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Zig Zag

16.06.2017

NELLE VALLI DELLO YOGURT

Prati da fieno sopra SarentinoPetra Scwharz e Armin Zöggeler alla festa a SarentinoI suonatori di corno alpino alla festa del 40°
Prati da fieno sopra SarentinoPetra Scwharz e Armin Zöggeler alla festa a SarentinoI suonatori di corno alpino alla festa del 40°

A cercarla sulla carta geografica non c’è. Ma esiste. E’ un toponimo diffuso, che collega centinaia di punti di produzione e di raccolta del latte. E’ la valle dello yogurt, che si materializza in Alto Adige ogni volta che c’è il marchio della Mila (le prime sillabe di milk e latte, una sinergia bilingue) la cooperativa storica che con 2600 soci è una delle realtà più organizzate e capillari della provincia autonoma. Questa rete di stalle e di masi è stata in 40 anni - si è appena celebrato l’anniversario - la salvezza della gente di montagna che ha trovato uno sbocco di mercato utile alla persistenza degli allevamenti di mucche da latte. In media ogni socio ha una dozzina di capi, di razza pezzata, frisona, grigio alpina, pustertaler, pinzgauer. Vengono munte due volte a giorno, alle 5.30 e alle 17.30 come raccontano nei masi sopra Sarentino, a casa Strassman e Tennaker ad esempio, per 365 giorni l’anno: non ci sono ferie, non ci sono alternative. La mandria, sia pure disciplinata che vaga dentro e fuori le stalle da sola quando non è in alpeggio, ha il suo appuntamento biquotidiano con le mungitrici elettriche che però vanno azionate dagli uomini. E sono 31 le autocisterne per la raccolta che portano mezzo milione di kg di latte negli due stabilimenti di Brunico - specializzato nei formaggi e nel mascarpone - e di Bolzano, dove si lavora il latte che entro 24 ore è già nei punti vendita, e in due giorni si fa lo yogurt. Ne producono 90 gusti diversi, con la frutta più incredibile, dal mango al melograno, e per il 40° ne hanno battezzato uno al sapore di pino mugo. Perchè la festa dei primi 40 anni della cooperativa s’è tenuta in Val Sarentino, in una sorta di centro geofisico dei masi che conferiscono il loro latte, anche da punti remotissimi dove per arrivare ai bidoni occorrono anche 100 chilometri. Si comprende che questa non è tanto una storia aziendale ma una vicenda sociale e culturale che dagli anni Sessanta ha tenuto i contadini a presidiare i loro prati ed ha convinto che le giovani generazioni a fermarsi in montagna, a non abbandonarla. La logistica è oggi è perfetta, gli stabilimenti pluricertificati, è possibile visitarli previa copertura totale di ogni angolo di pelle e di abiti perchè il rischio di contaminazione batterica è sempre dietro l’angolo. Ed è qui che si scopre come il latte sia in realtà tanti tipi di latte diverso, il più pregiato è il latte fieno e bio dove il profumo del prato è percepibile appena si apre il cartone; e si scopre anche come oltre un terzo degli yogurt presenti nei supermercati italiani provenga da qui, sia pure commercializzato con marchi e nomi diversi. Basta legge attentamente il luogo di provenienza. Da un paio di mesi a Bolzano nord, lo stabilimento è affiancato da uno spaccio e da un ristorante aperto anche sabato e domenica mattina, dove provare i prodotti lattiero caseari ma anche i menu biologici dei giovani chef. www.mila.it.

Allo Yougufestival di metà giugno hanno eletto una reginetta, Petra Schwarz, ed hanno ingaggiato come testimonial il campione olimpico di slittino Armin Zöggeler, anche lui figlio dei masi. Hanno fatto sfilare gli schioccatori di frusta, i suonatori di corno, le bande di tutte le vallate, perchè latte e yogurt qui sono un affare serio. Ed è stata l’occasione per la Val Sarentino - bella, ancora poco costruita - solo 7 mila abitanti dall’imbocco sopra Bolzano a passo Pennes - di mettere insieme anche i propri artigiani, confluiti nel marchio “mirSamer”, che parla di perizia nel lavorare legno, cuoio, miele profumato, oro e metalli.

In valle il maso più antico è il Rohrerhaus, che data al 1288 e forse è ancora più vecchio: è diventato un museo e un luogo di incontro. Ha due stube arredate ancora come otto secoli fa e anche nella ristrutturazione sono stati usati materiali rispettosi del tempo. Qui si percepisce cosa poteva essere la vita contadina di montagna, scandita dal sole e dalle stelle, dalle stagioni e dagli elementi naturali, pietra, legno e stoffe tessute a mano, le donne alle prese col sarner, una speciale giacca di lana cucita in modo tradizionale. E’ una valle silenziosa (www.sarnatl.com), con un piccolo comprensorio sciistico a Reinswald, paradiso delle mountain bike e delle escursioni a piedi al Corno Bianco, a cima San Giacomo, al lago di Valdurna. Un luogo del cuore, da non perdere.

Nicoletta Martelletto
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