martedì, 19 marzo 2019
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31.01.2014

Sofia, un fiore a Sanremo

La condivisione dei doveri. E' nata e vissuta ad Arzignano, e professa la sua vicentinità al cento per cento. Eppure Sofia, ventiduenne cantante che tra qualche giorno vedremo sul palco del Festival di Sanremo, ha un padre tunisino e una madre napoletana. È o non è vicentina? La risposta, a mio avviso, è una sola: ciascuno è ciò che si sente di essere. Non è, ovviamente, una questione di fondamentale importanza: è solo lo spunto per riflettere su un argomento - quello dell’identità - attorno al quale ruotano fin troppi discorsi soprattutto da quando negli ultimi vent’anni l’immigrazione e la globalizzazione hanno velocemente mescolato i colori di territori con una forte identità locale. Nel vicentino ormai non fanno più notizia le classi in cui su venti alunni, solo tre sono figli di genitori italiani. Poi vai in queste classi e senti i ragazzini parlare con una clamorosa inflessione vicentina, o addirittura in dialetto. Cresceranno vicentini? È possibile: ma la lingua è una condizione necessaria, non sufficiente. Serve una condivisione di valori, di sentimenti, di abitudini, di usi e di costumi. Una condivisione che non c’entra nulla con i diritti, che pure sono sacrosanti: c’entra con i doveri, che nella scala dei valori di cui sopra, vengono ancora prima.

di Ario Gervasutti

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