17 gennaio 2019

Cultura

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13.09.2011

Ausilio Bertoli, una storia nel Malawi per affermare il valore della solidarietà


 Lo scrittore Ausilio Bertoli
Lo scrittore Ausilio Bertoli

L'appuntamento con i libri di Ausilio Bertoli porta una cadenza quasi annuale. Dopo La sirena dell'immortalità (2008) e L'amore altro (2009), esce infatti in queste settimane Rosso Africa (Mimesis, 120 pagg., 11 euro). Sarà presentato giovedì 15 settembre, nell'ambito della 25a Festa del riso, a Grumolo delle Abbadesse, paese natale dell'autore. Nel corso dell'incontro, con inizio alle 21 nella biblioteca civica di piazza Norma Cossetto, verrà illustrato un altro volume, curato da don Gigi Maistrello, sul restauro degli edifici sacri di Grumolo. Il libro di Bertoli narra le vicende di un funzionario di banca che, attraversando diverse vicende personali per lo più drammatiche, decide di cambiare vita dedicandosi al mondo oltre il proprio ombelico.
Il lavoro di preparazione per questo libro è stato laborioso, per scriverlo lei è anche entrato in contatto con la famosa filantropa Barbara Hofmann. Le interessava imprimere una particolare nota di realismo?
«Quando scrivo mi prende l'assillo di rendere la realtà che ci circonda nel modo più veritiero possibile per assecondare la mia inclinazione o, se si vuole, vocazione. Ma la descrizione e la comprensione della realtà, con le sue storture e le sue crudeltà, diventa un mezzo per proporre soluzioni che tendano a migliorarla. Soluzioni a volte utopistiche, lo ammetto».
Non esce bene l'immagine delle banche: il protagonista è mobbizzato in una e maltrattato da un'altra, e quando aiuta un cliente povero ma onesto viene degradato…
«Beh, le banche le conosco bene, avendoci anche lavorato. Il fatto è che sono istituzioni rigide, organizzate gerarchicamente e, perciò, prive di spontaneità, libertà e poesia. Sono istituzioni per certi versi sacre, che salvaguardano cioè la sacralità del denaro, anzi del dio denaro, davanti al quale tutti noi, o quasi, ci inginocchiamo. Ne deriva che i bancari sono le vestali di questo dio. Che non è buono né tantomeno altruista, anche se concede alle proprie vestali il posto fisso, uno stipendio niente male e tante sicurezze. Ma quante rinunce in cambio!».
Nei suoi lavori è crescente l'attenzione per il volontariato. Ha una concezione sociale del romanzo?
«Decisamente, perché credo che il vivere per gli altri sia la chiave di volta per dare un senso completo alla propria vita. In Rosso Africa il protagonista persegue questo scopo, passando da un mondo edonistico a un'esperienza di contestazione dello stesso col dare un aiuto spontaneo a chi è debole e soffre».
Il protagonista di "Rosso Africa" è persuaso che sviluppando lo spirito imprenditoriale nella popolazione del Malawi la si aiuterà a sollevarsi dalla miseria. Non ritiene rischioso esportare nel terzo e quarto mondo ricette capitalistiche che stanno conducendo al collasso l'Occidente?
«Secondo me l'approccio vincente ai disagi del mondo sta racchiuso nella scommessa che chi vive con un dollaro al giorno possa non solo provvedere a se stesso, ma da quel dollaro cominciare a guadagnare. Nel Malawi, come in altri Paesi, gli esseri umani per riuscire a sfamarsi devono vincere perfino la concorrenza degli animali, dato che la miseria, l'ignoranza e la mancanza di mezzi e strumenti per coltivare la terra regnano sovrane. La fornitura agli indigeni di strumenti a basso costo, ideata peraltro dal filantropo canadese Paul Polak, ha dato ottimi risultati in questo senso, poiché milioni di indigeni hanno soddisfatto il loro desiderio di diventare imprenditori, liberandosi dalle schiavitù. La massima di Lao-Tze: "Se vuoi nutrire un uomo per un giorno dagli un pesce, se vuoi nutrirlo per tutta la vita insegnagli a pescare" è ancora valida dappertutto».

Alessandro Zaltron
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