sabato, 15 dicembre 2018
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

05.03.2012

L'oratorio delle Zitelle attende cure urgenti

Le volte dell'oratorio a Santa Caterina hanno bisogno di un restauro
Le volte dell'oratorio a Santa Caterina hanno bisogno di un restauro

Emozionante. Arrivare un sabato mattina qualunque in contrà Santa Caterina e trovare all'improvviso l'oratorio delle Zitelle aperto. Anzi, spalancato sui suoi splendidi dipinti e sul suo sorprendente spazio interno. Quasi un miracolo - l'orgogliosa chiesetta a pianta ottagonale è ormai da anni chiusa alla vista dei vicentini - suggerito da una tesi di laurea e reso possibile dalla voglia del presidente dell'Ipab Gianni Rolando di dare aria e luce al “patrimonio di famiglia". Racconta: «L'idea è venuta rispondendo alla richiesta di Lucia Patrizia Prosdocimo e Luisa Velo, laureande in Gestione del turismo culturale all'università di Padova, che mi chiedevano di poterlo visitare per completare la loro tesi sulla pittura del Seicento a Vicenza». Datato 1647 circa, attribuito ad Antonio Pizzocaro e destinato alla Pia Casa S. Maria delle Vergini il cui scopo era quello di accogliere ed educare giovanette di famiglie vicentine cadute in bassa fortuna, l'oratorio non è solo, come ricordava Renato Cevese, «uno dei pochi edifici sacri a sistema accentrato» nel panorama architettonico vicentino, ma è anche uno dei rari luoghi dove le opere di Francesco Maffei e Giulio Carpioni, protagonisti di una sorta di derby pittorico nella storia dell'arte cittadina, convivono assieme. Tele e affreschi ad impreziosire pareti, lunette e volta. Del primo colpiscono “Il riposo durante la fuga in Egitto", ”L'Assunta", “La Visitazione", “La Crocifissione", del secondo, tra varie attribuzioni, soprattutto “L'Annunciazione" e “L'Adorazione dei Magi". E non mancano due dipinti molto belli di Costantino Pasqualotto, databili 1740. Scrive Cevese: «Inatteso è l'interno» e mai definizione fu così pertinente. Tre cappelle ovvero quella dell'altare maggiore dedicata alla Vergine e le laterali in onore di Santa Cecilia e S. Antonio, a destra, e Sant'Orsola, a sinistra, la splendida cupola invisibile dall'esterno, le larghe lesene «piegate, sulle quali si impostano i costoloni, del pari piegati, che s'innalzano con andamento veloce a creare la trama ogivale della cupola e quindi a suddividerla in otto spicchi». Un gioiello architettonico che ad occhio nudo rivela qualche crepa e piccoli cedimenti. Una storia che si ripete dopo l'allarme lanciato sull'oratorio dei Boccalotti, ma Vicenza è un'enciclopedia d'arte diffusa. E che a questo punto merita probabilmente un tavolo civico permanente, per censire, studiare, difendere e valorizzare, un tesoro architettonico incredibile anche dopo Palladio. «Nella tesi - sottolineano Lucia Patrizia Prosdocimo e Luisa Velo - cerchiamo di creare un itinerario alternativo per capire e far conoscere cosa è stato fatto nell'epoca successiva a quella palladiana, che ha prodotto opere importanti ritenute a torto minori, come Araceli vecchia, capolavoro del Guarini. Sarebbe bello che l'oratorio delle Zitelle fosse sistemato e riaperto». Cominciando con un cartello giallo storico-turistico, che non guasta mai.

Roberto Luciani
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Il ministro Bussetti chiederà agli insegnanti di dare meno compiti per Natale. Sei d'accordo?
ok

Avvenimenti 2018

Amici di Noè

Sport

VIAGGI