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18.01.2012

Poidimani, inflitti cinque anni Ma non era il capo di una gang

Rosario Poidimani seduto sul “trono” della Real Casa di Vicenza
Rosario Poidimani seduto sul “trono” della Real Casa di Vicenza

BUSTO ARSIZIO (VARESE) Assolto dall'accusa più grave, ma punito per altri reati. Il tribunale di Busto Arsizio (Varese) ha condannato ieri a 5 anni di reclusione Rosario Poidimani, sedicente erede al trono del Portogallo, finito più volte in tribunale per truffa. Siciliano di nascita, residente a Vicenza in corso S. Felice, il “principe di Baganza Dom Rosario”, 70 anni, presenterà ricorso in Appello. I giudici hanno sostanzialmente accolto la richiesta della procura, che aveva sollecitato una condanna a 5 anni e 3 mesi. Condannato anche Ugo Gervasi a 6 anni e mezzo. Assolti gli altri imputati Roberto Cavallaro e Fabrizio Belfiore. Ma il tribunale non ha ritenuto esistente l'associazione per delinquere che il pm contestava, ed ha assolto Poidimani anche da alcune truffe e dal falso relativo ai passaporti. «È una mezza vittoria», spiega l'avv. Mario Allegra. In base a quanto era stato ricostruito dal pubblico ministero Mirko Monti, Poidimani e gli altri imputati avevano messo in piedi a Gallarate una sede consolare del regno del Portogallo (“regno” che secondo Dom Rosario ha sede a Vicenza). E a Gallarate la gang capitaniata da Poidimani avrebbe truffato numerosi imprenditori a cui vendevano passaporti e documenti falsi. Un raggiro facile, che puntava sull'ambizione di ricchi e benestanti locali di fregiarsi di qualche titolo per darsi importanza. Chissà se per migliorare gli affari o solo da far vedere agli amici. Fatto sta che alla fine si ritrovavano solo con un pezzo di carta senza valore in mano e il conto corrente vuoto. L'ipotetico principe di Sassonia Coburgo Rosario Poidimani, all'epoca - era il 2007 - venne arrestato con altre sette persone per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, perché avrebbe alleggerito in giro per l'Italia numerose persone alla caccia di un titolo nobiliare e di documenti diplomatici, essendo disposti a sborsare somme molto ingenti. «Le manette all'epoca scattarono per l'ipotetica associazione - ha detto ieri l'avv. Allegra - che alla prova dell'aula è caduta. Il mio assistito è rimasto mesi dietro le sbarre per nulla». Poidimani era ritenuto lo stratega di un gruppo di personaggi che grazie al Consolato della Real Casa del Portogallo di Gallarate avrebbe promesso importanti benefici economici agli affiliati e alle rispettive aziende. Il piano di Poidimani - secondo gli inquirenti lombardi - prevedeva la creazione di una sorta di stato indipendente, una specie di principato visto il suo titolo, sull'esempio di Monaco, in un'isola della Croazia per fondare un paradiso fiscale. L'accusa principale mossa a Poidimani è che avrebbe spinto numerosi uomini d'affari a entrare in contatto con lui sulla falsa credenza che attraverso facilitazioni come la partecipazione a consessi internazionali e all'acquisto di passaporti e documenti diplomatici (spendendo fino 190 mila euro) e cariche consolari (fino 7-800 mila euro), i loro affari ci avrebbero guadagnato. Per questa accusa, in concorso con Gervasi, Dom Rosario è stato condannato a 4 anni. Un altro anno gli è stato inflitto per l'utilizzo di targhe consolari applicate alle auto. Anche a Vicenza il siciliano era finito sotto inchiesta con l'ipotesi di truffa, che è caduta di recente per prescrizione. E, con ogni probabilità, anche le accuse per le quali Poidimani è stato condannato ieri nel varesotto saranno cancellate dal tempo, se l'imputato farà ricorso in Appello, peraltro già annunciato. D.N.

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