domenica, 16 dicembre 2018
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

31.12.2010

«Alla Fiat di Torino porto il "modello-Vicenza"»


 Monsignor Cesare Nosiglia alla messa di Natale nel Duomo di Torino
Monsignor Cesare Nosiglia alla messa di Natale nel Duomo di Torino

È arrivato a Torino ed è esploso il caso Fiat. In Via dell'Arcivescovado, stessa strada della direzione del Consiglio della Regione governata dal leghista Cota, abita da un mese mons. Cesare Nosiglia, già vescovo per sette anni di Vicenza, vicepresidente della Cei, nuovo arcivescovo di Torino. La locandina della Stampa strilla la proposta del Pdl di sospendere la Ztl durante i saldi, il Comune è guidato dal sindaco Pd Sergio Chiamparino. Il Duomo rinascimentale dedicato a San Giovanni Battista, dove si trova l'altare della Sindone, è a un chilometro.
Mons. Nosiglia, com'è stato l'impatto con la nuova Diocesi?
Dal 21 novembre è stato un mese molto intenso, ho iniziato a conoscere la città, il suo tessuto ecclesiale, sociale, civile. Ho avuto molti incontri, con i sacerdoti anzitutto, e sono stato accolto con grande simpatia. I giovani li ho incontrati ancora prima dell'ingresso in Diocesi, come avevo fatto anche a Vicenza al Santuario di Monte Berico. È stato bellissimo: ho dato loro l'email, mi stanno scrivendo in molti. Poi ho avuto modo di apprezzare le grandi realtà religiose, da don Bosco al Cottolengo, i santi sociali che hanno dato impulso al mondo della scuola, lavoro, educazione, carità.
Cosa si è portato da Vicenza?
Innanzitutto c'è un tessuto come a Vicenza fatto di giovani, adulti e famiglie molto attivo e dinamico. Ho cercato d'inserirmi come avevo fatto a Vicenza con fatti concreti: sono andato in carcere, all'ospedale, nelle case di accoglienza, dai nomadi che mi stanno molto a cuore. E devo dire che qui il Comune li sta gestendo bene, anche se arrivano sempre nuove ondate. Ho cercato di lanciare un segnale di prossimità perché, come avevo detto anche a Vicenza, non basta avere strutture di accoglienza e delegare, ma bisogna far crescere il Vangelo dei fatti concreti.
A Vicenza trascorreva il pranzo di Natale con i poveri, a Torino qual è stato il suo segnale?
Qui ci sono tantissimi pranzi natalizi per i poveri, allora nella lettera di Natale "Oggi è nato per noi il Salvatore" ho invitato le famiglie ad accogliere una persona sola o in difficoltà, avviando un legame d'amicizia. E anch'io nel grande salone dell'Arcivescovado insieme a mia madre ho chiamato una serie di persone con situazioni difficili, senza lavoro, con disabili in casa, nomadi: ha cucinato una cooperativa di giovani, eravamo una trentina e abbiamo creato la famiglia del vescovo.
Qual è stato il suo approccio al caso Fiat e alle polemiche che il nuovo accordo si è trascinato?
Ho fin da subito auspicato il dialogo, soprattutto quando le trattative si erano interrotte, per trovare un'intesa positiva che assicurasse lavoro e sviluppo. Ho parlato con tutti, ho cercato di attivare un tavolo con i responsabili della Fiat, i sindacati, le componenti del mondo del lavoro, un coordinamento che avevo proposto anche a Vicenza con la crisi economica.
Ha incontrato difficoltà?
Qui è molto diverso, la Fiat è una grande azienda mentre nel Vicentino il tessuto imprenditoriale è fatto di fabbriche non grandissime, con un dialogo tra le forze del lavoro molto avanzato e più collaborativo, maggiore sinergia e capacità di fare squadra, c'è il lavoratore che si sente parte dell'azienda e sa che se l'azienda va bene anche il suo futuro sarà migliore. È il modello del Nordest che purtroppo non si può trasportare altrove così com'è. Ma porto questa esperienza, ben consapevole che le cose sono diverse, puntando sulla necessità del confronto costruttivo e dell'accoglienza reciproca che valorizzi l'apporto di tutti. Non si può pensare di risolvere i problemi escludendo qualcuno, anche se a volte c'è chi si auto-esclude.
Si riferisce alla Fiom-Cgil che non ha firmato l'accordo?
La Fiat non è solo un'azienda torinese, ma ha un risvolto nazionale e internazionale. Se si risolve il problema Fiat il mondo guarderà all'Italia in modo diverso. Nello stesso tempo c'è la necessità di guardare alla giustizia e alle esigenze concrete di chi lavora. Certamente l'azienda ha bisogno di stare sul mercato con elasticità e flessibilità, però sempre tenendo presente le esigenze fondamentali del capitale umano. Come Vescovo e come Chiesa non abbiamo soluzioni da proporre se non da imparare, ma abbiamo il dovere morale di richiamare sempre, come dice il Papa nell'enciclica Caritas in Veritate, a quello spirito aperto alla gratuità, alla sobrietà, al primato dell'uomo. Questo non significa che non ci deve essere il profitto, ma anche l'attenzione alla giustizia.
