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11 dicembre 2018

Cultura

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14.04.2011

Giallo
in Val Posina
fra anguane
e strie

Umberto Matino, 60 anni, architetto e scrittore
Umberto Matino, 60 anni, architetto e scrittore

Una scossa di terremoto porta alla luce tre scheletri nascosti fra le macerie di un un mulino abbandonato in una contrada in Val Posina. Il casuale ritrovamento dà il via al nuovo thriller di Umberto Matino, L'ultima anguana, Foschi editore, che sarà da domani nelle librerie. L'autore scledense tenta di bissare il successo della sua prima opera, La valle dell'orco uscito sempre da Foschi (2007), che in quattro anni ha venduto oltre diecimila copie diventando un caso editoriale (da circa un mese è stata stampata una nuova edizione).
Come ne La valle dell'orco, anche ne L'ultima anguana lo scenario è una contrada isolata, contrà Molini di Sopra (il nome è di fantasia) in Val Posina. Le vicende si svolgono nell'arco di vent'anni: dal 1948, anno in cui avvengono i fatti delittuosi che danno il La alla narrazione, al 1956 quando si consuma il dramma che coinvolge i tre giovani protagonisti della prima parte del romanzo, al 1968 quando vengono ritrovati gli scheletri e hanno luogo le indagini.
Tre momenti che corrispondono a tre storie parallele che, pagina dopo pagina, svelano gli intrecci reciproci nel corso della narrazione. C'è il maresciallo Pietro Baldelli, di origine umbra ma catapultato nella stazione dei carabinieri fuori dal mondo in Val Posina per punizione, che indaga sulle morti misteriose. Ci sono tre bambini di città, Vito, Marilù e Pino, che da Vicenza si trasferiscono a Posina per le vacanze estive e si trovano a scoprire segreti terribili che cambieranno le loro vite. C'è il prete Alfredo Vanin, anche lui "esiliato" in Val Posina da Vicenza per punizione, che si trasforma in investigatore al servizio del maresciallo Baldelli come il "don Barba" de La valle dell'orco. E ci sono gli abitanti della contrada, aspri come la loro terra, ambigui e misteriosi, che un momento sembrano vittime e il momento dopo si rivelano carnefici.
Le avventure dei protagonisti del racconto sono accompagnate dalla presenza di creature fantastiche (o presunte tali) dei boschi, dalle anguane («divinità delle acque e, come tutte le cose acquatiche, ambigue, sfuggenti, imprendibile. È allo stesso tempo buona e cattiva, proprio come un torrente che irriga e feconda il campo ma che quando si ingrossa, lo travolge e lo distrugge») ai salbanei (folletti dei boschi) alle varie strie (streghe), protagoniste dei racconti della tradizione cimbra che vengono tramandati di generazione in generazione.
Il giallo procede di pari passo con la descrizione dei paesaggi della vallata e le riflessioni sull'evoluzione della società pedemontana: dopo la fine della guerra, infatti, i giovani iniziavano ad emigrare in cerca di lavoro, i vecchi mestieri (carbonari, chiodaioli, boscaioli e pastori) scomparivano e il bosco si riprendeva le terre che per secoli gli uomini avevano zappato per coltivare «in una di quelle silenziose contrade ormai quasi disabitate nelle quali l'abbandono e il degrado segnano l'avanzare di una natura infestante e maligna», «in quel mondo antico che sta per sparire».
Se La valle dell'orco si caratterizza per l'atmosfera cupa, inquietante, quasi claustrofobica e per i continui colpi di scena che trascinano il lettore, L'ultima anguana si snoda fra paesaggi solari e bucolici e atmosfere fiabesche per gran parte della narrazione. Ma proprio grazie al clima rassicurante che fa da sfondo alle vicende iniziali, per contrasto appaiono molto inquietanti gli eventi drammatici su cui si concentrano le indagini del maresciallo Bartelli.
Nel libro di Matino, 60 anni, durante il giorno architetto nella società di ingegneria Sinergo di Mestre e la sera e nei week-end scrittore per passione, la narrazione è scorrevole e si nota un'accurata scelta lessicale sia per i termini in italiano che per quelli in dialetto.

Nicola Rezzara
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