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01.09.2013

Mamma Ada: «Vi racconto Pietro»

Ada Miotti Parolin, mamma del nuovo segretario di stato. DIENNEFOTO
Ada Miotti Parolin, mamma del nuovo segretario di stato. DIENNEFOTO

Enrico Santi VERONA «È stato mio figlio prete a dirmi di venire qui, a Verona, per stare tranquilla, lontana dai giornalisti, ma mi avete trovata lo stesso...». Allarga le braccia Ada Miotti, la mamma di monsignor Pietro Parolin, il nunzio apostolico in Venezuela che papa Francesco ha scelto come nuovo Segretario di Stato vaticano. La signora, maestra in pensione di 85 anni, vive a Schiavon in provincia di Vicenza ma ora si trova a Lugagnano nell'abitazione della figlia Maria Rosa, maestra elementare a San Massimo, e del genero Ezio Masoero, funzionario dell'Ufficio provinciale scolastico. «Di questa nomina se ne parlava da qualche tempo ma non ci davo granché peso, di lui in passato già si era parlato, sulla base di voci infondate, come possibile arcivescovo di Milano o patriarca di Venezia. Per quanto mi riguarda sarei stata contenta anche se l'avessero nominato parroco in un paese vicino al mio». Ma stavolta era tutto vero. «Eh sì, a comunicarmi la notizia è stato mio figlio giovedì sera, al telefono». Come l'ha sentito? «Tranquillo e sereno, come sempre, come chi è abituato a fare affidamento su Dio, e poi è uno che non parla molto». Per i suoi famigliari e compaesani, il nuovo segretario di Stato rimane sempre «don Piero». «Mio figlio», assicura la madre, «è una persona, semplice, umile, non ama mostrarsi con le insegne vescovili. In questo assomiglia molto a papa Francesco. A fine giugno - racconta la signora Ada - era tornato in Italia per una riunione dei nunzi a Roma e a fine settembre tornerà definitivamente. Spero che rimanga qualche giorno con noi prima di assumere il nuovo incarico, ad ottobre...». Ricordi di quand'era piccolo? «Era un ragazzo molto vivace, alle elementari si era beccato anche qualche punizione dalla maestra, poi è entrato in Seminario». Un'infanzia segnata dalla morte del papà Luigi nel 1965. «Pietro aveva 10 anni, Maria Rosa 8 e Giovanni, il più piccolo, che adesso è magistrato a Bassano del Grappa, aveva solo otto mesi». Dopo l'ordinazione a 25 anni, don Pietro è stato cappellano per due anni a Schio. «In seguito l'hanno mandato a Roma e dopo quattro anni si è laureato in diritto ecclesiastico». Poi è cominciata la carriera diplomatica come segretario della nunziatura prima in Nigeria, poi in Messico: «Mi raccontava che là non poteva indossare la veste talare» ricorda la mamma. Per approdare poi alla segreteria di Stato a Roma con il cardinale Sodano che gli affidò anche missioni delicate in Cina e Vietnam. Infine la consacrazione ad arcivescovo e la nomina a nunzio apostolico a Caracas. Nella sua missione pastorale ha girato il mondo ma Pietro Parolin, ha sempre avuto nel cuore la sua terra ed è molto legato alla madre Ada. Un legame familiare strettissimo che lo ha portato a «spendere» sempre i propri periodi di vacanza passando per Schiavon.Quest'anno è stato in paese solo due giorni, a giugno. Ha visto la mamma, ha detto messa e poi è tornato a Roma. Ma prima aveva una tappa a Lugagnano, a casa della sorella Maria Rosa.COPYRIGHT

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