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19 novembre 2018

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08.06.2018

VERDE MARE CORK, PORTA D’IRLANDA

Lo spettacolo di Capo MizenUn quartiere di case colorate a Cork, 120 mila abitanti
Lo spettacolo di Capo MizenUn quartiere di case colorate a Cork, 120 mila abitanti

Roberta Bassan CORK (IRLANDA) Ci sarà un motivo per cui un paesino irlandese di 4 mila anime e 400 anni come Clonakilty è diventato emblema di un progetto di miglioramento degli spazi pubblici. «L’obiettivo - spiega Giulia Vallone, ascoltato architetto della contea di Cork - era quello di rendere la comunità locale consapevole del valore del suo paesaggio». Luogo amichevole, punto d’incontro, felice. E così un’isola felice tra le braccia del fiume Lee, ad un tiro di schioppo da Clonakilty, giù nel sud ovest è Cork, seconda città dell’Irlanda per dimensioni (dopo la capitale Dublino) e con il sorriso dei 120 mila abitanti, un quarto studenti che di giorno popolano università e college tra i più rinomati e di sera vivono il suo centro, complice l’atmosfera di una città sicura animata dai pub con le birre di produzione locale e i ristorantini dalla cucina creativa. Ma Cork è soprattutto la porta d’accesso al sud d’Irlanda, la base per partire alla scoperta della Wild Atlantic Way (www.irlanda.com) passando per Cobh, ultimo attracco del Titanic, proseguendo per Kingsale capitale gourmet con affaccio sul porto e il forte di difesa a stella meglio conservato d’Europa, fino appunto a Clonakilty con il suo centro-simbolo e le onde dell’oceano da cavalcare. E ancora capo Mizen, estremo sud dell’Irlanda, dalla vista mozzafiato e camminamento tra gli scogli sull’oceano. VICINANZA. Le distanze con il Veneto si sono pressoché annullate con il volo bisettimanale diretto Verona-Cork e ritorno (www.volotea.com) fino al 6 ottobre, il sabato già attivo, il mercoledì con decollo il 27 giugno. Cork ha un po’ di Venezia con l’acqua a far da padrona e i canali nel centro che occupa una lunga isola sul fiume Lee, collegata da vari ponti a una periferia ottocentesca adagiata sulle colline dove il driver Paul Thomson indica il quartier generale della Apple, meno di 3 miglia dal cuore cittadino, centro di assemblaggio degli IMac e di logistica destinato al mercato Emea, 6 mila addetti. Nessun riferimento all’inchiesta internazionale che per settimane ha tenuto banco sull’uso dei paradisi fiscali. Vero è che a Cork il lavoro non sembra mancare e neppure la vita commerciale che brulica tra St. Patrick’s street e Grand Parade. E obbliga a sostare all’English Market, loggia coperta in stile georgiano, sul sito di un mercato dove la gente come 4 secoli fa si trova per salutarsi, mangiare, fare spese a chilometri zero. La cultura non manca: dalla cattedrale di San Finn Barre con decori gotici vittoriani costata uno sproposito e dal cui monastero d’origine costruito su una palude ebbe origine la storia della città fino alla più mite S. Anna appollaiata sulle colline dove suonare le campane di Shandon, seguendo un preciso testo (a numero corrisponde corda) è diventata una delle prime attrazioni. ROTTA. Da Cork si aprono mille rotte verso sud con alcune costanti a riempire gli occhi: il verde della natura, mucche e pecore affacciate sull’oceano, paesi pittoreschi, porticcioli. Un porto naturale in piena regola, il secondo più grande del mondo dopo il Sydney Harbour in Australia, però è Cobh (che si pronuncia Cof) dove sbarcano frotte di turisti dalle grandi navi. Ad attenderli Michael Martin, guida e scrittore, che del Titanic trail è una vera e propria istituzione. Nel 1912 il transatlantico britannico fece qui il suo ultimo scalo prima della tragica collisione con l’icerberg al largo di Terranova dove persero la vita 1.500 persone. A Cohb ne salirono 123. Ad esempio si può fare amicizia con Mary Mullin, ventenne con il sogno americano, che salpò in terza classe. In ogni biglietto d’ingresso al museo è stampato il nome di un passeggero. Alla fine si vedrà attraverso una postazione interattiva se sarà un sopravvissuto. E nel frattempo il museo guiderà tra i segreti del Titanic sì ma anche del Lusitania, silurato al largo della costa di Kinsale. E dell’emigrazione perchè Cohb fu anche l’ultimo pezzo di Irlanda che tanti emigranti videro prima di lasciare il Paese e partire per l’attraversata. Maledetta quella del Titanic. Mary però si salvò. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberta Bassan
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