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23 maggio 2018

Cultura

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07.02.2018

L’EVOLUZIONE DELLE TAVOLE

Una parte di una tavola sull’immortale eroe  “Tex” creata dal disegnatore camisanese Aldo CapitanioEcco i famosi Paperino, Gastone e Paperoga in una storia del disegnatore vicentino Mario Ferracina
Una parte di una tavola sull’immortale eroe “Tex” creata dal disegnatore camisanese Aldo CapitanioEcco i famosi Paperino, Gastone e Paperoga in una storia del disegnatore vicentino Mario Ferracina

Marco Marini CAMISANO Per qualcuno è un semplice passatempo, per qualcun altro invece è una vera e propria forma d’arte. Passano gli anni ma il fascino del fumetto continua a incantare generazioni e generazioni di ragazzi e non, mutando nel tempo e influenzando altri contesti e realtà, come quella cinematografica o quella dei videogiochi, per esempio. Per conferma, è sufficiente chiedere ad alcuni giovani artisti di Camisano: paese che ha dato i natali ad Aldo Capitanio, fumettista di talento scomparso nel 2001. Capitanio, in questo campo, non era esattamente uno qualsiasi. Infatti è stato uno degli autori della celebre serie a fumetti western “Tex”, a cui l’anno scorso è stata dedicata una mostra intitolata “Camisano Disegna”, organizzata dalla biblioteca civica. A raccogliere la simbolica eredità dell’artista vicentino, come detto, un piccolo gruppo di giovani disegnatori camisanesi, che non hanno esitato a offrire la loro opinione sul mondo del fumetto, tra ricordi e aspettative. Impossibile non parlare anche di quanto le nuove tecnologie influiscano nella professione. «Con il web tante cose sono cambiate», spiega Mario Ferracina, il più “navigato” del gruppo, 36enne insegnante nella sede padovana della Scuola Internazionale di Comics e disegnatore di numerose storie di Topolino e Paperinik. «Molti ora hanno la possibilità di mettersi in mostra e di imporre un’idea con i propri fumetti. Un esempio è la carriera del noto fumettista italiano Zerocalcare. Anche Aldo Capitanio all’epoca, quando avevo 12 anni e lo conobbi, cominciava a comprendere quali fossero le potenzialità di un mezzo che in quegli anni conosciuto in maniera generica come “internet”». Il ricordo dell’incontro con il celebre fumettista è di quelli che non si dimenticano. «Lo incontrai alle medie - continua Ferracina -, vide alcune pagine che avevo disegnato e mi consigliò di puntare più sullo stile umoristico che su quello realistico». L’avvento del digitale, tra tavole da disegno elettroniche e molte strumentazioni tecnologiche, non ha però ancora mandato in pensione le classiche matite e i fogli di carta. «Il foglio e la matita si cerca sempre di tenerli», commenta Marco Busatta, 27 anni, autore di video musicali realizzati in animazione e copertine per artisti del mondo hip hop. «Per velocizzare i tempi, però, è impensabile oggigiorno non disegnare in digitale. È l’evoluzione di questo mondo. L’anno scorso è perfino nato il primo fumetto in animazione». Queste idee colgono l’approvazione di Cesare Miazzo, classe ‘93, artista locale appassionato di disegno: «Se una persona inizia subito a lavorare con la tavoletta digitale, questa stessa persona rischia di arrivare ad un risultato troppo artificiale». E ancora: «Gli amanti del disegno sanno che il punto di partenza è sempre quello dell’uso della matita e del foglio di carta». Impossibile esimersi da una riflessione sull’enorme influenza che il fumetto sta conducendo nei confronti del mondo del cinema, con i cosiddetti cinecomic campioni di incassi nei botteghini di tutto il mondo. Un fenomeno non da poco se si pensa che negli ultimi anni sono decine le pellicole uscite sul grande schermo, ispirate a popolarissimi personaggi dei fumetti come Batman o l’Uomo Ragno. «Restano linguaggi differenti - commentano i tre giovani disegnatori -. Cinema, videogiochi e fumetto sono sempre più simili, questo è vero, ma comunque restano realtà distinte l’una dall’altra». Non mancano poi le differenze tra il mondo del fumetto statunitense, nipponico (i famosi manga) e il mondo del fumetto italiano. «C’è una differenza culturale ma anche esecutiva - spiega Ferracina -. In Italia, per esempio, si tende ancora ad avere una griglia fissa, con le tre strisce da una o più vignette, e tutta la sceneggiatura basata su quella griglia. Negli Stati Uniti, invece, gli sceneggiatori offrono un soggetto al disegnatore che disegna le pagine diventando quindi un regista a tutti gli effetti». «L’Italia è rimasta più indietro rispetto agli Stati Uniti? Non saprei, perché Tex, per esempio, vende più copie dell’Uomo Ragno. In Giappone invece i manga sono bellissimi da sempre, non hanno bisogno di grandi evoluzioni». Non può naturalmente mancare una riflessione sull’intramontabile fascino della graphic novel, o romanzo grafico. «È un fumetto a tutti gli effetti - è il giudizio che accomuna gli artisti vicentini -. Non solo. In questi ultimi anni è tornato molto di moda». Quest’ultima “categoria” ha da sempre colpito l’immagine anche dei letterati. In un articolo apparso nel 2005 Umberto Eco, a proposito di fumetti e dell’indimenticabile Hugo Pratt, parlava di questo autore come “narratore verbo-visivo” . • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Marini
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