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06.03.2017

L'occhio degli Altipiani

La conca innevata fra il Passo Vezzena e la Val FormicaDal  Forte Vezzena si vede il lago di Caldonazzo
La conca innevata fra il Passo Vezzena e la Val FormicaDal Forte Vezzena si vede il lago di Caldonazzo

Eugenio Cipriani

Dei vari forti che costellano gli altipiani di Asiago e Lavarone, il forte di Spitz Verle, presso Cima Vezzena (1908 metri), è senza dubbio nei luoghi più “estremi” delle nostre montagne. Costruito dagli austroungarici nel 1907, lo Spitz Verle era uno straordinario osservatorio d'artiglieria. Di esso oggi resta uno scarno scheletro fatto di mura sbrecciate e in buona parte abbattute, ma rappresenta pur sempre un esempio di arditezza costruttiva. Per la sua posizione strategica e per il panorama che si spalanca a 365 gradi venne chiamato “l’Occhio degli altipiani”. Non ebbe però vita lunga, né facile. Venne assalito più volte dagli Alpini del Battaglione “Bassano” (maggio e agosto 1915) ma senza risultato. Ebbe la meglio sulle sue spesse mura, la potenza di fuoco dei cannoni italiani che lo tempestarono di colpi dal Forte Verena e da Porta Manazzo. Benché ridotto press’a poco allo stato attuale, fu base di partenza, nel maggio 1916 in occasione della Strafe-Expedition di alcune truppe. Poi, quando la prima linea si spostò più ad est (Ortigara), il forte perse importanza strategica. Oggi la sua importanza è , oltre che storica, anche escursionistica perché l’esistenza di quei ruderi rappresenta un motivo in più per raggiungere Cima Vezzena, la più bella punta a cerniera fra l’Altopiano dei Sette Comuni e quello di Lavarone. D’estate è una facile passeggiata mentre d’inverno è una bella escursione con le ciaspole. Non eccessivamente lunga, non ripida, ma che richiede attenzione in sommità. Bisogna tenersi ben lontani dal crinale (specie in presenza di cornici di neve): una scivolata lungo il versante nord, che piomba sulla Valsugana con un salto di oltre 1000 metri, è senza scampo. Lasciata l’auto al Passo Vezzena si segue la strada asfaltata tra i prati che passa in fianco ai resti del forte austro-ungarico Busa Verle (Werk Verle), anch’esso bombardato dagli italiani nel primo anno di guerra. Si prosegue per qualche centinaio di metri fino a un bivio: a destra la strada prosegue dritta,a sinistra inizia il sentiero n° 205 (estivo) per Cima Vezzena. Trascuriamo questo ripido accesso e proseguiamo invece per la stradina che ora lambisce il fianco meridionale del monte. Si attraversa uno splendido bosco e, dopo una lunga salita, si arriva ad un bivio quotato 1595. A sinistra troviamo la stradina per Cima Vezzena (da cui faremo ritorno) che però trascuriamo per proseguire in direzione est alla volta di Malga Macai di sopra. Dopo una decina di minuti si esce dal bosco e si nota, in alto a sinistra, Malga Macai di sopra. Senza raggiungerla, si lascia la stradina e si attraversa verso sinistra (nord) il prato aggirando la Pozza Gioconda e dopo 200 metri si raggiunge un’altra pozza, la Pozza dello Spitz. Da questa si prosegue verso nord assecondando l’impluvio compreso a sinistra dalle falde sudorientali della Cima Vezzena ed a destra da quelle sudoccidentali del cimotto boscoso chiamato Il Camin. La traccia, solitamente battuta, conduce ad una sella fra Il Camin e la cresta est di Cima Vezzena. Da qui si prosegue lungo la cresta orientale di Cima Vezzena tenendosi sempre sul lato meridionale e mai sul filo di cresta e, dopo circa venti minuti, si raggiungono la vetta ed i ruderi del forte (ore 3). Al ritorno si scende verso sud-ovest lungo la pista rappresentata dalla mulattiera (sentiero 205). Anche in questo caso mai sporgersi sul versante della Valsugana (nord) almeno sino a quando, sulla sinistra, la strada si allarga e si può scendere, con ampie svolte, attraverso il bosco. Si giunge al bivio a 1595 metri e, lungo la strada fatta all’andata, ripassando davanti al Forte Busa Verle si fa ritorno al Passo Vezzena (ore 2 circa, ore 5 complessive).

Eugenio Cipriani
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