Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
25 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Zig Zag

12.11.2017

LE TERRE DI GENGIS KHAN

A sx praterie e il mausoleo di Khan. Qui un deserto della MongoliaLa marmitta mongola: nell’acqua bollente si cucinano carni e verdure Una cantante di musica tradizionale mongola altaicaIl monumento a Gengis Khan  in centro ad Ordos
A sx praterie e il mausoleo di Khan. Qui un deserto della MongoliaLa marmitta mongola: nell’acqua bollente si cucinano carni e verdure Una cantante di musica tradizionale mongola altaicaIl monumento a Gengis Khan in centro ad Ordos

Per la serie mete davvero alternative, ecco farsi strada l’Inner Mongolia, la regione autonoma della Repubblica cinese, che è addirittura più “vecchia” dell’attuale Cina, avendo questo status fin dal 1947. Con la confinante Mongolia (Repubblica semipresidenziale indipendente dal 1911, riconosciuta nel 1945, solo 3 milioni di abitanti), ha in comune parte delle terre del grande impero di Temùjin, Gengis Khan, il più grande della storia dal Caspio al mar del Giappone, 33 milioni di km quadrati per 100 milioni di abitanti tra fine del Duecento e inizio del Trecento. Fu il sovrano universale, questo vuol dire il suo nome, e riuscì ad unificare con la forza le tribù turco-mongole, lasciando loro autonomia attraverso una rete di khan che rispondevano a lui. Fu sua l’organizzazione militare che colpiva in velocità, a cavallo, nel silenzio, con crudeltà. Il mito del signore - solo Amir Temur da Samarcanda seppe fare lo stesso un secolo dopo con l’impero timuride - che riuscì ad assogettare gli Xia e ad espugnare la Grande Muraglia, arrivando fino a Pechino, aleggia in ogni luogo (compreso il mausoleo a 30 km da Ordos, niente reluiquie, solo culto) anche se nessuno sa dove venne sepolto, dopo la morte in una battuta di caccia. Il luogo scomparve sotto gli zoccoli dei cavalli fatti correre per ore. La Mongolia Interna è grande tre volte l’Italia (1 milione e 180 mila mq), registra oltre 24 milioni di abitanti di cui 5 di etnia mongola, rappresenta da sola il 12 per cento del territorio cinese. Una regione enorme, dove gli stessi cinesi (voli da Pechino e Shanghai) si rifugiano dall’inquinamento delle loro città, alla ricerca di foreste di larici ad est sui monti Daxing’ an-ling.

Dal punto di vista geologico la Mongolia Interna è un paradiso: un immenso altopiano sui mille metri, con una pianura alluvionale a sud lungo il Fiume Giallo, dove la natura ha lavorato e creato luoghi magici come il gran canyon Zhunge’ er Banner, provincia di Hohhot, il capoluogo di regione, o il canyon di Laoniu Bay, non lontano da Shanxi. Nella fascia a nord praterie e deserti danno ragione di un popolo da sempre nomade che oggi però ha sostituito le tende in pelle d’animale in più pratiche yurte di nylon e plastica dove celebrare fuori città le grandi feste in accampamenti, che non sono più abitazioni ma luoghi di evasione. Può capitare in pieno deserto, nel Kubuqi, di incrociare luoghi selvaggi divenuti parchi di divertimento (nella Gola delle Sabbie Risonanti, Xiangshawan) dove affrontare le dune in cammello, quad, moto, treno o carrucola, arrivando in funivia agli hotel di lusso. Oppure di vedere nella prateria di Hulunbuir, situata a nord-est, cavalieri che praticano una sorta di polo, oppure di accodarsi alle gite in sella alla razza wuzhumuqin, gli equini allevati per la corsa rapida degli arcieri. Da vedere Khara-Khoto, vicino all’ex lago Gashun, una città tangut medievale, di terra rossa, che poteva essere l’antica Etzina, citata da Marco Polo.

La Mongolia Interna è un laboratorio interessante per capire alcuni dei processi di inurbamento in corso in Cina, attorno ad Ordos, ad esempio, dove tra il 2003 e il 2005 è nata dal nulla una città oggi di 800 mila abitanti che ma che promette di raddoppiare i residenti nel giro di qualche anno: un’urbanistica di viali, musei (quello d’arte in stile Bilbao è firmato dai cinesi MAD Architects) ,teatri, palazzi di stato ancora di stampo maoista, con statue monumentali che inneggiano al padre della patria mongola. Poco distante si scorgono centrali nucleari e l’andrivieni dei camion delle miniere. In Mongolia Interna si estraggono 600 minerali diversi, le terre rare che servono alla tecnologia, sono in attività quattro miniere di carbone a cielo aperto. Un altri distretto interessante è Baotou, 2 milioni e mezzo di abitanti, una metropoli con un parco cittadino lungo 12 chilometri: 10 mila turisti l’anno appena, ma sono in preparazione percorsi per trekking e moto. Info www.nmglyj.com; www.nmgtour.gov.cn.

Nicoletta Martelletto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1