Cosa pensa del tetto agli stipendi dei giocatori della Juventus, non più di 4 milioni l'anno?
Non mi esprimo sulla cifra, ma la crisi ci ha chiamati tutti ad uno stile di sobrietà. Ciò significa che in certi ambiti del nostro vissuto sociale, e non penso solo allo sport ma alla vita sociale, politica, economica, finanziaria, il fatto che uno guadagni in un mese ciò che un operaio guadagna in un anno grida vendetta al cospetto di Dio, non è giustizia. Certamente c'è la necessità di differenziare perché ci sono responsabilità diverse, ma non in modo così divaricato.
Il leghista Cota alla guida della Regione, il sindaco Pd Chiamparino in Comune. Come dialoga?
A Vicenza era lo stesso, ho sempre avuto rapporti positivi con le istituzioni. Quando una persona viene designata dalla gente e svolge un servizio, la Chiesa ha il dovere di aiutare il dialogo, perché il bene comune non è solo di una parte, ma deve riguardare tutti.
È preoccupato dell'espansione della Lega che, come nel caso di Cota, ha riscosso anche il voto cattolico?
No, perché sul piano della realtà locale ho sempre trovato, anche nel Vicentino, onestà ed attenzione ai problemi dei cittadini. A livello di Comuni, Province, Regioni a Vicenza, come qui, ho notato un impegno di collaborazione tra maggioranza e minoranza. Ovviamente c'è dialettica, però c'è buona volontà nel dare una risposta alle esigenze dei cittadini.
Oggi siamo alla fine di un ciclo politico o è importante la stabilità fino al termine della legislatura?
A livello nazionale si vedono diatribe. La Chiesa non ha da sposare alcuna "politica", ma i suoi fari sono la difesa dell'uomo dalla sua nascita alla sua fine, la famiglia, il lavoro, la dignità, l'accoglienza e il rispetto verso tutti. È una fede pluralista e aperta, ma nel pluralismo ci vuole anche la verità. La Chiesa dialoga con ogni situazione purchè siano salvaguardati certi valori fondamentali, principi non negoziabili sui quali a volte non si è in sintonia con certe espressioni politiche, ideologiche o culturali.
Che effetto le fa vivere nella culla dell'unità d'Italia le celebrazioni per i 150 anni?
Attendo con curiosità e spirito positivo. Sappiamo bene che nel Risorgimento i cattolici sono stati messi un po' da parte o si sono esclusi loro. Ora magari sono quelli che difendono di più l'unità nazionale nel senso della solidarietà e dell'integrazione.
Pensa che oggi l'unità d'Italia sia in pericolo?
Il discorso "Fatta l'Italia, facciamo gli italiani", forse va ripreso. L'Italia c'è, però forse gli italiani tra loro hanno bisogno di trovare uno spirito di maggiore unità ritrovando la via del bene comune. Non dimentichiamo che i valori cristiani che ci appartengono cementano un popolo, a Vicenza, come a Torino, come nel Sud Italia.
Che impressione le hanno fatto le proteste dei giovani?
Nella riforma universitaria a mio avviso bisognava coinvolgerli. Essi sono una risorsa importante su cui scommettere, a cui dare la possibilità di esprimersi, vanno ascoltati e non in modo paternalistico. Le proteste sono il segnale di un disagio giovanile rispetto ad un mondo adultizzato, assicurato per coloro che hanno già qualcosa. Comunque meglio la protesta all'indifferenza, mai però con la violenza.
Come trascorrerà l'ultima notte dell'anno, per chi pregherà?
Sarò alla cena del digiuno del Sermig - Servizio missionario giovani - insieme faremo la veglia e celebrerò la messa di mezzanotte in Cattedrale. A Torino sono già arrivati in tanti, molti da Vicenza.
Lei è custode della Sacra Sindone, ha progetti in cantiere?
La Sindone è un grande dono, anche l'ultima ostensione è stata di una forza prodigiosa per la nostra Diocesi e per tutta la Chiesa perché esprime il primato di Gesù Cristo, il sacrificio del dono di sé e della santità della vita. Proseguiremo con gli studi e prenderemo in considerazione i discorsi del Papa di maggio.
Lei non si è mai espresso sul ritrovamento del reliquiario nella chiesa dei Servi a Vicenza, contenente una presunta goccia del preziosissimo sangue. Perché?
In queste cose la Chiesa va sempre con i piedi di piombo e quindi si tratterà adesso di verificare con studi appropriati, legati ad appurare la verità. Però vorrei dire un'altra cosa: a volte si cercano le cose straordinarie, dimenticando che tutti i giorni facciamo l'Eucarestia e un pezzo di pane diventa Corpo del Signore. La fede nell'Eucarestia è il punto fondamentale da riscoprire, il resto è relativo e secondario .
Dopo la sua partenza dalla Diocesi, Vicenza è ancora sede vacante. Per quanto tempo?
Non so, credo che non lo sarà ancora a lungo.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Il ministro Bussetti chiederà agli insegnanti di dare meno compiti per Natale. Sei d'accordo?
ok

Avvenimenti 2018

Amici di Noè

Sport

VIAGGI