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05.02.2011

«Sei una spia!» Daniele Binaghi fermato per ore

I blindati in mezzo alle strade egiziane
I blindati in mezzo alle strade egiziane

Accusato di spionaggio militare è stato trattenuto per ore in una caserma dell'esercito egiziano. L'altro giorno se l'è vista brutta il vicentino Daniele Binaghi che da alcune settimane è in viaggio attraverso l'Egitto. Dopo lo scoppio dei disordini nel paese nordafricano ha scelto di proseguire il suo tour al contrario della maggioranza degli occidentali che hanno abbandonato il Paese con il primo volo aereo disponibile.
Mercoledì Binaghi aveva lasciato la località turistica di Hurghada per raggiungere in autobus Ismailia, una delle città teatro delle manifestazioni contro Mubarak (ma nelle strade c'erano anche molti sostenitori del presidente egiziano come al Cairo, ad Alessandria e nelle grandi città). Aveva deciso di stare lontano dalle zone delle manifestazioni per non correre rischi scegliendo di visitare l'area del canale di Suez ma quando ha chiesto informazioni ad alcuni militari sulla strada da percorrere è stato portato in una caserma per controlli.
«Mi hanno controllato i documenti e lo zaino e poi mi hanno portato in una stanza della caserma e mi hanno sequestrato la macchina fotografica - racconta Daniele Binaghi -. Quando sono tornati mi hanno mostrato alcune foto di blindati accusandomi di aver ripreso obiettivi militari senza autorizzazione, cosa che io invece avevo accuratamente evitato di fare per non avere problemi. Sono stati momenti molto brutti perché ho pensato che per qualche motivo volessero incastrarmi. Io gli ho spiegato che l'orario in cui erano state scattate le foto era successivo al mio fermo e quindi non potevo essere stato io».
«A quel punto hanno cancellato le fotografie e se ne sono andati e io sono rimasto nuovamente da solo - prosegue il racconto -. Per fortuna non si erano accorti che avevo il cellulare e così ho avvertito con un sms mia sorella che se non mi avesse sentito per alcune ore avrebbe dovuto avvisare la Farnesina perché voleva dire che ero nei guai».
«Non capivo se volevano impedirmi di riprendere le manifestazioni, perché continuavano a chiedermi se ero un reporter - dice Binaghi - o magari volevano solo proteggermi perché ero l'unico occidentale in zona e temevano che potessi essere attaccato. Non me l'hanno spiegato, continuavano a chiedermi insistentemente cosa ci facevo lì. Non mi hanno trattato male e mi hanno anche offerto il caffè, che io però non ho bevuto perché dopo lo "scherzetto" della macchina fotografica non mi potevo più fidare di loro, non volevo fare la fine di Sindona. Dopo parecchie ore lì dentro mi hanno detto che potevo andarmene e sono tornato in albergo».
Ieri Binaghi ha preso una corriera per Dahab, località turistica che si affaccia sul Mar Rosso e che ha raggiunto dopo aver passato i controlli di otto posti di blocco lungo la strada. «Qui la situazione è molto tranquilla come in gran parte delle località turistiche - racconta -. Sembra una città fantasma perché per la strada c'è poca gente e si vede solo qualche turista russo in spiaggia. E' incredibile che qui si respiri questa tranquillità".

Nicola Rezzara
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