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23 novembre 2017

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06.03.2017

Ciaspole al Monte Maggio

Dal Monte Maggio  la veduta verso il monte Cornetto, il Becco di Filadonna e sulla sinistra il Brenta
Dal Monte Maggio la veduta verso il monte Cornetto, il Becco di Filadonna e sulla sinistra il Brenta

Eugenio Cipriani

Eccezionale belvedere sui versanti orientale e nordorientale del Pasubio oltre che su tutto l'arco alpino trentino e veneto occidentale, il Monte Maggio è una di quelle cime prealpine "minori" che meritano d'essere visitate. A cavallo fra l'alta Valle del Terragnolo e gli altopiani di Folgarìa, il Maggio si allunga verso meridione come un’immensa prua. Per questa sua posizione isolata e strategica il costituì durante la prima Guerra mondiale un importante caposaldo militare austriaco. Ben noto ai fondisti che ne affollano le piste del fianco settentrionale, il Maggio è stato riscoperto anche come ottima mèta per amanti delle ciaspole. La gita può essere effettuata solo con un abbondante innevamento, tale da aver ricoperto i mughi e gli arbusti; dopo abbondanti nevicate la strada asfaltata che sale da Tonezza e porta al Passo del Melignone (sarebbe l’accesso più comodo dal vicentino) può essere chiusa e occorre fare l’ampio giro da Lavarone.

Lasciata l’auto al parcheggio di malga Coe (1580 metri) si inizia la ciaspolada per il Monte Maggio volgendo le spalle a malga Coe, incamminandosi verso sud puntando alla lontana ma evidente sommità del Monte Maggio, con alta croce metallica. Si oltrepassa in più punti la pista da fondo, senza danneggiare le “rotaie”. Solitamente è presente una traccia per le ciaspe ben battuta che incrocia circa 4 corsie e poi sale parallelamente alla pista più esterna (vale a dire la più occidentale) delle numerose tracciate fra i boschi di questa porzione settentrionale del Monte Maggio, nota col nome di Alpi di Zonta. Per 15 minuti la traccia si tiene a sinistra della pista, poi la attraversa e si porta alla sua destra (il tracciato può variare di anno in anno). Dopo circa un altro quarto d’ora di salita, sulla destra si nota una piccola tabella in legno che indica la direzione da seguire per imboccare il sentiero n° 124 (E5) che conduce in vetta al Maggio, indicazione che tuttavia trascuriamo in quanto la pista che si stacca alla nostra destra sarà quella che utilizzeremo al ritorno.

Continuiamo parallelamente alla pista sino a quando questa, raggiunto il suo punto più elevato a circa 1650 metri di quota, piega decisamente a sinistra (est). A questo punto occorre individuare la traccia che, staccandosi dal bordo della pista, si inoltra fra i boschi in direzione sud, dapprima superando un lieve dosso (che separa la zona detta Alpi di Zonta da quella detta Alpi di Melegna) e poi puntando alla vasta “busa” sottostante il versante nordorientale del monte. La traccia è solitamente battuta, tuttavia qualora non fosse ravvisabile sul terreno occorre puntare sempre verso sud-sud ovest. Raggiunto il limite superiore del vasto avvallamento (la “busa”) ci si trova ai piedi del breve ma ripido versante settentrionale del Maggio. Naturalmente non lo si affronta direttamente. Si contorna invece il bordo settentrionale e poi quello orientale della conca per raggiungerne l’estremità sudorientale da dove, per radure e pendii baranciosi (solitamente coperti dalla neve) si sale alla volta dell’ampia sella situata sulla cresta orientale del Monte Maggio fra l’anticima est, quotata 1830 metri, e la quota 1792. Dalla sella, quotata circa 1750 metri, si risale l’ampio crinale orientale del Monte Maggio (d’estate vi corre il sentiero n° 520) lungo il quale si tocca dapprima l’anticima orientale quotata 1830 metri e poi la cima vera e propria (1853 metri) contraddistinta dall’alta croce metallica e dalla lapide in ricordo dei caduti di guerra (ore 2 circa).

IL RITORNO. Per tornare a Malga Coe, anziché seguire il medesimo itinerario, converrà scendere verso est alla sottostante selletta quotata 1833 metri dove troveremo, che spuntano dalla neve, le tabelle con l’indicazione dei sentieri. Si segue a questo punto l’indicazione, verso nord, per Malga Coe (sentiero n° 124 – E5 “Sentiero Europeo”) che d’estate è una stradina sterrata mentre d’inverno è solitamente una buona traccia che corre inizialmente poco sotto lo spartiacque settentrionale del Monte Maggio. Dopo circa duecento metri si lascia a sinistra la deviazione per il Forte Sommo Alto (d’inverno pericolosissimo avventurarvisi!) e si prosegue in costante discesa verso nord alla volta dei boschi di Zonta. Dopo circa venti minuti di discesa la traccia piega sensibilmente verso nord-est e cala sino a raggiungere la pista da fondo nel punto che avevamo segnalato in precedenza nella descrizione della salita. Ci si ricollega pertanto al percorso già fatto all’andata e quindi si fa ritorno al parcheggio (ore 1 circa dalla cima; ore 3 circa complessive).

Eugenio Cipriani
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