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25 settembre 2018

Cultura

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18.04.2018

UN THRILLER A TINTE “ROSSI”

Umberto Matino torna nelle librerie con il giallo “I Rossi”Il libro, Biblioteca dell’Immagine
Umberto Matino torna nelle librerie con il giallo “I Rossi”Il libro, Biblioteca dell’Immagine

Gioviale, allegro, con la battuta pronta. “E con molto tempo libero, sono in pensione». Per il linguaggio dei suoi libri pensa a Italo Calvino «leggero, “Lezioni americane” testo straordinario». E poi punta su un pubblico democratico: «Con un occhio al passato e con uno al presente. Abbiamo grandi cambiamenti alle spalle e altrettante incognite per il futuro». Umberto Matino, nato a Schio e residente a Padova, architetto (si è laureato al Politecnico di Milano) il suo filone lo ha trovato. Ed è quello romanzesco noir. Ha iniziato a scrivere abbastanza tardi portando all'interno dei suoi romanzi la sensibilità verso il paesaggio pedemontano vicentino, conosciuto e frequentato in gioventù. Ha esordito nel 2007 con “La valle dell'Orco”, un noir che ha avuto un significativo successo, diventando un long-seller, spesso adottato nelle scuole superiori di tutto il Veneto, pubblicato nel 2014 anche in Germania. La sua seconda opera “L'ultima Anguàna” (2011), ha affrontato, invece, il tema dell'abbandono e del degrado della montagna, ha vinto il premio GialloLimone-Piemonte ed è stato finalista al Premio Cortina. Il terzo “Tutto è notte nera” (2015) è un giallo incalzante che narra il passato eretico e protestante dei cimbri vicentini e dei loro parroci tedeschi. Questi tre romanzi compongono la cosiddetta “trilogia cimbra” perché nel loro insieme raccontano storia usi e costumi della popolazione tedesca dell'Alto Vicentino. E, adesso, siamo all’ultimo libro “I Rossi” (edito da Biblioteca dell’Immagine, 420 pagine) che verrà presentato in anteprima domani 19 aprile alle 20,30 al Lanificio Conte a Schio. Allora, ancora un giallo? Certo, si tratta di un genere letterario che si presta in maniera egregia a raccontare a un grande pubblico la storia di un territorio. La tensione del thriller, il succedersi degli avvenimenti, l'incalzare dell'indagine poliziesca riescono a coinvolgere il lettore e a fargli percepire la suggestione e il fascino dell'ambiente pedemontano, delle sue tradizioni e del dialetto locale, fusi in una narrazione ricca di informazioni storiche e antropologiche. Che cosa possiamo raccontare di questo nuovo libro? Diciamo che prende le mosse dall'uccisione di una giovane donna, un'operaia di un maglificio di Schio. Da quel fatto drammatico e, apparentemente, inspiegabile prende avvio la tragica vicenda segnata dal susseguirsi di efferati omicidi. Qualcosa di più? Per scoprire il colpevole e il movente c’è il maresciallo Giovanni Piconese che indaga, in un’estata torrida e piovosa, intuendo un po' alla volta che dietro alla catena di delitti si nascondono trame oscure e persone molto più pericolose di quanto lui stesso abbia mai immaginato. E indagano anche quattro ragazzi. Siamo nel 1970: perchè questo periodo? Si tratta dell’anno che dà inizio al progressivo tramonto della grande voglia di libertà e di cambiamento del decennio precedente: l'inquietudine di quei giorni di mezzo, sospesi tra le speranze degli anni Sessanta e i primi segnali degli anni di piombo, coinvolge l'intera vicenda. L'inchiesta, però, si complica... Infatti il mistero s'infittisce e coinvolge altri luoghi, altre persone e orizzonti: dall'Alto Vicentino al Salento, da Milano a Francoforte, da Cesenatico a Reggio Emilia. Molto diverso dai precedenti: un cambio di rotta? Certo, la vicenda, pur prendendo origine da Schio e dalle valli circostanti- da Posina a Valdagno per arrivare a Vicenza- abbandona una caratterizzazione locale per assumere una coloritura più generale. Gli avvenimenti coinvolgono il mondo del lavoro e dell'impresa che nella nostra provincia sono abituati a confrontarsi, da sempre, con idee, persone, tecnologie e mercati, nazionali ed esteri. Il campo d'azione s'allarga all'Italia intera e perfino alla Germania, fino a coinvolgere nella trama l'ingegner Daimler e l'ingegner Peugeot, pionieri dell'industria automobilistica. Questo è l'aspetto presente sottotraccia nell'intero racconto: la provincia vicentina, e più in generale l'intera provincia italiana, non è “periferia” rispetto alle grandi città - a Roma e a Milano - bensì essa è stata, ed è, centrale nella storia civile, culturale ed economica della nostra nazione. Com’è nato il libro? Diciamo che parto da una trama definita con argomenti che mi piacerebbe affrontare, cerco di contestualizzarli in un periodo, in questo caso il 1970, mi informo su testi già scritti, ma non sono io che faccio le ricerche, sfrutto il lavoro di altri. Uno storico ricostruisce su basi scientifiche per me sarebbe troppo noioso. Biblioteche e librerie aiutano molto. Quante copie ha venduto dei suoi romanzi? Con il primo direi 40 mila e gli altri si sono attestati attorno alle 20 mila copie. Non è poco. Ha mai ricevuto offerte da case editrici più grandi della sua? Certo, Mondadori, Rizzoli, Guanda. Ma ho sempre rinunciato. Prima perchè avevo un lavoro, facevo l’architetto, poi non mi piacciono le scadenze, i vincoli. Il concetto di produttività che hanno le grandi casi editrici. In compenso ho venduto i diritti televisivi sul primo libro e sono in trattativa per gli altri. Torniamo al nuovo libro, non possiamo svelare molto della trama, ma qualcosa sul titolo? Partendo da Schio, e parlando di lavoratori e industrie, non poteva mancare la presenza della figura di Alessandro Rossi, il più grande imprenditore del Vicentino, non a caso d'origine cimbra e montanara. Anche lui è stato un “mito”, una persona eccezionale, un industriale atipico, vista la sua propensione al riformismo e al welfare a favore dei lavoratori, e la sua vasta cultura cosmopolita. Per altri aspetti però, è stato anche un tipico padrone ottocentesco, capace di dure rappresaglie contro il nascente sindacato e propugnatore di una “disciplina del lavoro” spietata e senza cedimenti. Il titolo del romanzo nasce proprio da questo duplice aspetto, un passo del libro fa infatti notare che: «...capitale e lavoro, padroni e operai, impresa e sindacato di classe, sono nati insieme, e le loro vicende si sono sempre dialetticamente intrecciate. A Schio furono uniti non solo dal medesimo destino, ma perfino nel nome - Rossi - che per gli uni fu il proprio cognome e per gli altri, il colore dei loro vessilli». Che cosa si aspetta da questo libro? Divertire e appassionare i lettori coinvolgendoli in una trama poliziesca, intessuta d'invenzioni e di storia. L'obiettivo è riuscire a far capire che proprio da quei monti, dalle fabbriche ottocentesche, ora mute e svuotate di funzioni, dai conflitti che hanno segnato la nostra società, siano rintracciabili i fili di una storia che può aiutarci a risolvere i problemi di oggi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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