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15 novembre 2018

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Zig Zag

27.11.2017

VITA NEL MASO D’INVERNO

Anna  ed Alois Berger, S.Nicolò, Ultimo: con loro si fa il pane
Anna ed Alois Berger, S.Nicolò, Ultimo: con loro si fa il pane

Nicoletta Martelletto

Un solo tetto, due case: una per gli uomini e una per gli animali, contigui e dipendenti. E fuori il terreno da coltivare, spesso su aspri pendii. Il maso, il mansum latino, nasceva così, come baluardo della vita in montagna, dove il ritmo era ed è ancora oggi scandito dalle stagioni. Ha una vita regolata da leggi medievali, come l’indivisibilità della fattoria, il maggiorascato, ovvero l’eredità al primogenito maschio, la costruzione con i materiali del bosco, pietre e legno di larice. Il maso è un mondo autosufficiente, di cui il contadino è stato orgoglioso, fino ad anni difficili in cui agricoltura e allevamento non hanno più garantito introiti sufficienti. Il desiderio di non abbandonare la montagna ha incrociato la nuova vocazione al turismo, che già da fine Ottocento d’estate ha segnato il destino di almeno due terzi dei 2600 masi dell’Alto Adige. Negli anni Sessanta con le migliorìe alla rete stradale, la vacanza in agriturismo diventa la nuova scelta del Nord Europa ma ci vogliono almeno altri vent’anni perchè diventi una abitudine anche degli italiani. Il maso è luogo vivo dell’accoglienza che coincide con i volti della famiglia che lo abita: nel 1999 l’alleanza dell’ospitalità di qualità si è tradotta in un marchio, il Gallo Rosso, www.gallorosso.it, che sostiene l’attività turistica, la qualifica e la certifica (voto con fiori da 1 a 5) per conto dell’Unione agricoltori e coltivatori diretti del Sudtirolo. La crescita è stata esponenziale: all’inizio 600 masi, oggi sono 1640; nel 1999 15 mila letti e 108 mila arrivi, oggi sono 24.600 letti e 413 mila arrivi. Il marchio raduna 1600 masi con camere o appartamenti; 40 osterie contadine (buschenschank se producono vino, hofschank se offrono piatti di carne di produzione propria); 68 masi che lavorano prodotti di qualità; 10 masi che lavorano l’artigianato.

In ciascuno di questi l’esperienza non è una messa in scena per i turisti, ma un’ immersione reale nella vita contadina, anche d’inverno quando l’attività all’aperto è ridotta. Sono i giorni questi in cui ci si prepara alle feste natalizie e ferve il lavoro nelle stalle - ogni maso possiede dalle 5 alle 10 mucche - e nelle cucine. Dovunque aleggia profumo di cannella, dei biscotti spitzbuben e dei vanillekipferln. Nel maso Obereggerhof sopra San Pancrazio, splendido panorama sulla Val d’Ultimo con due appartamenti per turisti, Bernhard Hillebrand si occupa di mucche, vitelli, galline e di un gigantesco fienile, mentre Edith fa lezioni di intaglio dei bastoni da passeggio e di krapfen locali, sorta di crostoli ripieni di un composto di semi di papavero, cannella, noce moscata e burro. Per entrambi la vita è scadita dalla doppia mungitura, prima dell’alba e al tramonto. La rete dei camion delle cooperative garantisce il ritiro quotidiano del latte, domeniche comprese. Più a nord sempre in Val d’Ultimo, sopra S.Nicolò a 1700 metri, il biomaso Unterschweig di Alois Berger che risale al 1866, si regge su coltivazioni di ortaggi e tuberi, mucche e un piccolo caseificio, oltre della creatività di Anna che confeziona burro, yogurt, tisane ed estratti di mugo. Qualche chilometro più sotto Franz Kaserer e la moglie hanno aperto nel maso Raffeinhof un’ osteria contadina, dove assaggiare cose “perdute” come la minestra di pane o il cavolo cappuccio agrodolce. Franz, 68 anni, già dipendente comunale per le reti idriche, ha fatto esperienza di sostituto pastore in malga e tornato a valle si è dato alla piccola ristorazione: 50 posti, spesso esauriti. E’ lui il protagonista di una fiaba moderna che da 19 anni vede tornare ogni ottobre Fuekki, una femmina di camoscio che Franz salvò casualmente appena nata durante il soccorso ad un alpinista. D’inverno il camoscio dai 13 piccoli staziona nei paraggi dell’osteria, non si fa toccare da nessuno tranne che dal suo salvatore. E col disgelo sale di nuovo sui tremila metri.

Nicoletta Martelletto
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