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23 gennaio 2018

Cultura

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29.12.2017

LA NUOVA VIA DELLA SETA

Il treno partito dall’Italia il 28 novembre è arrivato il 17 dicembre al  Chengdu railway container center Turisti cinesi sulle gondole a Venezia
Il treno partito dall’Italia il 28 novembre è arrivato il 17 dicembre al Chengdu railway container center Turisti cinesi sulle gondole a Venezia

Nicoletta Martelletto Potrebbero arrivare a decine di migliaia. Sono i turisti sulla Via della Seta, oggi rifondata da nuovi commerci. Di questa “via“ non parlò Marco Polo - viaggiatore veneziano ed esploratore alla corte del “Gran Cane“ signore dei tartari - ma ne scrisse la prima volta il geografo e geologo Ferdinand von Richtofen nel 1877. Nei cinque volumi del suo “Tagebucher aus China” ridefinì l’insieme di carovaniere terrestri ma anche di vie marittime e fluviali che collegarono Occidente ed Oriente fin dai tempi dell’Impero romano, e lungo le quali viaggiarono merci di ogni tipo, e soprattutto eserciti, religioni, conoscenze e tradizioni. E’ soprattutto il ramo settentrionale delle “Vie“ ad essere oggi oggetto di enormi investimenti da parte della Cina. Parliamo del tratto da Chang'an-Xi'an, che risale e attraversa la provincia del Gansu e arriva la centro buddista di Dunhuang da dove il cammino si tripartiva sopra e sotto il deserto Taklamakan e attraverso i monti Tien Shan. Il punto di riunificazione era la terra di Sogdiana attraverso Paesi che oggi corrispondono ad Uzbekistan - con la mitica Samarcanda - Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad, quindi lungo il fiume Eufrate fino al Mediterraneo. Oltre agli accordi politoco-commerciali che il gigante cinese ha intrecciato con i Paesi confinanti e dell’area centroasiatica, sono dieci anni che sta lavorando sui collegamenti ferroviari con l’Europa, che ritiene più rapidi ed efficaci di quelli marittimi per il trasporto delle merci. Già dagli anni Sessanta esisteva una Eurasian land bridge, la Amburgo-Pechino di oltre 10 mila chilometri, sulla quale si è innestata nel 2008 la Lianyungang–Rotterdam, oltre 11 mila chilometri, che ha dimezzato i costi e velocizzato le spedizioni, coinvolgendo anche il porto belga di Anversa. Nel 2011 prima in via sperimentale poi in piena efficienza, la Cina s’è collegata alla Germania con la Chonqing–Duisburg, oltre 11 mila km in soli 13 giorni, due terzi in meno rispetto ai trasporti marittimi, con treni lunghi quasi un chilometroi da Xi’an, via Lanzhou e Urumqi, attraversando poi Kazakistan, Russia, Bielorussia e Polonia prima di entrare in territorio tedesco. Dal 2016 anche la Francia, con stazione intermedia a Duisburg e finale a Lione, è entrata nella rete dei corridoi euroasiatici, ed ora è toccato all’Italia con un ramo “sud“, in attesa che entri in funzione la Torino-Lione. Il 28 novembre scorso è partito un convoglio di 17 vagoni dalla stazione di Mortara, Pavia, che il 17 dicembre è arrivato dopo 10.800 km a Chengdu, capoluogo del Sichuan, snodo logistico di una città di 14 milioni di abitanti. A bordo macchinari, piastrelle, componenti d’auto e mobili. Il convoglio ambasciatore del made in Italy rientrerà in gennaio carico di elettronica, soprattutto computer e tablet, piante, prodotti per la casa, oggetti di cuoio. Dal 2018 due coppie di treni ogni settimana saranno garanzia di relazioni economiche stabili che grazie ai container refrigerati consentiranno l’esportazioni di prodotti gastronomici italiani. In tutto sono già 50 le linee che si diramano sull’asse Europa-Cina e 22 le città cinesi collegate. E dopo aver acquisito il porto del Pireo, in Grecia, la Cina ha manifestato interesse anche per la gestione di Genova e Trieste, affacci sul Mediterraneo che sono ritenuti strategici per l’accesso all’economia europea. Il capitolo turismo, poi, sta per esplodere e questa sì sarà una grandissima occasione per l’Italia che sembra ancora non comprendere in termini di numeri cosa significa trovarsi oggi sulla Via della seta: il 19 gennaio 2018 Palazzo Ducale a Venezia ospiterà l’inaugurazione dell’Anno del Turismo Europa-Cina, alla presenza del primo ministro cinese Li Keqiang, del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, del presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, del premier italiano Paolo Gentiloni con le maggiori realtà del turismo europeo e cinese. Nel primo semestre 2017 la presenza cinese in Italia è cresciuta del 15 per cento ma il trend promette bene: a patto che le strutture ricettive si adeguino alla domanda di tour operator cinesi che spostano migliaia di persone alla volta ma chiedono come prima cosa l’accesso libero al wi-fi, i pagamenti con China UnionPay, traduzione di siti turistici in cinese, possibilità di assaggio di cucina europea ma anche presenza alternativa di cibo cinese. E poi tanti piccoli dettaglia China frendly, dal bollitore per fare il te allo spazzolino usa e getta. La vicinanza degli hotel e delle mete culturali ai grandi centri commerciali farà certamente la differenza, perchè Italia significa moda, stile, gusto. Sulla Silk Road lavora con metodo il grande festival del turismo di Linxia, prefettura autonoma della provincia del Gansu - nel giugno scorso la settima edizione - che ha messo già in rete i principali Paesi per far conoscere le potenzialità turistiche delle tappe descritte a fine Duecento anche da Marco Polo nel “Milione” di Rustichello da Pisa“. Col vecchio nome di Hezhou, Linxia come la vicina Lanzhou, è stata un antico snodo per i flussi carovanieri tra Cina e Medio Oriente. Proprio qui è la patria dei lamian, gli spaghetti cinesi tirati a mano... che ci fanno interrogare ancora una volta sulle vie del cibo, oltre che della seta. •

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