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16 dicembre 2018

Cultura

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17.04.2011

DE BELLO ATOMICO


 Il fungo di un'esplosione nucleare il 3 luglio 1970 nell'atollo di Mururoa, nella Polinesia francese. Peter Greenaway, autore di un'installazione sul tema, ha documentato 2.201 esplosioni atomiche fino al 1996
Il fungo di un'esplosione nucleare il 3 luglio 1970 nell'atollo di Mururoa, nella Polinesia francese. Peter Greenaway, autore di un'installazione sul tema, ha documentato 2.201 esplosioni atomiche fino al 1996

Il geniale regista e artista britannico Peter Greenaway ha esposto in Svizzera, nel Rivellino, fortezza leonardesca di Locarno, la sua ultima opera dedicata alla bomba atomica: 92 Atomic Bomb Explosions on the Planet Earth. Si parte con un video di Oppenheimer che spiega la nascita dell'atomica americana, e si continua tra botti e funghi di esplosioni, 92 valigie (92 è il numero atomico dell'uranio) e Mao che elogia in versi il primo esperimento nucleare cinese («La bomba atomica esplode quando le viene chiesto, che gioia infinita!»).
Il Greenaway esteta è affascinato — senza apologia — dall'atroce «bellezza» dell'atomica. Impressionanti i funghi, da Bikini a Mururoa, da Eniwetok (isole Marshall) a Tsar (Circolo polare artico). Ora l'installazione è diventata di proprietà privata, ma può essere visitata a Lugano, previo appuntamento con la curatrice Lidia Zaza, in via Clemente Maraini 39 (telefono 091.922.2171, prefisso internazionale 0041).
«L'installazione mi ha preso molto tempo per la ricerca, per confrontare, modificare e infine presentarla», spiega Greenaway, «e ha raggiunto la sua forma definitiva molti mesi prima del terremoto e dello tsunami che hanno investito il Giappone, con il conseguente disastro nucleare. Io sono un figlio dell'uranio. Sono nato tre anni prima della bomba atomica sganciata su Hiroshima, ho raggiunto la maturità nel 1963 al culmine della campagna europea per il disarmo nucleare. La porzione centrale della mia vita l'ho vissuta nei 44 anni della Guerra Fredda. Il confronto tra superpotenze atomiche — la sua politica, le sue minacce, le sue speranze e le sue paure — hanno formato la mia vita e le mie convinzioni. Mi fece voltare le spalle a ogni fondamentalismo, a ogni credenza rigida, mi guidò verso un credo di tolleranza. I giovani di oggi potrebbero avere ansie grandi per il riscaldamento globale, per l'inquinamento mondiale e la sovrappopolazione. Le ansie dei giovani negli anni Cinquanta e Sessanta e Settanta erano per la fine del mondo; si profilava la minaccia del passaggio dalla guerra fredda a quella atomica, quando le discussioni deterrenti erano mal gestite o soggette a stupidità, malignità o a qualche incidente».
FANTASMI Ma Greenaway, anche dopo Cernobil e Fukushima, crede ancora al nuclare buono? «Con il petrolio che si profetizza esaurito nell'arco di 12 anni», risponde il regista, «e senza una vera alternativa disponibile — 40mila pale a vento sono necessarie a San Francisco per avere luce per una sola notte — l'uranio è realtà e metafora di cui non potremo fare a meno. Inevitabilmente, quando il petrolio sarà finito, torneremo a usarne il potenziale energetico. Ma non dovremo mai dimenticare il suo potere di creare Armageddon. Il nucleare solleva ancora una volta i fantasmi delle nostre paure. La minaccia della bomba atomica e di tutti i suoi parenti è tornata nelle bacheche, in aula a scuola, nella sala del consiglio e in camera da letto».
«Questa installazione», continua Greenaway, «Lugano Atomic Bomb, nasce da un magnum opus chiamato Le valigie di Tulse Luper: una storia multimediale della Guerra Fredda, tra il 1945 e il 1989, ma in realtà la vicenda ha inizio nel 1911 e continua ancora oggi, 2011 e andrà ancora oltre. Nella nostra ricerca per il progetto sviluppato, sono stato davvero sorpreso nello scoprire che l'umanità aveva volontariamente lasciato esplodere moltissime bombe nucleari sul nostro pianeta: un totale di 2.201 esplosioni atomiche registrate tra il 1945 e il 1996, ma tale è la segretezza e la capacità di nascondere le prove, che ci costringe a pensare che probabilmente le esplosioni furono molte di più. Abbiamo fatto un film di sette ore e mezza per il cinema proprio sulla base di quelle oltre 2.000 bombe sganciate di cui abbiamo verificato l'esistenza, il che significa nel film un'esplosione atomica ogni quindici secondi. Sono un impiegato contabile come forma mentale, eccitato da elenchi da raccogliere e da confrontare. Ero affascinato nel fare una lista di questi dati, per presentarli al pubblico in sostanza, senza commento, per far capire che vi è stato tanto bombardamento atomico, in modo da rilasciare intenzionalmente energia atomica e radiazioni».
L'attualità, se possibile, rende ancora più drammatico il messaggio. «Con le attività stravaganti della politica», riassume il regista, «e le catastrofi naturali che ci ricordano quanto sia fragile la patina della nostra civiltà, ci viene ricordato ancora una volta (come se potessimo mai averlo dimenticato) tutto ciò che riguarda potenza atomica, e il significato che ha l'uranio come elemento emotivo. La presentazione di questi fatti è sicuramente salutare».
La neutrale Svizzera, che ospita l'installazione di Greenaway, è comunque coinvolta. «La neutralità è un'assurdità ed è quasi certamente ipocrita, perché è impossibile essere neutrali onestamente. La neutralità ti rende un outsider impotente. Si deve partecipare. E comunque in un mondo nucleare, non hai scelta. Noi siamo un villaggio globale. Il vento nucleare non rispetta le frontiere».

Ugo Brusaporco
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