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18 novembre 2018

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28.03.2018

CAMPO, IL BORGO FANTASMA

Un tratto in salita della mulattiera in selciatoGli affreschi del 1358 nella chiesa di San Pietro in Vincoli
Un tratto in salita della mulattiera in selciatoGli affreschi del 1358 nella chiesa di San Pietro in Vincoli

Lontano dallo strepitìo del lago, avulso dall'ansimare delle camminate in alta montagna, acquattato a mezza via tra l'uno e l'altro. Ci si arriva solo a piedi con una facile passeggiata tra gli ulivi. Campo di Brenzone, pur rientrando nel club dei paesi-fantasma, è un ospite affascinante e aspetta visite. Lo si raggiunge uscendo al casello di Affi sull'autostrada Verona-Brennero e puntando alla Gardesana che si risale fino alla deviazione per Marniga, frazione di Brenzone, che si attraversa sulla stretta via Marniga per poi proseguire a destra su Via della Disciplina fino al parcheggio alle spalle della chiesa di Magugnano dove si lascia l'auto. Da qui, a piedi, si segue l'indicazione per località Campo salendo Via Ca' Romana e poi Via San Pietro. Il sentiero è un'antica mulattiera selciata che dal Trentino arrivava a Verona dove la millenaria coltivazione dell'olivo ha terrazzato l'aspro versante del Monte Baldo con muretti a secco alti fino a tre metri. Il luccichìo del Garda, le vele bianche, il rupestre versante bresciano si affacciano tra i rami degli ulivi componendo incomparabili scorci. In meno di un'ora si arriva a Campo, annunciato da un capitello con crocifisso. L’abitato di Campo ha una struttura medievale, ed è stato abbandonato dai suoi abitanti negli anni ’60 del ‘900 con una migrazione forzata verso le città del nord Italia. Il borgo, in verità, non è mai stato del tutto lasciato, ancora ci vivono alcune persone, sentinelle e custodi di viuzze, sottopassi, cantine, stalle, fienili e orti desolati. Il nucleo centrale detto "il castello" domina sugli altri edifici e rappresenta l'insediamento più antico di origine alto-medievale, attorno al quale si sono addossate le abitazioni in epoche successive. LA SIORA VERONICA. All'inizio della contrada c'è la casa di Olga, vi soggiorna ormai raramente ma se la trovate sarà prodiga di racconti e vi offrirà anche il caffè narrandovi della zia Cecilia, nata in Massachusetts ma rimpatriata a Campo da bambina. In cucina c'è la sua foto dove appare come un'indiana, le lunghe trecce nere sul petto. Nel tinello, un modellino della "Siora Veronica" il veliero che dal 1926 solca le onde del Garda. Un tempo il bastimento trasportava da Riva a Desenzano: persone, olio, vino, bestiame. Oggi è ormeggiato nel porto di Malcesine e attrezzato per crociere di charme, www.sioraveronica.com. Vicino alla casa di Olga sono stati sistemati dei tavoli e panche per una sosta al sole vista lago. LA CHIESETTA AFFRESCATA. All'estremo della contrada, ombreggiata da un cipresso, sorge la chiesa di San Pietro in Vincoli la cui origine risale all'XI secolo con la facciata restaurata nel Settecento. L'interno è una vera sorpresa per le pareti affrescate dal maestro Giorgio da Riva nel 1358. Sotto il ligneo soffitto a capanna si dispiega una sequenza di sacri personaggi i cui mantelli rossi e violacei su sfondo azzurro ravvivano il modesto ambiente. C'è da chiedersi il motivo di un simile lavoro artistico in un questo piccolo borgo nascosto. Sul catino absidale, sotto i simboli degli Evangelisti si apre una finestrella strombata che inquadra un ulivo, la piccola abside va guardata anche dall'esterno, dal sentiero che risale le pendici del Baldo e che in circa due ore e mezzo, raggiunge i 1060 m. di quota di Prada Alta. IL SENTIERO DI RITORNO. Davanti alla chiesetta si scende alla fontana-abbeveratoio e, alle sue spalle, si riprende la mulattiera selciata sotto un tunnel di ulivi. Le secolari mulattiere, che risalgono tortuose il ripido versante della montagna, per lunghi tratti conservano ancora l’originario caratteristico selciato e testimoniano i pesanti lavori dell’antica comunità contadina legati all’olivicoltura, all’allevamento, alla coltivazione del castagno e al taglio del bosco. Lungo queste carrarecce il trasporto dei materiali e dei vari prodotti raccolti in montagna quali legna, fieno e castagne, veniva effettuato per scivolamento e trascinamento mediante l’utilizzo di una particolare slitta tutta in legno, detta “caréta” o “barùsola”, trainata da muli o da asini. Per facilitare lo scorrimento della slitta sul selciato i due legni che fungevano da pattini venivano unti con la feccia dell’olio o con i residui dello strutto. Si procede in discesa lungo il Percorso Natura, attrezzato per esercizi ginnici, fino a incontrare sulla sinistra il capitello con la Madonnina e qui si svolterà a destra e si continuerà in discesa nel bosco. A un crocicchio, una panchina in posizione panoramica è un punto di sosta per ammirare l'increspare del lago e la riva bresciana. Oltrepassata la cappellina della "Madonna de l'Aiut", al termine della mulattiera si sbuca in centro a Marniga e qui, scendendo Via al Lago, si raggiunge la ciclo-pedonabile a filo d'acqua che riporta a Magugnago e da qui al parcheggio. Oppure, allo slargo, invece di scendere Via al Lago si prosegue dritti per Via Marniga e si torna alla chiesa di Magugnano e alla sosta dell'auto. L'intero anello di circa 8 km impegna 3 ore compreso il gironzolare per Campo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Albertoni
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