16 febbraio 2019

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18.01.2019

TÊT, LA FESTA DEL VIETNAM

In alto le lanterne a Hoi An. Qui offerte agli altari domestici
In alto le lanterne a Hoi An. Qui offerte agli altari domestici

Si chiama Têt Nguyên Ðán, popolarmente Têt ed è la festa più importante. Quest’anno cadrà il 5 febbraio. Tutto si ferma in Vietnam in questa ricorrenza che ha un valore simbolico superiore al Natale, al Capodanno occidentale, al Giorno dei Morti. E guai a dire che coincide col capodanno cinese, perchè la Cina è confinante ma non è considerata amica. E’ una festa di origine contadina che segna il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile, ed è un autentico atto di rinascita. I RITI. La famiglia si riunisce, gli emigranti tornano dall’estero, macchinoni invadono sperduti villaggi, treni e aerei vanno prenotati per tempo o si resta a piedi. Perchè i vietnamiti sono tanti, quasi 96 milioni, un quarto dei quali abita nelle grandi città e il resto nei villaggi. Un popolo giovane, anche per la dolorosa strage di una intera generazione durante la lunga guerra Nord-Sud: un terzo dei vietnamiti ha meno di 20 anni. Una geografia che parla a nord di montagna, di pianura fertile e di un perimetro costiero infinito tra Golfo del Tonchino e il Mar cinese meridionale. Delle cinque supercittà Hanoi, Haiphong, Ho Chi Minh, Can Tho e Da Nang, solo Hanoi non si trova sul mare. Il 70 per cento dei vietnamiti si dichiara buddista, poi ci sono confuciani, taoisti, cristiani ma tutti festeggiano il Têt. I negozi sono presi d’assalto, si comprano i cibi più buoni, abiti nuovi e gioielli. Nelle case è un vorticare di scope e stracci per le pulizie, perchè con la polvere si cacciano pure gli spiriti maligni e rami di pesco selvatico adornano le stanze al Nord, mentre al Sud si usano fiori gialli di echinacea. Nei giorni precedenti sui banchi delle cartolerie e dei mercati compaiono bustine rose dove vengono infilate banconote nuove di piccolo taglio in numero pari in dono a bimbi e vecchi, mentre giovani e adulti si scambiano riso, cani e galli, vino di riso e oggetti rossi. Tutto è rosso in Vietnam, a partire dalla bandiera, il colore della felicità, della fortuna, della fertilità. Ogni casa custodisce un altare per gli antenati con le statue dei saggi e davanti si pongono mandarini e fiori, magari anche le foto degli avi, e - farà sorridere - lattine di Coca-Cola che sono il simbolo di un raggiunto benessere. E davanti agli altari ci si abbraccia la notte del capodanno vietnamita e si fa rumore contro il malocchio, dopo un cenone in piena regola a base di torte di riso e involtini di carne. IL PAESE. Il Vietnam è davvero un Paese sorprendente per la varietà di paesaggi e la difesa di una unità nazionale duramente conquistata. Trent’anni e più di Doi Moi, il piano di riforme economiche di ispirazione socialista, ne hanno fatto una “tigre” asiatica di primo piano che è riuscita ridurre al solo 3 per cento la fascia di povertà estrema. Le multinazionali hanno aperto qui nuove sedi - la Samsung vi ha concentrato la sua produzione di cellulari - e il governo continua a firmare accordi commerciali con Paesi occidentali. Italia compresa. Il turismo è in crescita esponenziale, si sfiorano gli 11 milioni l’anno di visitatori nei tour che solo in due settimane consentono di assaggiare le bellezze sia del Nord - da Hanoi- che del Sud, lungo il Mekong, con base alla moderna Ho Chi Min, la vecchia Saigon da set americano di cui non resta quasi più nulla. LE TAPPE. Le tappe imperdibili sono Hanoi, metropoli elegante e caotica col passaggio sul ponte rosso per accendere l’incenso al tempio Den Ngoc Son, la vecchia città medievale, il Tempio della letteratura, la fila per il Mausoleo di Ho Chi Min e la sua casa palafitta nel parco; e poi i villaggi del Nord tra le risaie, da girare in bicicletta; la Baia di Halong patrimonio Unesco, con i suoi panettoni di granito in mezzo al mare, dove i velieri scivolano di notte, allontanandosi da una costa ormai cementificata. Ed ancora le lanterne di Hoi An, città Unesco dal 1999, col ponte coperto giapponese, le case di legno e delle congregazioni; e la città imperiale di Huê dai 148 edifici, di cui solo 28 sono superstiti dopo le distruzioni del 1968. Al centro sud si passa la linea di confine della guerra attorno a Dà Nang, si incrociano la pianura e i resti della civiltà Cham al grande sito archeologico My Son. C’è molto da vedere. L’IDEA. Asiatica Travel (www.asiatica-travel.com) è un tour operator giovane e privato fondato nel 2001, con un centinaio di addetti, sede principale ad Hanoi. Ha personale che parla un ottimo italiano e oltre all’accoglienza curata neidettagli, si distigue per l’ecosostenibilità dei percorsi e degli alloggi e il sostegno ad alcuni progetti scolastici e umanitari. •

Nicoletta Martelletto
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