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30 aprile 2017

Cultura

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25.01.2012

La ricerca
di Dio e il senso
della fede

Il teologo Vito Mancuso, 49 anni, autore di “Io e Dio”, sarà oggi a Bassano e Valdagno e domani a Vicenza
Il teologo Vito Mancuso, 49 anni, autore di “Io e Dio”, sarà oggi a Bassano e Valdagno e domani a Vicenza

Su un muro della metropolitana di New York un giorno apparve una scritta: “God is the answer!", Dio è la risposta. Il giorno dopo, subito sotto, qualcuno aggiunse: “What was the question?" Qual era la domanda? L'aneddoto, raccontato da Norberto Bobbio, è ripreso da Vito Mancuso nelle prime pagine del suo ultimo lavoro, Io e Dio. Una guida dei perplessi (Garzanti, 2011).
Già, qual è la domanda? Possiamo essere in disaccordo sulla risposta, ma in fondo sappiamo qual è la domanda: perché esiste questo mondo? Perché è così e non diversamente? Qual è il senso della mia vita? Che destinazione ci aspetta?
Nel leggere il libro di Mancuso pensavo di trovare un testo rivolto ai non credenti, teso a cercare motivi che, prendendo una o tutte queste domande, riuscisse a ricondurle al senso del credere, al valore della fede in Dio. Mi sbagliavo. Via via che procedevo nella lettura capivo che i perplessi, di cui parla il titolo, non sono quelli lontani o delusi da una chiesa in crisi di identità. Sono quelli dentro, come me, quelli che, forse proprio per questo, hanno smesso di interrogarsi sul senso della propria fede. E il cammino in cui Mancuso ci inoltra è una vertigine di perplessità. Anch'io ho sempre pensato che la fede non è un sistema di verità tradotte in dogma. Ma scavare, seguendo Mancuso, e mostrare l'insicurezza su cui poggiano le confortevoli verità diffuse dal Magistero, fa pensare anche i più disincantati.
Però, si dice, ciò che conta è la Rivelazione. Ma anche qui constatare le incongruenze presenti nella Bibbia e negli stessi Vangeli, assistere alla prodigiosa stratificazione che si cela dietro al testo biblico, vedere la contraddizione conficcata negli stessi racconti evangelici porta a galla, quasi con impudenza, quanto di umano, troppo umano, si intreccia in quella cosiddetta Rivelazione.
Per mestiere conosco bene i ragionamenti volti a dimostrare l'esistenza di Dio, e la loro protervia; ma confesso che vederli raccolti, analizzati e dissolti in rapida successione sgomenta un po' anche chi, come me, ha sempre diffidato del Dio dei filosofi. E allora, cosa resta? Rimane l'uomo solo davanti al mistero di un senso che lo trascende, che insegue disperato o dimentico, che interroga nel dolore o nel disincanto, e che pure continua a cercare. Perché, secondo Mancuso, questa ricerca è radicata nel cuore stesso dell'essere uomo: è il senso della sua libertà.
È una libertà, la nostra, che ci può spingere a compiere azioni diversissime, buone o malvagie, indifferenti o appassionate. Ma proprio qui, in quella libertà di coscienza spesso combattuta dalla chiesa, si nasconde il germe da cui nasce la religione. Che è legame, relazione, ponte tra gli uomini e tra gli uomini e Dio. E in quella libertà si radica il nostro volere un mondo migliore, una bellezza visibile, una verità riconosciuta, un'unità autentica. In quella libertà, punto centrale di tutta la teologia di Mancuso, si installa il nostro più profondo senso etico.
E di nuovo, proprio quando si crede di aver capito, un po' come in Kant, che nell'etica si salda il nostro bisogno di Dio, Mancuso ci sposta, e ci chiede di più.
Tenta quello che nessuno più crede possibile: unire in un solo gesto la ricerca di verità della scienza e la ricerca di senso della fede. Non più due mondi distinti, magari in nome della libertà di coscienza. Ma una sola ricerca che unisce la fisica quantistica e la biologia molecolare al bisogno di totalità e di senso che viene dalla fede in Dio. Mancuso fa sua la massima di Einstein: «La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca». Non ha senso una scienza che si arresta di fronte alle grandi domande di senso che si aprono sul bordo del nostro sapere. Non ha senso, per Mancuso, una fede che non conosce e non trasforma il mondo, che non lo rende più etico, che non lo ritrova più amorevole e armonioso di come l'aveva conosciuto.
La ricerca di Dio si appaga nell'aprirsi agli altri, all'armonia che lega tutte le cose, all'equilibrio che tiene insieme gli atomi del nostro corpo e gli infiniti corpi celesti, all'amore che piega il nostro interesse e lo trasforma in un essere dentro (inter-esse) tutte le cose, volendo e agendo perché siano migliori.
Lontano dal dogmatismo e dallo scientismo, Mancuso percorre la strada stretta e insidiosa che unisce religioni, culture, credenze diverse, anche diversissime, eppure accomunate dalla consapevolezza - un vero atto di fede - che l'uomo sappia come usare la propria libertà per migliorare il mondo e se stesso.
Viviamo cercando risposte alle nostre perplessità più profonde: perché la morte, il male, il dolore? Non troviamo una facile risposta, né una risposta univoca. Ma è lo sguardo con cui saniamo e superiamo questa asperità dell'essere a fare di noi uomini e donne di fede. Perché la fede, anche nella nostra valle di lacrime, vede e trova una relazione di armonia, di cui sentirci parte e non centro, di cui essere transito e non destinazione. E questo è bene.

Paolo Vidali
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