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Zig Zag

30.11.2015

Nel Salento
"selvaggio"

La baia di Porto Selvaggio
La baia di Porto Selvaggio

Michele Montanaro

Di fronte al porto di Brindisi c'erano due colonne: idealmente rappresentavano la fine della via Appia Traiana, che i romani completarono verso il 110 dopo Cristo. Ma oggi se ne vede una sola, perché l'altra crollo' alla metà del '500 e i rocchi marmorei, rimasti a terra, più di un secolo dopo e alla fine di un tira-e-molla quasi "campanilistico" finirono a Lecce (l'antica Lupiae dei romani) dove li utilizzarono per erigere la colonna che ora regge la statua di sant'Oronzo, protettore di questa terra dalla terribile pestilenza del 1657. È solo una tra le storie intriganti, suggestive e talvolta misteriose nascoste tra marine incantevoli, borghi millenari, olivi e vigne generosi del Salento, l'antica Messapia, il nome che i Greci diedero alla "terra fra i due mari", l'Adriatico e lo Ionio. Anche in questa stagione un approdo felice per chi ama arte, natura e buona tavola.

CASALABATE. Terra di leggende il Salento, come quella che fa risalire a una visione della Vergine la decisione ancora del conte Tancredi di far costruire nell'odierna Casalabate, vicino a Lecce, l'abbazia di Santa Maria di Cerrate (1100-1200), in stile romanico-pugliese, oggi in concessione trentennale al Fai (www.visitfai.it). Una chiesa che poi divenne masseria, come testimonia il frantoio ipogeo adiacente al porticato: tra i capitelli delle colonne, il più ammirato sembra narrare la storia del buon cristiano conteso da due chiese, dopo lo scisma d'Oriente del 1054.

CASTRO. Sempre in questo spicchio di Salento c'è poi Castro, ancora sul limitare tra storia e mitologia. Nei versi dell'Eneide racconta Virgilio che i troiani all'arrivo sulla costa italiana avvistarono un tempio di Minerva. Proprio la dea cui sembra riconducibile la statua femminile, mutila di testa e gambe, rinvenuta negli scavi archeologici e conservata nel museo-castello aragonese (www.castropromozione.it). Insomma è qui, a Castro, l'approdo del mitologico Enea.

NARDO’.Storia vera invece è quella raccontata nel Museo della Memoria e dell'Accoglienza a Santa Maria del Bagno (municipio@comune.Nardo.le.it): ospita i murales di Zvi Miller, uno delle migliaia di ebrei ospitati fra il '43 e il '47 in un vicino campo profughi di transito. Da vedere la mostra fotografica in cui si notano, fra le altre, le istantanee del salentino Vittorio Perrone e di Jakob Ehrlich di Sarajevo, conosciutisi da ragazzini al campo e ritrovatisi decine di anni dopo, amici e solidali più di prima.

VERNOLE. Incrocio di popoli e culture da sempre il Salento, che fu casa di Greci e Romani e poi di Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi e all'epoca di questi ultimi risale un gioiello, la città fortificata di Acaya (www.culturemediterranee.org), sorta in un borgo che si chiamava Segine, ribattezzato con il nome della famiglia del "regio ingegnere militare" di Carlo V, appunto Gian Giacomo dell'Acaya, barone feudatario ma prima di tutto geniale architetto, non solo militare. Fu lui per primo a cambiare la struttura difensiva dei bastioni dei castelli quando si iniziò a guerreggiare con la polvere da sparo.

E fu lui a sognare la "città ideale", quella che si vede ancor oggi, abitata da soli 500 residenti: impianto perfettamente ortogonale, con cardo e decumano.

LE TORRI.Un'altra storia testimoniano le possenti torri costiere di avvistamento che punteggiano il Salento in particolare dopo il 1480, l'anno in cui i Saraceni misero a ferro e fuoco Otranto. Alla metà del '500 risale la Torre dell'Alto che domina la baia di Porto Selvaggio, splendida riserva naturale regionale di oltre 1100 ettari di parco fra Gallipoli e Porto Cesareo (www.porto-cesareo.net/riserva-naturale/il-parco-naturale-di-porto-selvaggio/). E nella stessa epoca fu eretta anche Torre Guaceto che in località Carovigno da' il nome alla riserva statale di 1000 ettari che è pure oasi WWF e area marina protetta per 8 chilometri (www.riservaditorreguaceto.it). Nella successione di spiaggia, dune e macchia mediterranea anche un'estesa area di coltivazione di ulivi (500 dei quali "monumentali", cioè almeno centenari): qui si producono ottimo olio, il carciofo tipico "violetto del Salento" e il "pomodoro fiaschetto".

Michele Montanaro
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