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01.06.2017

I ciliegi in Val Tramigna

Il fondovalle dove nasce il rio Tramigna. In alto la mappa e il campanile di Campiano La fioritura dei ciliegi che è in corso in questi giorni
Il fondovalle dove nasce il rio Tramigna. In alto la mappa e il campanile di Campiano La fioritura dei ciliegi che è in corso in questi giorni

Eugenio Cipriani

Il giovane Holden, protagonista dell’omonimo romanzo di Salinger, domandava agli infastiditi passanti newyorkesi in Central Park “dove mai volassero le anatre d’inverno”, stratagemma letterario attraverso il quale il romanziere americano intendeva denunciare quanto grande stesse diventando (negli anni Sessanta) il disinteresse dell’uomo della città nei confronti della Natura. Negli ultimi decenni le cose sono un po’ cambiate e vi è stato a tutti i livelli un ritorno d’interesse verso l’ambiente naturale e occasioni anche “effimere”, destinate magari a durare solo pochi giorni all’anno. Come nel caso della fioritura dei ciliegi: un evento di commovente bellezza che la Natura ripropone ogni anno come un rito, come una festa. Tra le vallate che in questi giorni biancheggiano di ciliegi in fiore, ce n’è una in particolare: la piccola Valle di Tramigna (o Val Tramigna), a nord di Soave, al confine fra la provincia di Vicenza e quella di Verona. Per chi non abita in quelle zone è un evento da non perdere. Quante volte nella nostra vita avremo l’occasione di ammirare lo spettacolo dei ciliegi in fiore? A ben guardare, non è un’opportunità rinnovabile all’infinito. Capita una volta sola all’anno e, se escludiamo gli anni dei quali non teniamo il ricordo (diamo per scontato siano quelli della nostra fanciullezza) possiamo stimare che, se ci va bene, avremo modo nella vita di vedere fiorire i ciliegi all’incirca una settantina di volte.

Se poi aggiungiamo gli anni in cui magari siamo lontani o eccessivamente presi dai nostri impegni, gli anni in cui la fioritura è troppo breve o rovinata dal maltempo, ebbene alla fine il conto si restringe alquanto. Ed è un vero peccato, perché l’”esplosione bianca” dei ciliegi è uno degli spettacoli naturali più belli che ci sia dato osservare, per di più senza bisogno di recarci in esotiche e lontanissime località. Ma forse proprio per questo molti (troppi) tendono a trascurarlo. Oppure preferiscono ignorarlo, proprio come i passanti newyorkesi di Salinger.

Lasciata l’auto nei pressi della rotabile si inizia a salire a piedi seguendo una stradina che dopo due curve diventa molto ripida, oltrepassa una costruzione in cemento e raggiunge un piccolo rustico. Duecento metri circa dopo il rustico non si prende a sinistra una stradina ma si prosegue invece a destra lungo la traccia principale che si fa via via più ripida. Cento metri circa più avanti, laddove la strada piega decisamente a destra, noi prendiamo invece a sinistra una strada campestre meno marcata che attraversa interamente un terrazzamento coltivato a ciliegi (costa di Cornalé) in direzione di Campiano, paese che vediamo stagliarsi in alto sullo sfondo della valle. All’estremità del terrazzamento, la traccia si fa più netta per trasformarsi poi, dentro un fitto bosco, in una stradina. Da qui fino alla sommità del monte il percorso è obbligato e segue fedelmente questa stradina che un tempo era la principale via d’accesso a Campiano. Dopo l'ultimo tornante nel bosco un breve rettilineo conduce sul crinale sudoccidentale del Monte Serea, a circa 500 metri di quota. In breve ci troviamo ad un quadrivio dove si prende a sinistra la stradina che corre lungo il crinale del monte verso nord-est puntando ad una caratteristica croce in ferro. In pochi minuti si raggiungerebbe Caltrano, graziosa contrada che presenta begli edifici rustici, interessanti lavatoi in pietra ed un fienile ad arco soprastante la strada veramente originale. Da Caltrano, dopo circa venti minuti di cammino si raggiungere il paese di Campiano (ore 1.30). La discesa si effettua lungo la strada asfaltata sfruttando alcune scorciatoie (ore 1.30- ore 2.30).

Eugenio Cipriani
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