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21.07.2009

«Non si conquista la vetta, ma se stessi»


 Un'immagine tenera di Cristina
Un'immagine tenera di Cristina


«A me piace la salita... C'è una frase che dice : "Non si conquista la montagna, ma si conquista se stessi". Per me la salita è un dialogo con me stessa, perché ad ottomila metri sei da sola, ognuno fa il suo passo per cui devi arrangiarti... In quei momenti penso tanto a casa. A ogni passo dico: "questo è per la mamma... questo è per papà... questo per le mie sorelle", ognuno ha il suo e mi aiuta ad andare avanti. Quest'anno, ad un certo punto mi sono seduta perché avevo freddo ed ero stanca, per il mio primo ottomila importante: basta un attimo per addormentarsi e rimanere lì. Però, pensando a casa, mi sono detta: «Grio via...!». È il mio soprannome, in dialetto significa grillo, me l'ha dato mio papà, ricavandolo da Cristina, il mio nome, perché salto e faccio "cri- cri"».
Eccola Cristina Castagna in un'intervista raccolta da Maria Luisa Dal Pozzo per una pubblicazione curata da Maria Luisa Quadri per conto della Commissione Pari opportunità dell'Amministrazione provinciale e pubblicata quest'anno: "Donna et labora, storie di pari opportunità conquistate sul campo".
È in questo modo che, la presidente della commissione di palazzo Nievo, la consigliera Ornella Galleazzo, vorrebbe lasciare un ricordo dell'alpinista vicentina morta sabato precipitando dal Broad Peak appena conquistato.
"Ha mai avuto paura di morire?", le chiede l'intervistatrice.
«Mi assale ogni volta che vedo mancare degli amici. Quest'anno ne ho persi due: Gianni Goltz che era arrivato in vetta con me sul Dhaulagiri, morto sull'Everest, e l'altro è lo spagnolo Inaki Ochoa. La prima volta che ho visto morire una persona è stato durante la discesa del Dhaulagiri. Si trattava di un alpinista italiano, ho provato a soccorrerlo, ma non c'era nulla da fare. Sono scesa con la moglie e gli altri due alpinisti in cordata e siano arrivati in tenda. Questo è stato l'episodio più brutto che ho vissuto, perché si pensa sempre di poter morire in montagna, ma non si crede mai che possa accadere davvero... Se vale la pena morire scalando una vetta? Si muore anche per strada. Per me non c'è modo migliore di lasciare questo mondo se non facendo qualcosa che mi piace... Alla fine l'unico limite che devi superare è il tuo, non i limiti degli altri...».
Nella lunga intervista Cristina Castagna parla dei suoi sogni, delle sue aspirazioni: fra tutte un libro-romanzo. «Sì, sulle mie spedizioni, in cui vorrei inserire una storia inventata. Io mi chiamerò Cassandra. È un nome che mi è sempre piaciuto: ho letto un libro di Marion Zimmer Bradley, intitolato "La torcia", che parlava di Cassandra, la leggendaria figlia del re di Troia che preannunciava sciagure, ma le descriveva con un'aria meno pessimista... In fondo Cassandra non annuncia sciagure, ma diceva semplicemente la verità su quello che sarebbe accaduto, e nessuno le credeva. Per ora sono ai primi capitoli, ci sarà anche una storia d'amore, inventata, perché una bella e reale non ce l'ho ancora...».

Chiara Roverotto

Chiara Roverotto
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