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06.03.2017

Sul colle "Precalcino"

Il pianoro di San Pietro con la chiesetta aperta la domenica. In alto la chiesa del TornieroVilla da Schio Cita, costruita nel Seicento
Il pianoro di San Pietro con la chiesetta aperta la domenica. In alto la chiesa del TornieroVilla da Schio Cita, costruita nel Seicento

Cinzia Albertoni

E' insolito il colle di Montecchio Precalcino che s'impenna sulla pianura vicentina a nord di Dueville. Un panettone solitario, probabile testimonianza di un vulcano estinto, delimitato a est dal torrente Astico e ricoperto da soleggiati vigneti.

Il paese vanta una costruzione palladiana, il villino che il commerciante di legnami Girolamo Forni commissionò all'illustre architetto intorno al 1560, ma altri interessanti edifici s'incontrano percorrendo il saliscendi del colle.

PARROCCHIALE.Si parcheggia alla parrocchiale dei santi Vito, Modesto e Crescenzia (in piazza Vittorio Veneto) il cui antichissimo culto la racconta lunga sulle remote origini della primitiva chiesa benedettina più volte ricostruita fino ad assumere l'attuale aspetto neoclassico nel 1729. Nelle nicchie della facciata stanno i tre santi titolari, sui vertici del frontone il Redentore con S. Pietro e Paolo, statue dello scultore Giuseppe Sordina del 1731.

All'interno, intarsiati altari marmorei e la pala del 1744 dedicata a Vito, Modesto e Crescenzia attribuita al veneziano Giovan Battista Pittoni. Dietro l'abside della chiesa ci s'incammina sulla ciclo-pedonabile che fiancheggia il campo da calcio, si passa il ponticello sulla roggia Molina e si continua ai piedi del colle notando sulla sinistra il Cimitero Britannico composto dopo la prima guerra mondiale per dare sepoltura a 439 soldati inglesi morti negli improvvisati ospedali di Villa Nievo Bonin Longare e di Villa Bucchia.

Si prosegue sul piacevole percorso alberato, si sale Via Feo incontrando un pozzo degli anni '30 e la villa Brandizzi Saccardo dopo la quale appare il muro di cinta di Villa da Schio Cita che si seguirà fino al cancello per dare un'occhiata al complesso che consta della casa padronale ricostruita nel Seicento, della barchessa a sei arcate, della cappella del 1762, della ormai rara a trovarsi aia in cotto e della balconata rivolta a levante sotto la quale si allungano i prati terrazzati.

Una piacevole sosta la offre l'area pic-nic allestita sulla cima del poggio davanti la villa affittabile con richiesta alla Pro Loco cell 338 6050348 o scrivendo mail: proloco-montecchio@libero.it.

LA MADONNETTA. Ritornati indietro di pochi passi, s'imbocca Via Bastia che delimita la tenuta omonima e mostra sulla destra un roccolo, esempio di architettura vegetale per la pratica venatoria dell'uccellagione oggi proibita.

S'ignora la deviazione per via Conventino e si sosta al Belvedere dove una gigantografia del panorama indica le varie cime visibili all'orizzonte: da sinistra il Monte Zevola, il gruppo del Carega, il Baffelan, i Tre Apostoli, il Pian delle Fugazze, il Pasubio, il Novegno, il Priaforà e il Summano.

Poco più avanti, la Chiesetta del Torniero custodisce un bassorilievo in pietra dipinta della Madonna col Bambino risalente alla fine del Quattrocento. La cappellina fu un santuario mariano molto venerato dove la popolazione locale raccomandava i raccolti della terra, la salute della famiglia e degli animali e dove prelevava l'olio della lampada per ungere i malati.

Furono i conti Tornieri, agli inizi del Seicento, a edificare questo oratorio gentilizio che si fregia nella facciata di grate in pietra traforata. Addossata alla cappella esisteva una casetta chiamata romitorio perché dal 1738 ci vissero degli eremiti con il permesso della Curia.

IL PIANORO DI SAN PIETRO. Si prosegue per via Ca' Rote che si lascia presto per la carrareccia pedonabile, al suo sbocco in Via San Pietro si prende a destra e poi ancora a destra per raggiungere la chiesa di San Pietro in Castelvecchio, aperta la domenica.

Il castello qui eretto nel X secolo fu distrutto nel 1313 dai padovani che risparmiarono la chiesa già esistente. All'interno, un ciclo di affreschi del XVI secolo mostra una delicata Annunciazione attribuita a Jacopo da Montagnana mentre i dodici apostoli del fregio spettano, forse, al pennello di Benedetto Montagna.

Sotto il pavimento, nei restauri del 1982 fu ritrovato lo scheletro intatto del conte Girolamo Cogollo qui sepolto nel 1752, raccolte le ossa in una piccola urna furono ricollocate sotto la sua pietra tombale.

Sul poggio di San Pietro si nota la recinzione dell'Ortazzo del Prete, un brolo tutto cintato da mura e con ingresso a doppia rampa gradinata. Si scende Via San Pietro fino al suo sbocco sulla SP 63, si prende a sinistra e si ritorna in Piazza Vittorio Veneto da dove si è partiti.

Lungo il percorso: aziende vinicole con punti vendita alla Cantina Le Forge, vicino a Villa Cita in Via S. Rocco 8 aperta il mercoledì dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 8.30 alle 13 e Tenuta Bastia Saccardo in Via Bastia 10. Tempo di percorrenza circa 2 ore escluse le soste.

Cinzia Albertoni
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