22 gennaio 2019

Cultura

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22.05.2017

Una fame d’amore
senza risposte
Ritratto a Nordest

Il romanzo di Ausilio Bertoli
Il romanzo di Ausilio Bertoli

C’è chi lo definisce male di vivere, chi lo classifica come un’incapacità intrinseca nell’accettare quanto la vita ci riserva. Nel bene e nel male. Nelle persone che incontriamo. Nelle storie che viviamo. Come fossimo sempre insoddisfatti, come se la vita proseguisse con la retromarcia inserita e un motore ingrippato incapace di darci la forza di proseguire. Ausilio Bertoli, scrittore e sociologo vicentino, autore di un nuovo romanzo “Un mondo da buttare”(Italic Pequod, 167 pagine. Postfazione di Michele Monina) punta il dito contro un società nella quale la perfezione fisica diventa fondamentale in un panorama femminile dal quale viene attratto e risucchiato.

Il protagonista Stefano Vitti si occupa di pubblicità, marchi e prodotti per la cura del corpo, un lavoro creativo, entusiasmante almeno sulla carta, ma lui lo interpreta con l’apatia di chi dalla vita non ha molto da chiedere. Arriva dalle Marche e cerca ispirazione in una casa nel Vicentino, una cascina di famiglia dalla quale però si allontana trasferendosi a Padova in un appartamento dove stringe amicizie soprattutto femminili, con donne particolari, alcune frivole (l’inquilina Barbara molto presa dal fondoschiena di Belen), altre più impegnate: lui cerca amore e quanto può servire per farlo uscire dal bozzolo chiamato depressione.

Alcune storie scivolano, altre si attaccano come quella con Katrina, la bella lettone laureata che raggiunge a Riga, ma con la quale non riesce a parlare. Non manifesta sentimenti, come se solo il fatto di aver preso una decisione, essere salito su un aereo, fosse già un passo enorme. Passaggio tipico di chi pensa che la consapevolezza basti a trasformare le carte di un gioco che la vita ci fa vivere tutti i giorni. Stefano si stanca del lavoro e dell’amore. Cerca rifugi, non accetta la città definita «palcoscenico e sistema di comunicazione», nel libro spuntano cittadine venete care all’autore: Noventa Vicentina, Tessera, Rovigo, ma non sono che pretesti alla ricerca di una spasmodica felicità che il protagonista sembra rincorrere, senza grandi risultati. Nel libro si intrecciano le storie di immigrazione che appartengono sempre di più ad Veneto sulla carta multietnico, ma nella sostanza ostile alla contaminazione culturale. Ausilio Bertoli dedica i suoi libri «a chi come me vaga di continuo per terre senza cielo». I suoi personaggi cercano l’amore, ma ne hanno paura, come accade a molti per cui l’autore contrappone sentimenti contrastanti, collisioni violente all’interno di una società dove tutto cambia e muta ad una velocità inverosimile. I rapporti di Stefano diventano spesso effimeri, nei dialoghi serrati si scivola verso una ricerca affannata che porta ad un sola parola: amore. Il protagonista, incapace di viverlo, guarda ai sentimenti degli altri per capire e comprendere. Ma la complessità è talmente vasta che non ci sono rifugi se non quello di vivere quotidianamente quello che ci accade. Senza grandi progetti, ma con la consapevolezza che guardarsi attorno e dedicare uno sguardo a qualcuno può essere utile, mettendo da parte social media oppure i pochi caratteri di un sms.

Chiara Roverotto
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