adulti, incapaci di ammettere i propri fallimenti, genera nei giovani, lasciati in balia di se stessi senza padri né maestri, una sorta di sradicamento che li rende stranieri persino a se stessi, se non cinici e incapaci di tessere relazioni con gli altri. Così, privo di criteri di scelta e senza mappe di orientamento, in una società divenuta essa stessa “liquida”, ognuno cerca a fatica di ritrovare un’uscita dal tunnel dentro cui si è cacciato, per emergere dal mare della precarietà e della finitudine, e dare un significato plausibile ad un’esistenza indecifrabile e priva di senso. Un’umanità fragile che pure avverte il bisogno di un radicamento, di un centro di gravità che metta ordine ai pensieri e alle scelte da compiere. Spesso sono gli adulti ad essere rimasti eterni adolescenti, immaturi, incapaci di assumersi le loro responsabilità, di essere padri e madri. Come è capitato all’Architetto e a Tristana-Marta, genitori di Michele, che finiscono per abdicare al loro ruolo per perdersi dietro estemporanee avventure e a fantasmi di realizzazione narcisistica. Il ritmo narrativo del romanzo si fa più incalzante man mano che le storie cominciano a prendere forma e a intrecciarsi. E anche la scrittura, seguendo questa tensione, cambia registro e punto di vista per passare, al capitolo 19, con uno stacco improvviso, al racconto in prima persona da parte di Michele, personaggio che, via via, assume la sua centralità come vero protagonista del romanzo, con cui l'autore finisce con l'identificarsi. E’ proprio attorno alla sua storia che si intersecano le altre vicende e si ricompongono come variegate tessere di un mosaico. Attraverso Michele, Marigo indaga l’essere umano nella sua nuda verità, cercando di cogliere il filo rosso che si dipana tra il groviglio intricato di sentimenti e inquietudini. Grazie alla presenza affettuosa e discreta di Martina, compagna di classe, e di Donata, Gregoria, Giusto, amici entrati nella sua vita, si apre per lui la possibilità di scoprire, in modo imprevedibile e sorprendente, il segreto che illumina le loro esistenze, come è capitato al professore Ilario, ormai prossimo alla fine, che ha trovato nel “pensiero dominante”, la forza e la luce necessarie per accogliere in pienezza il mistero paradossale della vita dentro la morte. Trovandosi, infatti, di fronte all’“abisso del male” che coinvolge molti personaggi e sembra risucchiarli in un vortice insensato, il giovane protagonista, ormai quasi diciottenne, scopre un “oltre” al di là del buio che lo inquieta: è un “minuscolo seme di fiducia” sufficiente, tuttavia, a farlo uscire dal naufragio della disperazione e a fargli intravedere finalmente un ragionevole motivo per continuare a vivere e sperare. •

Franco Venturella
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