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30.08.2017

Nella Valle dei giganti

Il versante nord dell’Agner dal bivacco BedinUna abitazione salendo verso Pont
Il versante nord dell’Agner dal bivacco BedinUna abitazione salendo verso Pont

Eugenio Cipriani

C’è una valle sulle Dolomiti che, sebbene si apra per intero in territorio bellunese (per confinare poi, a sud e ad ovest, col Trentino) ha una caratteristica che la rende assai cara ai vicentini. Sulle sue pareti più alte e selvagge un “grande” come il vicentino Renato Casarotto ha tracciato negli anni Settanta due itinerari destinati a lasciare un segno indelebile nella storia dell’alpinismo dolomitico (e non solo).

Inoltre, su una delle cime più belle e panoramiche, per iniziativa di appassionati vicentini è stato eretto nel novembre del 1976 un bivacco intitolato ad un’escursionista vicentina, Margherita Bedin, morta in giovane età.

Stiamo parlando della Valle di San Lucano, vicino ad Agordo. La valle fa parte del Gruppo delle Pale di San Martino di cui rappresenta il ramo orientale e le pareti che la rinserrano appartengono ai sottogruppi dell’Agner, delle Pale dei Balconi e delle Pale di San Lucano. Il fondovalle è percorso, da Taibon agordino sino a Col di Prà, da una strada asfaltata e da diversi sentieri. La quota è modesta, oscilla fra i 700 e gli 800 metri circa. Non sono invece modesti i dislivelli che separano il fondovalle dalle cime dal momento che variano dai 1200 ai 1500 metri con pareti vertiginose che fan venire il torcicollo a guardarle dal basso.

Non a caso, la valle è conosciuta come “Valle dei giganti”: ovviamente si parla di “giganti di pietra” ed il riferimento è alle pareti sovrastanti. Un tempo la valle era nota come Val Bissara, per la presenza numerosa di rettili, ma col tempo è andato affermandosi il termine Val di San Lucano in quanto nel V secolo dopo Cristo dimorò per alcuni anni, in una grotta fra questi sperdutissimi dirupi, l’eremita Lucano, poi vescovo di Belluno e quindi Santo. Il religioso, fra tutte le montagne scelse le Pale dei Balconi che dominano la testata della Val di San Lucano separando la Val di Reiane da quella di Angheraz. Le Pale dei Balconi sono uno dei sottogruppi più solitari di tutto il gruppo delle Pale. Precipitano sulla Val d'Angheraz con alte lastronate rocciose striate da lunghe fasce di mughi creando un connubio di vegetazione e roccia verticali assolutamente repulsivi sia per l'escursionista che per il rocciatore.

Fra questi selvaggi recessi, luoghi consacrati ai camosci ed ai loro cacciatori, si apre una grotta il cui accesso appare dal fondovalle quasi impossibile: è appunto la grotta di San Lucano, un luogo di romitaggio inserito nel più solenne e maestoso scenario che le Dolomiti possano offrire. A differenza di quanto si può pensare osservando dal fondovalle, raggiungere l’ingresso di questa grotta non è un’impresa eccezionalmente ardua, almeno per un buon camminatore. Oggi, infatti, un ben marcato sentiero, segnalato conduce in un paio d’ore di camminata (a tratti assai ripida e, in alcuni punti, anche esposta) al grande antro.

Qui giunti potremo porre termine alla nostra escursione e, come Lucano, fermarci in contemplazione degli antistanti, paurosi appicchi dell'Agner e delle Pale di San Lucano. Se invece avremo ancora voglia di vedere e di esplorare, le Pale dei Balconi offriranno ai più ardimentosi una romanticissima sorpresa: il Prà della Vena, verde praticello pensile ricco di macchie di mirtilli e cinto da ogni lato da precipizi e lastronate rocciose. Ma attenzione: questa variante dal difficile accesso è riservato solo a chi possiede buona esperienza di montagna, piede fermo e capacità alpinistiche! Per raggiungere la grotta, lasciata l’auto a Col di Prà (843 m) si prosegue lungo la stradina (interdetta al traffico) o lungo il sentiero (più breve ma più ripido) sino al Pont de La Pita in Val di Reiane (ore 1.15 circa da Col di Prà). Da qui non si attraversa il torrente Bordina ma si prende il sentiero segnato Cai 761 che, dopo poche decine di metri, si sdoppia. A sinistra, segnalata in giallo, si diparte la traccia per la Grotta di San Lucano. Dopo un ripido tratto nel bosco il sentiero supera, piegando a sinistra, un impluvio e poi riprende a salire lungo tutto il boscoso fianco settentrionale del Colle di San Lucano. Dopo circa un'ora di cammino ed alcuni ripidissimi zig zag nel bosco, si monta sull'alberata sommità del colle.

Da qui il sentiero scende ripido verso sinistra con impressionanti vedute sulla Val d'Angheraz. Il sentiero si fa stretto e scabroso, seppur sempre ottimamente segnato, con alcuni passaggi piuttosto esposti. Infine, doppiato un alto barbacane roccioso, il sentiero si trasforma in una gradinata terrosa che conduce al grande antro (1.45 ore; 3 ore circa complessive). Discesa per la stessa strada (2.30 ore scarse).

Eugenio Cipriani
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