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01.06.2017

Costa d'Agra e Tre Sassi

I boschi della Valle dei Tre Sassi che confina con la Valle delle Lanze: sullo sfondo i monti trentiniUn altro scorcio della natura che circonda il tragitto per ciaspole
I boschi della Valle dei Tre Sassi che confina con la Valle delle Lanze: sullo sfondo i monti trentiniUn altro scorcio della natura che circonda il tragitto per ciaspole

Eugenio Cipriani

Dove fare un’ultima ciaspolata di primavera sulle nostre montagne prima che i tepori della bella stagione si portino via tutto il manto bianco? La Cima della Costa d’Agra, con i suoi oltre 1800 metri di quota, potrebbe offrire questa opportunità. Specie se la si raggiunge dagli ombrosi boschi della Valle dei Tre Sassi. Dalla sommità, quotata 1820 metri, il panorama è assolutamente straordinario. Impossibile elencare tutte le cime che si vedono: si può solo sinteticamente dire che, nelle giornate più limpide, lo sguardo abbraccia gran parte delle Alpi e Prealpi venete, trentine e lombarde. Proprio fra le selvose pendici di queste montagne che nasce l’Astico. Le principali cime che rinserrano le sorgenti del corso d’acqua sono Il Sommo Alto, il Plaut, la Bocca di Valle Orsara, il Monte Durer ed il Dosso del Kerle. Questi luoghi, oggi a vocazione prevalentemente turistica, un tempo nascondevano fra i boschi importanti “industrie”. In contrada Tezzeli, a 1200 metri di altitudine, sino a metà del secolo scorso era in funzione una segheria ad acqua, che risaliva a fine 1800. Funzionava appunto grazie alla forza dell’acqua che, convogliata da una gronda in un invaso “di carica”, scendeva a cascata sulla ruota a pale e quindi metteva in azione i macchinari interni. Si trattava di una lavorazione “stagionale”, in quanto la sua attività era legata alla portata idrica dell’Astico, cosicché la primavera e l’estate erano le stagioni di grande lavoro poiché è in quel periodo dell’anno che più di frequente si verificavano, e si verificano tuttora, le produttive “piene”.

Questa escursione ha inizio dagli Albi di Prà Bertoldo (quota 1424 metri), sulla rotabile “dei Fiorentini” che collega il Passo della Vena a Folgaria. Dagli Albi si percorre la Valle dei Tre Sassi tenendosi, almeno per i primi tre quarti d’ora di cammino, prevalentemente sul fondo (traccia quasi sempre presente). Intorno ai 1500 metri di quota il pendio si fa più ripido e ci si porta sotto le pendici occidentali del Monte Coston. Giunti alla bocchetta dei Tre Sassi, che separa la Valle dei Tre Sassi dalla Valle delle Lanze, si va in lieve salita verso destra alla volta dei 1667 metri di quota del Baito Paruja. Appena oltre il Baito, sempre verso sud, si apre un vasto anfiteatro il cui lato meridionale presenta una breve ma ripida parete semicircolare di roccia che si aggira a destra per circa duecento metri di terreno ripido oltre il quale il pendio si addolcisce e conduce al vasto pianoro che precede a sud-est la cima vera e propria della Costa d’Agra (1820 metri), che si raggiunge dopo circa mezz’ora di splendida passeggiata su un crinale aperto a 365 gradi. In discesa si segue l’itinerario appena percorso fino al Baito Paruja dal quale per tornare all’auto ci sono due possibilità. Se si vuol fare ritorno direttamente al parcheggio bisogna ripercorrere la Valle dei Tre Sassi, naturalmente ripassando per la bocchetta omonima. Altrimenti si può effettuare un giro ad anello, più vario ed interessante, scendendo per la Val delle Lanze. In questo secondo caso, quindi, dal Baito si scende verso ovest seguendo il percorso della strada di servizio del Baito e, dopo un’ampia curva verso destra, ci si cala nell’alta Val delle Lanze. Senza intersecare il tracciato della piste si scende scendiamo a sinistra (nord) lungo questa splendida ed ampia valle (alle nostre spalle si alza la cima del Monte Campomolon) toccando dapprima gli edifici presso il Baito Tommaselli, lasciando poi a destra il Baito Fiorentini e raggiungendo infine la “strada dei Fiorentini” presso l’omonimo albergo. Da qui a piedi (o, meglio, in autostop), si fa ritorno dopo 2 km e mezzo a punto di partenza (ore 2; ore 4 complessive).

Eugenio Cipriani
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