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02.11.2010

Sos per la chiesa di S. Martino


 Una veduta aerea della zona di Polegge dove è situata la chiesa di San Martino
Una veduta aerea della zona di Polegge dove è situata la chiesa di San Martino

«Perché la chiesa di San Martino? Per il desiderio di riportare alla luce una struttura ormai abbandonata a se stessa, la cui esistenza è nota a pochi. Questo edificio dalle strutture elementari, ma di manifesta antichità per i materiali di provenienza romana reimpiegati nella costruzione e per alcune particolarità come i frammenti decorati dell'VIII secolo o come l'abside con i suoi oculi, potrebbe stimolare la ricerca. Però bisogna far presto per fermarne il grave degrado».
La dott. Annalisa Scapin ci aspetta sul ciglio della strada che da ponte del Marchese porta a Polegge, a due passi dal Livelon. Senza di lei, del resto, difficile trovare l'antica costruzione dal tetto a capanna immersa nella campagna e nascosta dagli edifici di una fattoria che non c'è più e dal cantiere della ditta che si sta occupando della loro ristrutturazione. Longobarda, come sostiene il Previtali, o carolingia (Mantese) o di origine paleocristiana con successivo rifacimento in epoca romanica stando all'ipotesi del Lorenzon, è una testimonianza comunque rara all'interno della città ma non c'è traccia di impalcature attorno alle sue mura.
«Per ora - spiega l'arch. Piero Polato, direttore dei lavori - non c'è ancora un capitolo di spesa, la nostra idea è di redarre un progetto di restauro e cercare un ente che lo sostenga. Magari la stessa Fondazione Cariverona». Difficile che un privato, però, vi possa accedere, a meno che San Martino non passi nelle mani del Comune o di un altro ente. Dal 1933, per volontà dell'allora Ministero dell'Educazione Nazionale, è sottoposta a vincolo, puntello rafforzato dagli articoli 9 e 10 delle norme tecniche di attuazione del PAT, ma per salvaguardarla ci vorrebbero ponteggi metallici. Ne sanno qualcosa gli alpini della zona, intervenuti in passato per sistemare il tetto, pericolante. O l'ing. Alberto Maron, del Comitato Ponte del Marchese, che a San Martino ha dedicato un opuscolo poi distribuito agli studenti di Polegge. Perché chi la conosce poi se ne innamora. Così la curiosità sorge spontanea: al momento della vendita della proprietà da parte dei privati, era previsto un diritto di prelazione? E chi avrebbe dovuto esercitarlo? «Uno dei proprietari - continua la dott. Scapin - raccontava che dopo un bombardamento rinvenne ossa e altro in una buca di granata. È vero che ci sono dubbi sulla datazione, dal momento che il manufatto ha subito varie manomissioni e che le fonti non sono molte e ci si deve accontentare delle tracce archeologiche, però è innegabile che San Martino ha ancora tanto da raccontare».
Ne è convinto anche l'ing. Gabriele Zorzetto, curatore del restauro della chiesetta di San Zeno a Costabissara e per questo vincitore di un premio internazionale: «Bisogna restaurare San Martino, anello importante per capire la storia di un territorio con cui è strettamente correlato. Ci sono problemi strutturali e di infiltrazioni, segni di crolli e di un degrado inarrestabile».
Fino a qualche tempo fa si faceva anche una Messa domenicale, un ricordo anche questo.

Roberto Luciani
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