17 gennaio 2019

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Zig Zag

21.09.2018

NEL TEATRO ANATOMICO

Tra squartamenti di cadaveri, svenimenti, ruberie di salme, la storia del Teatro Anatomico di Padova è un romanzo noir. Nessun racconto, nessuna descrizione, nessuna immagine stampata, possono rendere l'emozione dell'impatto diretto con il Teatro Anatomico dell'Università di Padova."Quando la vecchia campana del Bo, quella che aveva il tono più basso e profondo rispetto a tutte le altre della città, scandiva l'inizio delle lezioni di anatomia, il normale andamento dell'anno accademico si arrestava di fronte a quell'ingresso solenne della morte ...". Lo scrive il professore Camillo Semenzato nel suo saggio "Valore e significato" nel libro "Il Teatro Anatomico. Storia e restauri" stampato nel 1994 alla conclusione degli interventi conservativi del più antico teatro stabile anatomico del mondo.Per rendere il più possibile visibile la lezione al maggior numero di studenti, fu pensata un'architettura lignea a forma di tronco di cono rovesciato, un pozzo profondo costituito da sei gradoni, sei gironi danteschi nel fondo dei quali si compiva il rito, o forse la magia nera della dissezione del cadavere. Nella visita guidata alla parte storica del Palazzo del Bo, la parte del leone spetta al Teatro Anatomico e per quanto il tempo dedicatogli sia limitato a pochi minuti, ché vi si entra in cinque/sei persone alla volta mentre altre attendono il loro turno, è quanto basta a imprimere nella mente un'immagine indelebile. In realtà, per l'antichità e la fragilità del manufatto, nel teatro vero e proprio non si entra, si accede solo nell'angusto e buio stanzino che ospitava la macchina di sollevamento della salma al primo livello. Si può solo alzare lo sguardo e cogliere l'ardito scorcio dell'imbuto incombente. L'illuminazione a candele, le ombre dei parapetti traforati, i legni ancora impregnati di sbigottimento, paura, curiosità, concorrono a creare atmosfere da romanzo noir. L'ORIGINE. Il primo teatro anatomico stabile costruito al mondo fu voluto dal medico Gerolamo Fabrici d'Acquapendente (1533-1619) pioniere dell'embriologia e dell'anatomia comparata. Inaugurato nel gennaio del 1595, fu realizzato interamente in legno abbattendo un solaio e utilizzando due locali sovrapposti nell'angolo nord-ovest del monumentale Palazzo del Bo. Questo nuovo laboratorio scientifico, probabilmente ispirato da fra Paolo Sarpi allievo e amico del Fabrici, fu disegnato dal pittore-architetto Dario Varotari e andò a sostituire le strutture provvisorie che venivano all'allestite all'occorrenza. Il reperimento della materia prima, ossia i cadaveri, era l'impegno più gravoso e spettava ai due "massari" scelti fra gli "scholari notomie" che provvedevano a reperire tutto quanto fosse necessario per l'esecuzione delle anatomie didattiche, compreso il rilascio delle autorizzazioni e la raccolta della quota per parteciparvi. Le salme erano quasi sempre di giustiziati che, per decreto della Serenissima, non dovevano essere né padovani né veneziani; nel caso di totale penuria, si arrivava a trafugare i corpi dalle tombe dei cimiteri. Gli studenti di medicina assistevano alle dissezioni pigiati gomito a gomito, in piedi, perchè la larghezza dei gradoni era solo di 40 cm., spazio che obbligava a rimanere eretti in caso di svenimento, e allo scopo concorrevano anche le balaustre traforate alte 1 metro. Ci si può immaginare quanto fossero ambiti i gironi più bassi, ma i posti preferenziali vicini al tavolo anatomico spettavano ai cittadini più onorevoli, alle autorità, al clero, ai nobili, a un pubblico esclusivamente maschile poiché "lo spettacolo" era proibito, almeno all'inizio, alle donne, come lo era alle matricole. Le autopsie si praticavano solo d'inverno e in fretta per evitare la putrefazione del cadavere, pertanto si sperava sempre in una stagione molto fredda e lunga. Ai lati del tavolo erano posizionati due candelabri e otto ceri, nessuna luce naturale proveniva dall'esterno; l'atmosfera lugubre e tombale veniva mitigata dalla presenza di musici. La formazione degli studenti di medicina avveniva in questo luogo, dove c'era solo da vedere e da imparare guardando dentro il corpo umano, ascoltando le spiegazioni del chirurgo, impossibilitati a prendere appunti, sforzando al massimo l'attenzione e la memoria. In questo enorme cannocchiale capovolto, puntato verso la morte per scoprire il segreto della vita, convenivano- studenti da tutta Europa, attirati da quella roccaforte del sapere che era l'università patavina nel Cinquecento dove vi erano ben tre cattedre di medicina: la medicina teorica, la pratica e la chirurgica. CURIOSITÀ. Gli studenti di medicina stranieri più numerosi erano di nazionalità polacca, fra loro si annoverano i nomi degli scienziati più illustri di Polonia. Nel 1605 vi fu un gesto di benevolenza nei confronti degli studenti tedeschi proibendo di anatomizzare il corpo di un uomo di quella nazione e alla stessa fu donato un cadavere affinché se ne conservasse lo scheletro a scopi didattici, non un corpo anonimo ma quello di un ladro famoso. Nel Cinquecento insegnava a Padova l'anatomista italiano più importante: Gabriele Falloppio (1523- 1563) scopritore di 11 nervi cranici, delle tube uterine, della staffa nell'orecchio, della corda del timpano, della chiocciola ossea, dell'acquedotto del vestibolo e di altre numerose formazioni anatomiche. Il trasferimento della facoltà di medicina dal Palazzo del Bo all'ex convento di San Mattia, interruppe intorno al 1872 l'attività del Teatro Anatomico. INFO. L'accesso al Teatro Anatomico è possibile solo attraverso le visite guidate alla parte storica del Palazzo del Bo dal lunedì al sabato. E' sufficiente presentarsi alla biglietteria. Prenotazione obbligatoria per gruppi 049 8273939. www.unipd.it/visiteguidate

Cinzia Albertoni
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