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01.06.2017

Tra canonici
e commende

Una panoramica del borgo centrale di Barbarano Vicentino baciato dal soleCasa Rasia Dani, una delle più antiche dei Colli Berici, risale al 1406
Una panoramica del borgo centrale di Barbarano Vicentino baciato dal soleCasa Rasia Dani, una delle più antiche dei Colli Berici, risale al 1406

Cinzia Albertoni

Posizione privilegiata quella di Barbarano, comune esposto al sole, protetto da un anfiteatro di colli e attraversato dal Rio delle Scudelette detto lo Scaranto.Qui prende il via una passeggiata di 10 km. Il nucleo storico è in piazza Roma dove s'innalza la Pieve di Santa Maria la cui origine risale al V secolo e dalla quale dipendevano una ventina di chiese minori da Grancona a Nanto a Vò Euganeo. Nel 1695 un violento terremoto distrusse gran parte della chiesa ricostruita nel 1747 a fianco del campanile trecentesco. I preziosi reperti archeologici della parrocchia sono stati recentemente raccolti ed esposti nel nuovo piccolo Museo di Arte Sacra realizzato nello snodo tra la chiesa e la canonica, in una struttura tutta vetrata che ne permette la visione anche dall'esterno. Per raggiungerla dall'interno si attraversa la base del campanile dove gli affreschi trecenteschi sono stati per l'occasione restaurati. Il progetto dell'arch. Emilio Alberti di Vicenza è stato realizzato con i contributi della Regione, della Società Autostrade BS - PD e della Provincia di Vicenza che hanno arricchito il territorio di nuova realtà museale.

VERSO LA COMMENDA. Barbarano vanta uno degli edifici gotici più originali del Vicentino: il Palazzo dei Canonici che si scopre oltre il portale che lo separa da Piazza Roma. Oltre alle monofore e alla bifora trilobata, la facciata è impreziosita da alcuni stemmi nobiliari. Da piazza Roma, oltrepassata la Fontana cinquecentesca in pietra opera del comacino Giovanni da Porlezza, s'imbocca via Marinoni e si risalgono le scalette che portano alla villa omonima annunciata dall'Oratorio di San Gaetano Thiene del 1709. Sul luogo sorgeva il castello vescovile, maniero di villeggiatura estiva in tempo di pace, mentre in tempo di guerra preferivano la Rocca di Brendola, meglio fortificata. La famiglia Marinoni ne è proprietaria dall'Ottocento e dal 1986 vi ha aperto un' azienda agrituristica con appartamenti ricavati da una palazzina del '700. Tutt'intorno vigneti, oliveti, giardini storici, cantine medievali e una quiete impagabile. Di fronte, il viale d'ingresso con gelsi secolari e il portale quattrocentesco di Villa Carampin. Da qui si sale per via Castello, poi via Noseo, in direzione Pozzolo e la si segue fino alla deviazione a sinistra per via Commenda. La Commenda di San Silvestro era una domus ospedaliera, un posto di ristoro e accoglienza nonchè stazione di posta per cambio dei cavalli per quei pellegrini che si avviavano in Terra Santa. La casa appartenne dapprima ai Templari, fu poi dei Gerosolimitani e nel 1334 fu ceduta ai Cavalieri di Malta. Sulla facciata rivolta a valle, sopra l'arco d'ingresso si vede ancora la croce dei Templari. Dal 1860 la casa è di proprietà della famiglia Chemin Palma Bedeschi.

VILLAGA. Si scende fino al bivio della Croce Nera e si prende a sinistra, si oltrepassa la Cappella della Madonna della Neve e la Villa Rasia Dani, una delle più antiche case dei Colli Berici la cui struttura principale risale al 1406. Si giunge alla chiesa di San Michele Arcangelo di Villaga con i due magnifici angeli scolpiti in pietra. L'edificio era già parrocchiale nel XIII secolo, dal 1560 al 1770 appartenne al monastero olivetano di Sant'Elena di Venezia per volere del papa Pio IV che ne tolse la giurisdizione al vescovo di Vicenza. Fu ricostruita nel 1797 su progetto di Giacomo Fontana. Da qui si comincia la risalita al Castello Marinoni seguendo la strada principale. Ritornati alla villa si scende per Via Vicariato per notare al n.°10 un bel palazzetto settecentesco e al n.° 5 l'arco d'entrata di quella che fu la casa del vicario, come prova l'iscrizione latina che dichiara che Antonio Loschi fu qui vicario nel 1487.

IL BORGO. Ritornati in piazza Roma si prende la direzione Mossano lungo via San Martino dove, all'inizio, una lapide del 1943 ricorda la casa del musicista Andrea Ferretto che nel 1920 presentò il “dattilomusicografo”, un marchingegno per scrivere e stampare la musica. Poco oltre si riconosce la facciata della chiesa di San Martino, ora proprietà privata. Eretta dopo il 1000 dai monaci Benedettini, aveva attiguo un ospedale per poveri e viandanti. Verso la fine del '300 il complesso fu affidato ai Carmelitani che lo tennero in buono stato ma dopo la loro soppressione nel 1769 cadde in rovina:la chiesa diventà legnaia. Si gira a destra per via Ramiro Fabiani dove un vecchio muro rinserra un antico brolo di gelsi secolari, oltre il quale s'intravede Villa de Vecchi in quella che un tempo era chiamata contrà Bragli, nonostante l’edificio dimostri un’origine più antica, il primo documento che ne testimonia la presenza è del 1687. Si gira a destra e per via Dietro Chiesa e si ritorna in via Roma dove si può sostare al Caffè Centrale, fare uno spuntino alla Caneveta o al Bar Roma o gustare un risotto al Ristorante ai Canonici.

Cinzia Albertoni
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