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23 febbraio 2018

Cultura

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11.04.2017

GIORGIONE
AVEVA
STOFFA

Vincenzo Catena, Ritratto di giovane gentiluomo con spadaGiorgione, La Pala di Castelfranco, tempera su tavola, 1503-1504 Bernardo Licinio, Ritratto di donna con balzo
Vincenzo Catena, Ritratto di giovane gentiluomo con spadaGiorgione, La Pala di Castelfranco, tempera su tavola, 1503-1504 Bernardo Licinio, Ritratto di donna con balzo

Nel Duomo di Castelfranco domina l’unica pala d’altare di Giorgione, il pittore forse più enigmatico del lussureggiante Cinquecento veneto: non firmava le sue opere ed ogni rappresentazione nascondeva allegorie. Dal borgo natale trevigiano si spostò a Venezia nella bottega del Bellini, di cui sarebbe stato certamente erede se non fosse morto di peste a soli 32 anni.

Una carriera folgorante, però, segnata da moltissime committenze private. Come quella del duomo dove venne incaricato da Tuzio Costanzo - condottiero siculo già figlio del vicerè di Cipro con la regina Caterina Cornaro - di un dipinto devozionale per la cappella di famiglia, che ricordasse anche il figlio Matteo da poco scomparso.

Quel legno di pioppo mirabilmente dipinto è il punto di partenza della mostra ”Le trame di Giorgione“ che si aprirà il 27 ottobre alla Casa Museo di Castelfranco, a cura di Danila Dal Pos, promossa dal Comune di Castelfranco con il ministero dei Beni Culturali e la collaborazione dell'associazione Veneto Museo Sistema. Dalla Casa poi si muoverà a raggIera un itinerario sui luoghi giorgioneschi, dal duomo alla torre civica, dallo studiolo di Vicolo dei Vetri alle case Costanzo e Barbarella.

Sarà una convocazione di tanti pittori attivi nella Serenissima sul tema del ritratto e del tessuto, un doppio binario, sul quale ritrovare volti di patrizi e cavalieri, di letterati e dame dipinti da Giovanni Bonconsiglio, Pier Maria Pennacchi, Vincenzo Catena, Francesco Bissolo, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Bartolomeo Veneto. Farsi ritrarre, indossando un abbigliamento sfarzoso, era nel Cinquecento un’ambizione che solo i benestanti potevano soddisfare: il catalogo di stoffe e velluti che si può comporre studiando i dipinti compone uno scenario di grande perizia artigianale oltre che di commerci fiorenti.

La sola pala di Castelfranco presenta cinque tessuti differenti, dai tendaggi rossi di velluto dietro i due santi Francesco e Nicasio al broccato dietro lo schienale del trono, dal raso dell’abito della Madonna al velluto verde che ricade sul basamento con un singolare disegno “a inferiata”. Per questo Dal Pos ha previsto che accanto ai quadri esposti ci siano campioni di tessuti d’epoca a narrare la tradizione tessile veneziana, che ancora oggi in Veneto ha riscontro in produzioni di altissima gamma.

La curatrice cita a questo proposito Rubelli e Bevilacqua a Venezia, Bottoli a Vittorio Veneto che alleva pecore nere; gli arazzi della Bonfanti di Mussolente, a Follina Paoletti che tesse tartan e la Serica 1870, fino alla "fabbrica lenta" dei Bonotto a Molvena.

Nella Galleria del Teatro Accademico verranno poi esposti i telai e le produzioni di Carlo Scarpa della Tessoria Asolana; il rinvio è poi a Venezia a palazzo Fortuny e al Museo del tessuto e del costume di palazzo Mocenigo.

Sul fronte del padrone di casa - Giorgione - la mostra proporrà anche nuove interpretazioni dei suoi dipinti a partire dalla grande pala d’altare: nulla in lui è ciò che sembra, dice Dal Pos, come insegna la misteriosa “Tempesta“ custodita alle Gallerie dell’Accademia.

Una nuova lettura della Pala, innanzitutto. Anche i tessuti raffigurati veicolerebbero un messaggio al Senato Veneziano, molto attento alle vicende di Cipro: un messaggio in senso rassicurante, ovvero la volontà del committente di stabilirsi in terraferma e di non tornare sull’isola a combattere nè a recuperare i copiosi beni. Accantonate le glorie militari, il paesaggio di Castelfranco e Asolo sullo sfondo della pala parla di pace a nome di Tuzio Costanzo .

Saranno coinvolti nel progetto anche cento studenti delle scuole superiori per diventare ciceroni della cittadina; altri lavoreranno sulla comunicazione sui social per promuovere la mostra.

Nicoletta Martelletto
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