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25 settembre 2018

Cultura

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11.09.2018

Il mondo a dire grazie al maestro Scimone

I funerali del maestro Scimone nella chiesa degli Eremitani a Padova
I funerali del maestro Scimone nella chiesa degli Eremitani a Padova

Grieg di Primavera per il camminare nell’immensa navata eremitana. Sabato mattina con settembre nei girasoli sulla bara bianca di legno grezzo. I Solisti, ma tutti, nel transetto, accanto allo splendore di Mantegna salvato dalle barbarissime bombe alleate di quel tempo atroce. Suona anche Piero Toso seduto dietro con l’umiltà dei grandi. Il celebrante non enfatizza. Non c’è folla di preti: Claudio Scimone si dichiarava “mistico nello stupore della tenerezza”. L’ho visto commuoversi nella chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, a Lisieux. “Suoniamo l’Ave Maria per questo sorriso”: e avviò con dolcezza i pizzicati a introdurre Schubert per la suorina santa. Ecco l’Alleluia, semplicissimo dopo il Salmo recitato, e tutti cantano. Poi il Vangelo intonato a voce chiara dall’ispirato celebrante, ma in latino. Oh, grazie. Finalmente il gregoriano ritrovato. La chiesa gremita risponde rassicurata. La Preghiera dei fedeli senza piagnistei. E suona Bach: Ich steh mit einem Fuss im Grabe. La “Sinfonia”, fino all’accordo sospeso in dominante. Santa messa di suoni. E preghiere d’Assemblea. Assemblea padovana, veneta, certo, ma qui c’è tutto il mondo a dire grazie. Vivaldi con l’intimità dell’Inverno e la neve e la pioggia leggera. “La nostra Laguna che canta nei riflessi tremolanti”, diceva il Maestro che voleva raddoppiate le crome al violoncello. Si prega tutti, ancora, in Padre nostro. Alla Pace s’innalza la Meditazione di Massenet dal Thaïs, proprio da quell’Opera che alla fine dell’Ottocento innamorava il tempo nuovo. Poi, lungo l’interminabile Comunione in composta processione, ecco il ricordo delle “dedicazioni al luogo sacro” che aprivano i concerti nelle chiese di tutti i Continenti. Pizzicati a modulare e una buona voce di tenore, un mai dimenticato amico di Claudio, che con Schubert dice “Ave, Maria”. Ma c’è tempo anche per l’oboe dall’Opera 9 di Albinoni. “E adesso?” ci si chiede nell’attesa del probabile “Libera me, Domine” che dovrebbe cancellare le mode della banalità liturgica con i bùsseri e il risorgere promesso. Profumo d’incenso e sentore d’acqua trasparente. Ancora settembre di girasoli e vendemmie e fienagioni ultime alle colline con piogge a luna nuova. Questo sì: è questo il credere nell’armonia, nella poesia, nel cantare dei buoni. Anche nelle fiabe. È questa la nostra eternità. Dal transetto dei Solisti Veneti, con Lucio Degani in piedi a iniziare d’archetto, s’innalza la struggente melodia di Mascagni, l’Intermezzo di Cavalleria. La Vallata di Scicli, prima di Ragusa, la bellezza del Barocco fino alle ultime abitazioni all’assolato Mediterraneo, dove Scimone vuol dire storie di antiche nobiltà e racconti popolari. •

Bepi De Marzi
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