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Operaestate Festival

30.07.2016

Bravo Iván Pérez
Il pieno della danza
nei vuoti delle Bolle

Lorenzo Parolin
BASSANO
Dalle “Bolle Nardini”, questa volta, si esce con una certezza: chiunque proporrà una coreografia sullo sfondo delle architetture disegnate da Massimiliano Fuksas dovrà confrontarsi con il lavoro dell’iberico Iván Pérez. Il progetto “Bolle” in edizione 2016 (giovedì 28 in prima serale, repliche fino a stasera ore 21.20, biglietto 20/16 euro) porta la sua firma ed è destinato con ogni probabilità a lasciare il segno. Merito di un gruppo di danzatori di qualità (Cristopher Tandy, Ines Belda Nacher, Kim-Jomi Fisher e Jefta Tanate) ma soprattutto di una drammaturgia che dialoga con gli spazi. Vale a dire che la creazione di Pérez non si sovrappone alle Bolle Nardini a mo' di scenografia, ma la abita. Il risultato è un lavoro i cui quadri si prestano a diverse chiavi di lettura. La più immediata , la ricerca della natura in un luogo la cui bellezza è opera dell’uomo. Così, le prime strutture ad accogliere i danzatori sono i rami dell’unico grande albero che spunta dal prato all’inglese. O, ancora, il velo d’acqua clorata su fondo nero che simula un laghetto all’ingresso dell’edificio, si anima di onde e nella mimica dei performer lascia intuire profondità da abisso. Nel secondo quadro, la discesa lungo le scale che portano all’auditorium è l’occasione per simulare una tempesta che i danzatori affrontano muovendosi all’unisono. Si chiude con il segmento finale che vede nuovamente il quartetto dialogare con il “lago” all’ingresso. Il tutto prima di imbarcarsi nell’ascensore di vetro che porta i danzatori a colonizzare gli spazi superiori, le due “bolle” di vetro delle Bolle Nardini. Dalla natura alla cultura, nel senso di “presenza dell’uomo” in un dialogo attuale come pochi. Luci spente. Applausi. 
Accanto a questa lettura, lasciandosi guidare dallo stesso Pérez, ce n’è una seconda che sa pure un po’ di fantascienza. “Siamo nel 3035 – scrive l’autore nel programma che consegna al pubblico -, le Bolle abbandonate da secoli sono occupate da abitanti sconosciuti, per i quali gli intrusi sono gli spettatori, primi visitatori da decenni. Attenzione a come si relazionano all’ambiente”. Allora, in questa sorta di “futuro anteriore” da day after il percorso si può immaginare come un ritorno alla civilizzazione segnato dai suoni che da aspri, via via, si addolciscono fino al congedo che porta a salire le stelle. Originale, piacevolmente imprevedibile e costruito su misura per lo spazio che l’ha ospitato: il progetto “Bolle 2016” è già una pietra miliare.

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