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Zig Zag

30.11.2014

Natale scende in Campo

In  alto una veduta del borgo sul lago, qui una finestra decorata
In alto una veduta del borgo sul lago, qui una finestra decorata

Lontano dallo strepitare del lago e dall'ansimare delle camminate in alta montagna, acquattato a mezza via tra i due. Ci si arriva solo a piedi. Campo è un ospite accogliente e aspetta visite. All'uscita autostradale di Affi sulla Verona-Brennero, si punta a Garda per poi risalire la SS 249 fino a Castelletto di Brenzone dopo il quale bisogna fare attenzione alla deviazione a destra per Marniga; qui, un erto sentiero per Campo parte dalla piccola piazza passando sotto il “vòlto” ma è preferibile proseguire sulla strada asfaltata (quella alta che passa dietro la chiesa) fino in fondo al paese e parcheggiata l'auto, iniziare la passeggiata seguendo l'indicazione. Il sentiero è un'antica mulattiera selciata che dal Trentino arrivava a Verona, dove la millenaria coltivazione dell'olivo ha plasmato l'aspro versante del Monte Baldo con estese aree terrazzate sostenute da muretti a secco alti fino a tre metri.
Il luccichio del Garda, le vele bianche e il rupestre versante bresciano, si affacciano tra i rami degli ulivi componendo incomparabili scorci. In meno di un'ora si arriva a Campo, annunciato da un capitello con crocefisso. Il borgo non è mai stato completamente abbandonato, ancora oggi ci vivono nove persone, sentinelle e custodi di una minuscola gost-town che nel periodo natalizio si addobba di una settantina di presepi allestiti nelle viuzze, nei sottopassi, negli orti, nelle nicchie, sugli usci, sulla fontana, nei tronchi cavi, nelle cantine vuote, nei bauli e negli scaldaletto. Dopo l'estate che vi porta tanti turisti stranieri, è questo il momento migliore per Campo, che già di suo è un autentico presepio.
Il nucleo centrale dell'abitato, detto “il castello”, domina rispetto agli altri edifici e rappresenta l'insediamento più antico di origine alto-medievale, attorno al quale in epoche successive si sono addossate le abitazioni.
LA CASA DI CECILIA. All'inizio della contrada c'è la casa di Olga, generosa di racconti e di caffè, d'estate punto di ristoro e d'assaggio delle frittelle di mele. Bisogna prestare attenzione al suo cancello in ferro che riporta la sagoma della zia Cecilia con le trecce, nata nel Massachusetts ma rimpatriata a Campo da bambina e vissuta in questa casa. In cucina c'è la sua foto dove appare come un'indiana, le lunghe trecce nere le scendono sul petto, e c'è lo spioncino all'interno del camino dal quale sbirciava la strada, non manca la stufa e sopra l'acquaio la credenzina con la moscarola. Nel tinello i ricordi: il piccolo veliero di legno, una copia della “Siora Veronica” che dal 1926 solca le onde del Garda. Un tempo, il bastimento trasportava da Riva a Desenzano, persone, olio, vino, bestiame, oggi restaurato e ormeggiato nel porto di Malcesine è attrezzato per crociere di charme, www.sioraveronica.com. In casa c'è anche una slitta, ogni famiglia ne aveva due che, trainate dai muli, servivano per il trasporto su e giù dal lago dei bambini, delle bombole del gas, del latte, della legna, del pesce, del fieno. Questo andirivieni ha reso i ciottoli dei vicoli scivolosi. SAN PIETRO IN VINCOLI. All'estremo del borgo, accanto a un cipresso, sorge la chiesa la cui origine risale a prima del XII secolo, un'architettura romanica ricorrente nel gardesano. Una prima documentazione scritta, che la definisce dedicata a S. Pietro in Vincoli, inizia nel XV secolo con alcuni testamenti che dispongono piccoli lasciti in suo favore. Sbirciare dalle finestre non è sufficiente, bisogna entrarci per scoprire le pareti affrescate e firmate nel 1358 dal maestro Giorgio da Riva. Sotto il ligneo soffitto a capanna si dispiega una sequenza di sacri personaggi i cui rossi e violacei mantelli su sfondo azzurro ravvivano il modesto interno. Sul catino absidale, sotto i simboli degli evangelisti, si apre una finestrella strombata che inquadra un ulivo, la piccola abside va ammirata anche all'esterno, dal sentiero che risale le pendici del Baldo e che, in circa due ore e mezzo, sale ai 1060 metri di quota di Prada Alta, all'osteria da Tano.
IL SENTIERO DI RITORNO. Davanti alla chiesa, si scende alla fontana-abbeveratoio dove lo scorrere dell'acqua rende vivo il bel presepio, alle spalle la mulattiera selciata riprende in un tunnel di ulivi. La discesa è dolce. Quando s'incontra un capitello, proseguire a destra e a scendere verso il lago. Una sosta è d'obbligo all'edicola della Madonna dell'Aiuto, vicino al torrente quasi sempre asciutto: da qui in breve si torna nella piazzetta di Marniga.

Cinzia Albertoni
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