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15 novembre 2018

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05.07.2018

SALENDO SUL FAVARO PAÙ

La luna “sorveglia” il Monte Paù, meta dell’escursioneL’arrivo a Malga Sunio
La luna “sorveglia” il Monte Paù, meta dell’escursioneL’arrivo a Malga Sunio

Hanno ragione gli escursionisti (e quindi le mappe topografiche) o gli arrampicatori (e quindi le guide ed i siti internet d’arrampicata)? La cima in questione è Cima Favaro (1433 metri), una delle maggiormente visibili elevazioni del bordo sudoccidentale dell’Altopiano. La cima si allunga verso sud da Bocchetta Paù (1286 metri) sino alla testata della valle che si inabissa in direzione di Caltrano (Val Grande). Da Bocchetta Paù sino al rilievo del Sojo Vasaro (1338 metri), Cima Favaro verso ovest presenta tre elevazioni corrispondenti ad altrettanti speroni rocciosi percorsi da alcune vie d’arrampicata, la prima delle quali venne tracciata da Bortolo Fontana e da Ostilio Campese nel 1968. A sud-est prosegue nel Pianlungo sino all’altura del Monte Sunio (1280 metri circa) ed ai pascoli dell’omonima malga (1278 metri). A nord della Bocchetta Paù, invece, si alza, sempre stando alle carte topografiche, il Monte Paù-Cima del Gallo, che poi dai suoi 1417 metri di quota protende verso ovest uno spallone erboso che culmina nel Monte Croce (1254 metri), oltre il quale l’altopiano cala bruscamente verso la Val d’Astico. Dove sta il pasticcio toponomastico? Nelle guide alpinistiche e nelle relazioni delle vie di arrampicata (anche recenti) reperibili in rete, le strutture rocciose vengono attribuite al Monte Paù. Che invece nelle carte risulterebbe essere a nord e non a sud della Bocchetta Paù. Chi ha ragione? Tutte e due le categorie di appassionati di montagna. Subito a sud di Bocchetta Paù, la quota 1433 corrisponderebbe a Cima Favaro, mentre le tre successive quote, comprese fra Cima Favaro ed il piccolo e staccato Sojo Vasaro, corrisponderebbero ad un altro Paù ma da non confondere con il Monte Paù-Cima del Gallo quotata 1417 metri). Questo, infatti, è quotato 1418. Indicheremo quindi questo percorso col nome di “Anello del Monte Favaro”. E’ un itinerario bellissimo, faticoso e non breve, tuttavia mai impegnativo. Più in alto, con partenza da Bocchetta Paù, esiste un altro anello escursionistico attorno a Cima Favaro, chiamato “Il sentiero dei forestali”, più breve e più esposto. Il percorso inizia dal 10° tornante della Strada del Costo. Inizialmente si segue una stradina (“strada tagliafuoco”) che scende e curva a destra dentro un impluvio, dopo aver lasciato a sinistra la diramazione per il sentiero CAI 661 che si fa in discesa. La stradina risale un po’ e dopo un centinaio di metri presenta una diramazione a sinistra: è il sentiero CAI 665, che imboccheremo. Con tornanti regolari e mai faticosi (si tratta di una mulattiera di guerra in quanto queste zone vissero intensi combattimenti soprattutto in occasione dell’”Offensiva di primavera” del 1916, più nota come “Strafexpedition”) si guadagnano diverse centinaia di metri di quota sino ad arrivare al bivio col sentiero 671-663 che, verso sinistra, porterebbe alla Cengia del Can e quindi a Bocchetta Paù. Qui invece si imbocca a destra il sentiero (in piano, poi in discesa) segnalato dal CAI col n° 673 che, all’altezza del Sojo Vasaro, si biforca. Si lascia a destra la diramazione per Caltrano e si va invece a sinistra così da aggirare il Sojo Vasaro ed entrare in Val Grande, dove a 1080 metri di quota troveremo la sorgente di Spianedo. Il sentiero salirà sino ai 1278 metri del Pianlungo e di Malga Sunio (ore 2.30). Da Malga Sunio, si imbocca a nord la stradina sterrata d’acceso alla malga che, dopo un centinaio di metri, si biforca. Si lascia a destra il ramo della strada che va verso Malga Foraoro e si procede verso sinistra (nord) sino ai prati retrostanti il Paù e la Cima Favaro, così da calare poi alla conca sottostante Bocchetta Paù da cui in breve si è ai 1286 metri della Bocchetta. Da questa, scesi sul lato occidentale, si prende a sinistra il sentiero 661 che attraversa in discesa le pendici meridionali di Monte Paù-Cima del Gallo, passa per belle postazioni di guerre con vedute suggestive (in caverna) verso il Monte Cengio e poi, all’altezza del Monte Croce, con una serie di tornanti riporta alla “strada tagliafuoco” e quindi al 10° tornante del Costo da dove si era partiti. (ore 2; ore 4,30 complessive). •

Eugenio Cirpriani
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