Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 gennaio 2018

Cultura

Chiudi

28.12.2017

IL TERRORISTA A SANTA LUCIA

Felice Orsini, attivista e rivoluzionario (1819 – 1858) La bomba Orsini con mini capsule riempite di fulminato di mercurio
Felice Orsini, attivista e rivoluzionario (1819 – 1858) La bomba Orsini con mini capsule riempite di fulminato di mercurio

Bepi Magrin Felice Orsini, romagnolo purosangue nato a Meldola e vissuto tra l’Italia e la Francia, è conosciuto anche per essere l’inventore della “bomba Orsini”, dopo che utilizzò l’ordigno di sua invenzione nell’attentato a Napoleone III° provocando una strage sanguinosa tra i civili parigini. L’“uomo delle bombe” lo definì Alfredo Venturi in un saggio del 2009 ove se ne ripercorre la storia avventurosa e travagliata, che ha il suo tragico e ineluttabile epilogo sotto la lama della ghigliottina. Quest’uomo, mazziniano e carbonaro di ferro, che cercò di “fare l’Italia” a suon di bombe, fu certamente moderno e terribile, ma anche nobile, disinteressato e perennemente osteggiato dalla sfortuna: visse tra moti, congiure, evasioni e attentati, una vita caotica anche sul piano sentimentale. Egli, oltre ad essere all’avanguardia nei progressi tecnologici applicati alla lotta armata - ciò ne farebbe un padre nobile del terrorismo italiano - era certamente un velleitario egocentrico, uno scapestrato donnaiolo, coraggiosissimo e nel contempo pasticcione, antesignano della “sindrome di Stoccolma” (ne rimase vittima persino l’imperatrice Eugenia, consorte del suo augusto bersaglio). Fu capace di suscitare profondissima stima come disprezzo totale da parte dei suoi contemporanei: disposto a ricorrere alla violenza per far trionfare le proprie idee nella ambivalenza tipica di ogni terrorista moderno partendo magari da una giusta causa per approdare nei fatti e nei risultati ad un puro delirio distruttivo e autodistruttivo. Di Orsini si parla negli studi preparatori per un lavoro sulla battaglia più incredibile che mai gli alpini abbiano combattuto in montagna, quella della Trafojer Eiswand (1917) alla cima dell’Ortles, dove un suo nipote - di simile sanguigno carattere romagnolo - il prode colonnello Carlo Mazzoli, aveva comandato le guide ardite che realizzarono la folle riconquista. Il capitolo su Mazzoli occuperebbe però un’altra lunghissima digressione. Qui invece scriviamo di una tangenza vicentina del percorso rivoluzionario e combattentistico di Orsini a partire dall’anno fatale della rivoluzione: il 1847. Negli ultimi mesi di quell’anno, Orsini dopo avere inutilmente proposto al collega sovversivo Fabrizi di dare il via alla rivoluzione nei ducati di Parma e Modena, prese parte come rappresentante dello Stato romano al Congresso nazionale italiano, nel quale sotto la guida di Giuseppe Montanelli si era decisa la linea d’azione. Dalla insurrezione in Sicilia si pensa di estendere l’incendio all’Italia tutta, volendo una rivoluzione nazionale intesa a spingere gli Stati della penisola ad una guerra contro l’Austria. Dal 12 gennaio 1848 i moti rivoluzionari si propagano infatti al Sud Italia e il 29 gennaio il Re di Napoli concede la Costituzione. Si prosegue dunque per Roma dove l’8 febbraio si tiene una grande manifestazione promossa dal famoso “Ciceruacchio”, ma il governo ordina l’arresto dei sovversivi e mentre il cospiratore colonnello Ribotti che con Orsini aveva condotto la campagna, viene preso dalla polizia, Orsini si nasconde in provincia. Intanto la situazione precipita, la rivoluzione si estende a Milano, a Parigi, a Vienna. Gli stati italiani iniziano a coalizzarsi contro l’Austria. Felice corre al paese natale ove si pone al comando di una formazione della Guardia Civica, vorrebbe entrare a far parte dell’esercito del Regno di Sardegna, ma mentre aspetta risposta, siccome non c’è tempo da perdere, assieme ad altri giovani romagnoli si unisce ai volontari del conte Livio Zambeccari che con il battaglione Alto Reno opera nella pianura veneta. Orsini si offre come soldato semplice, ma c’è bisogno di ufficiali e presto riceverà i gradi di capitano. Con questo ruolo al comando della sesta Compagnia si troverà il 20 maggio a Vicenza dove partecipa col battaglione di appartenenza e con una unità della Guardia Mobile alla sua prima azione bellica in grande stile: la difesa di Porta Santa Lucia, che in quel momento era attaccata dalla Brigata Schwarzenberg la quale costituiva l’avanguardia delle forze comandate dal generale Thun. Dopo sei ore di battaglia l’attacco è respinto, e le truppe comandate da Orsini, si concedono il lusso di inseguire gli scherani di Schwarzenberg in fuga verso le colline. Qui un amico di Orsini, Nicola Liverani, cade ucciso mentre combatte al fianco del capitano. Il battaglione, dopo la resa di Vicenza avvenuta l’11 giugno, si sposta a Treviso. Gli uomini di Orsini preparano le opere di difesa ma anche questa città dovrà cedere alle preponderanti forze austriache, ricevendo l’onore delle armi come già era avvenuto per i difensori di Vicenza. Felice si sottrae alla cattura e coi superstiti dell’”Alto Reno” ripiega su Bologna dove riceve gli onori dei radicali della città. Seguiranno per 10 anni ancora altre infinite vicissitudini di guerra e di rivoluzione, delle quali Orsini è sempre protagonista, fino alla sera del 14 gennaio 1858, giorno in cui il romagnolo arriva al suo ineluttabile appuntamento con la storia. Nella convinzione che l’eliminazione fisica del sovrano, cambierà le sorti politiche delle nazioni, Orsini progetta la bomba che porterà il suo nome e l’attentato nel quale la bomba stessa verrà impiegata. Un corteo di carrozze scende lungo il boulevard, diretto al teatro. Nella grande berlina c’è la coppia imperiale con l’imperatrice Eugenia che siede accanto all’imperatore di fronte al generale Rouget. All’altezza dell’ingresso principale, scoppia la prima bomba con un rumore lacerante. L’ordigno cade fra la fila dei lancieri e la vettura. Uno dei quattro cavalli cade dilaniato dalle schegge, la vettura è scagliata contro il muro del teatro e dopo pochi secondi una seconda bomba esplode vicino alla carrozza, subito dopo una terza va ad esplodere sotto la vettura. 56 persone sono per terra ferite, otto di loro moriranno, altre resteranno segnate per tutta la vita. Un torrente di sangue inonda la via. Una grossa scheggia ha forato il cappello di Napoleone, ma all’interno della carrozza solo il generale Roguet è leggermente ferito. Con calma glaciale l’imperatore osserva che nessuno gli ha abbassato il predellino poi, con la moglie Eugenia scende dalla vettura e entra in teatro per andare a prender posto accolto dagli applausi della folla, mentre l’orchestra suona il brano preferito del sovrano: “Partant pour la Sirye (in partenza per la Siria)…». Dopo un processo memorabile e clamoroso, Orsini verrà ghigliottinato nella piazza di Parigi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Blog

Il Corsivo
Nero su bianco
di di GIANCARLO MARINELLI
20.01.2018
Editoriale
Se Andreotti sale sul Carroccio
di di FEDERICO GUIGLIA
20.01.2018
Il Corsivo
Frittata digitale
di di MARCO SCORZATO
19.01.2018