18 gennaio 2019

Cultura

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16.03.2013

In viaggio con noi da quarant'anni c'è il poeta Robert

Gli scozzesi Tannahill Weavers saranno questa sera al festival Vo' on the Folks in chiusura di rassegna
Gli scozzesi Tannahill Weavers saranno questa sera al festival Vo' on the Folks in chiusura di rassegna

Sono i pionieri dell'etno-folk in Gran Bretagna, punto di riferimento imprescidibile per chiunque si accosti a questo genere. Hanno cambiato formazione più volte - oggi sono attestati su un quartetto - tenendo sempre salda la barra della tradizione. Gli scozzesi Tannahill Weavers sono gli ospiti dell'ultimo appuntamento con “Vo' on the Folks” oggi alle 21 nella Sala della comunità di Vo' di Brendola. Roy Gullane (chitarra, voce), Phil Smillie (flauto, bodhràn, voce), John Martin (violino, voce), Colin Melville (cornamusa, flauto) sono gli attuali componenti del gruppo nato nel 1970 a Paisley, città che fa parte dell'area metropolitana di Glasgow. Nel nome, ma anche nel loro repertorio, rendono omaggio al poeta Robert Tannahill (1774-1810), originario di Paisley, noto come il “poeta tessitore” (weaver); l'industria tessile ha peraltro caratterizzato l'economia della cittadina scozzese. Concerti in tutta Europa e oltreoceano, una ventina di lavori discografici, apprezzamenti e premi in tutto il mondo, a Brendola i Tannahill Weavers presenteranno una scelta di brani dal loro ricchissimo patrimonio musicale. Dopo ormai quarant'anni di carriera, avete mai la tentazione di dire “è abbastanza”? Cosa vi spinge a continuare, peraltro per la gioia dei vostri fan? Non abbiamo idea di come siano passati tutti questi anni - risponde Phil Smillie - e, in un certo senso, questo dimostra che ci siamo sempre divertiti in quello che abbiamo fatto e nell'aver reso le persone felici con la nostra musica. Non è mai veramente entrato nella nostra testa dire “ok, basta”. Con tutte le giovani band che nascono ogni giorno in Scozia, potremmo essere perdonati se smettessimo, ma siamo di fatto più impegnati ora che in qualsiasi altro momento in passato. Credo che viaggiare sia nel nostro sangue, ma soprattutto essere sul palcoscenico per eseguire e cercare di mantenere la musica fresca ed attuale, è tutta la motivazione che ci serve. C'è ancora qualcosa del poeta Robert Tannahill nella vostra musica? Sì, eseguiamo ancora delle canzoni di Tannahill e anche brani di nostra composizione, ma sentiamo la necessità di far sapere al mondo chi è Robert Tannahill, anche perchè è sempre stato un po' più in ombra rispetto all'altro grande poeta scozzese Robert Burns. Nel vostro sound ha molta importanza la cornamusa, e il vostro concerto a Brendola arriva subito dopo quello di Hevia. La cornamusa ha anche un carattere di contemporaneità, oltre a essere strumento principe della tradizione? Nel corso degli ultimi trent'anni si può dire che sia emerso un diverso stile di suonatori di cornamusa, forse con l'influenza dei cornamusisti di “uilleann pipes”, una particolare cornamusa irlandese. Già negli anni Settanta eravamo all'avanguardia in questo campo e ci fa molto onore sapere che il nostro è lo stile che molte giovani band oggi hanno adottato. Abbiamo ancora uno stile classico, ed è molto importante che sia curato e conservato per le future generazioni. L'etno-folk, di cui siete tra i maggiori interpreti, interessa alle giovani generazioni? Ci sono musicisti che seguono il vostro esempio? Ci sono molti gruppi provenienti da tutto il mondo che suonano nel nostro stile, il che è un vero complimento per noi. Devo dire che le nuove generazioni di band provenienti dalla Scozia hanno molto rispetto per ciò che i Tannahill Weavers hanno fatto per la musica nei loro 40 anni “on the road”.

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