mercoledì, 27 marzo 2019
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28.03.2014

La bella Manu conquista l'America

La ricetta del lavoro. I guru dell’alta cucina sono sempre esistiti. Ma un tempo erano personaggi noti solo a un’élite di adepti o di cultori della gastronomia, ed erano pochi: la priorità era riempire la pancia, senza sottilizzare sul come. Oggi la priorità del saturo mondo occidentale si è rovesciata: è la dieta. È una regola del mercato: quando la quantità è superiore al necessario, si rende necessaria la qualità. Gli chef con una formazione adeguata lo hanno capito, e molti di loro sono diventate autentiche star grazie soprattutto alla televisione e a format di successo. Al di là del fenomeno di moda, è davvero prezioso il contributo che danno alla cultura del “buono“ e del “bello“ che c’è nei nostri territori. È un bene che frotte di adolescenti scherzino sul giusto sapore di un cibo o sul corretto equilibrio dei grassi; è positivo che di fronte a un piatto scadente esclamino «ma tu vuoi che io muoro?», imitando Bastianich. L’importante è che tengano sempre a mente due punti fermi. Il primo: la cucina è un gioco solo per chi “sa giocare“, e per imparare a giocare la ricetta è una sola. Lavoro, lavoro, lavoro, poi studio e ancora lavoro. Il secondo: il talento non si inventa. Perciò se la mamma o il papà non sfornano un piatto da tre stelle, non metteteli alla porta gridando: «Sei eliminato».

di Ario Gervasutti

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