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"Braccialetti azzurri", un inno alla vita

04.04.2017

"Braccialetti azzurri", un inno alla vita

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Albert Espinosa, Braccialetti azzurri, Salani 2015 "Un problema è solo la differenza tra ciò che speravamo e ciò che abbiamo ottenuto dalle persone o dalla vita". Già il titolo del primo capitolo è spiazzante come d'altronde tutto il resto del libro. "Braccialetti azzurri", uno degli ultimi romanzi di Albert Espinosa edito da Salani nel 2015, è un vero e proprio inno alla vita. Contraddittorio se si pensa all'argomento su cui si snoda: la morte. Questa viene raccontata attraverso la storia di un diciassettenne che, condannato dalla malattia, si reca in un'isola dove vi sono altri come lui. Qui, aspettando il momento di perire, essi impareranno invece a vivere. Troppo spesso al giorno d'oggi si ha paura di affrontare questo delicato argomento, un vero e proprio tabù che è finito per diventare erroneamente una fobia collettiva. Erroneamente perché, come ci dice l'autore, è un fatto che fa parte della vita stessa ed «è solo imparando a morire che si impara a vivere». Espinosa scrive con uno stile accessibile a tutti e al contempo capace di catturare l'attenzione di una vastissima platea. Non ha l'arroganza di insegnare niente a nessuno, eppure riesce a farlo. La sua è una riflessione sul tempo perso, sulle preoccupazioni che ci affliggono quotidianamente e che ci uccidono. Leggendo impariamo che la vera morte non è quella fisica del corpo ma quella spirituale a cui ci riduciamo evitando di correre rischi per paura delle conseguenze. Il sottotitolo del romanzo suggerisce poi un altro importante tema che viene trattato, l'amore per il proprio caos, ovvero per quelle stranezze che ci rendono diversi ma soprattutto speciali, vivi. Quello che colpisce del libro è il fatto che non si tratta solo delle solite belle parole, grazie al legame creato tra il messaggio e la storia narrata che rende il tutto più vero e reale. 

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