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20 settembre 2017

Cultura

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12.11.2013

E il paleomito dei veneti rinasce in Turkmenistan

Pettine in osso dall'abitato di Frattesina, XI-X sec. a.C.,  Rovigo
Pettine in osso dall'abitato di Frattesina, XI-X sec. a.C., Rovigo

Suggestiva - ma il mondo accademico è già perplesso - l'ipotesi di remote origini asiatiche dei Paleoveneti. Alcuni elementi arrivano dall' ultima missione diretta da Gabriele Rossi Osmida, archeologo veneziano già cofondatore del Centro Ligabue, nell'oasi di Adji Kui, nel deserto del Turkmenistan a est del Mar Caspio. L'oggetto più indicativo dello scavo autunnale appena concluso - come riferisce Rossi Osmida - è una placca in osso del terzo millennio a.C. decorata con rosette incise, secondo uno stilema ricorrente anche tra i motivi ornamentali della cultura paleoveneta che proverrebbe da un'area caspiana nota come Paflagonia. Nella “Geografia” di Strabone - ricorda Rossi Osmida - si cita Omero che parlava della Paflagonia come terra di origine degli Eneti, forse i Veneti.
È da 25 anni che Rossi Osmida sta riportando alla luce alcune cittadelle del III°-II° mill. a.C. appartenenti alla “Civiltà delle Oasi”, una cultura di carovanieri dei deserti dell'Asia centrale da lui stesso identificata nell'antica Margiana. Stavolta la missione dell' Antiqua Agredo- Centro studi ricerche Venezia-Oriente, ha concentrato le ricerche ad ovest della cittadella di Adji Kui 1: in quest'area di laboratori artigiani, si sono rinvenuti pesi da telaio e fusarole, e belle cuspidi in selce grigie appuntite e taglienti che lasciano supporre un loro utilizzo come coltellino. Lo stilema dell'incisione delle rosette è presente anche su fusarole (strumenti necessari per la tessitura) e piccoli contenitori da cosmesi in steatite rinvenuti in Margiana. Uno stilema, secondo gli studi dell'archeologo Serge Cleuziou, che si sarebbe irradiato fino all'Oman.
Gli interrogativi sulle origini tanto degli antichi Margi (popolazione della Margiana, la più antica area abitata del Turkmenistan) quanto dei Paleoveneti, sono ovviamente aperti: si cercherà di rispondere anche con analisi per tracciare una mappa del Dna dei reperti scheletrici giunti fino ad oggi. Lo farà il Dipartimento di Antropologia dell'Università di Harvard.
Va detto fin da subito che il mondo degli archeologi esperti di mondo paleoveneto definisce poco sostenibile la tesi delle origini turkmene, sia sulla base del periodo oggetto di scavo (terzo e secondo millennio a.C., mentre i reperti veneti datano al massimo all'XI secolo a.C.) sia sulla diffusione del decoro “a occhio di dado” (non “a rosette”) che attraversa numerose civiltà. Quanto all'intreccio Oriente-Occidente, sarebbe quasi plausibile che il pettine in avorio inciso rinvenuto a Fratta Polesine abbia provenienze orientali visti i commerci nell'Adriatico.
La missione è stata realizzata con il contributo del ministero degli Affari esteri italiano e dell'azienda Francesco Molon di Romano d'Ezzelino. La ricerca voleva individuare il limite della necropoli e i resti murari a sud/ovest, e mettere in luce l'antico impianto urbano sopravvissuto al grande incendio che nel 2200/2250 a.C. distrusse la cittadella. Interventi nel tessuto urbano hanno confermato che la struttura del pomerio (il corridoio all'interno delle mura periferiche) è caratteristica costante della Civiltà delle Oasi. Nove gli studenti dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Bologna, sotto la guida della prof. Barbara Cerasetti. Il ministero della Cultura turkomanno organizzerà una mostra a Berlino nel 2016 sugli scavi in Margiana.

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