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25.04.2014

La maestra dei tacchi

Una tappa del Giro d’Italia quest’anno vedrà l’arrivo sul monte “sacro alla Patria“, il Grappa. Era dal 1968 che la corsa rosa non raggiungeva il sacrario dove riposano diecimila caduti della Grande Guerra. Anche allora, in occasione di un anniversario: i cinquant’anni dalla fine del conflitto. Stavolta sono cento gli anni trascorsi dall’inizio dell’immane tragedia che ha segnato il secolo scorso. E il Veneto in particolare, teatro delle più cruente battaglie del conflitto sul fronte italiano, sarà il luogo in cui onorare la memoria delle centinaia di migliaia di giovani caduti per costruire questo Paese unito e libero. Per ciò stride ancor più l’immagine di quel “tanko“ dei Secessionisti che nelle scorse settimane tutti hanno visto pubblicate sui giornali. Non è questa la sede per esprimere valutazioni sui progetti indipendentisti o sulla nostalgia per la Repubblica Serenissima: ognuno è libero di pensarla come crede e non sarà certo un’inchiesta della magistratura a impedire di esprimere un’opinione, anche se magari questa è sbagliata o non condivisibile. Ma una cosa si può dire, qui e ora: la guerra è una cosa troppo seria e vera per costruirci sopra carri carnevaleschi. Quei ventenni veneti, friulani, calabresi e sardi si sono fatti massacrare sull’Altopiano e sul Grappa per consentire a tutti noi di vivere ciò che loro hanno potuto solo sognare. Saliamo sul Grappa a portare un saluto: ma saliamoci in bicicletta, non con un tanko.

Ario Gervasutti

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