Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
24 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Zig Zag

09.02.2017

Le sorgenti della Seriola

L’acqua della risorgiva zampilla  davanti ad uno slargo con panchina per riposarsiVilla Teodora dell'architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin
L’acqua della risorgiva zampilla davanti ad uno slargo con panchina per riposarsiVilla Teodora dell'architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin

La passeggiata è fuori porta, in località Maddalene, appena a nord della città di Vicenza, in quella che nel passato era la “coltura” di Santa Croce, ossia uno dei villaggi fuori le mura che rientravano nel frazionamento che la Repubblica Serenissima aveva operato nel Vicentino. Nell’alto Medioevo il luogo era un bosco selvaggio alternato ad acquitrini impraticabili ma già un piccolo convento con annessa chiesetta era abitato da donne di vita, Maddalene pentite fattesi monache. Ecco giustificato il nome che ancora oggi identifica la località, raggiunta deviando alla rotatoria della Pasubio per Strada delle Maddalene.

IL BOSCO URBANO. La camminata prende avvio dal parcheggio della nuova parrocchiale, imboccando il percorso ciclo-pedonabile. È la Strada del Trozzo che fiancheggia il ricreato Bosco delle Maddalene che mostra la diversità delle alberature tra un bosco montano e uno urbano. Non conifere ma pioppi, ontani, salici e querce. Seguendo la carrareccia che interseca un paesaggio agricolo si raggiungono le sorgenti della Seriola. Il luogo, molto amato dai Vicentini, è saturo di una bellezza primitiva. Tra il folto del bosco, dei ruscelletti confluiscono in una pozza limpidissima dove l’acqua “sobbolle” disegnando in superficie cerchi cristallini. Nelle zone dove la luminosità è più intensa cresce il Sedano d’acqua di un verde lucido e brillante. Una fonte zampilla un getto copioso, in una delle ultime sopravvissute tracce delle antiche foreste planiziali che ricoprivano il territorio prima delle bonifiche.

LA CHIESA E IL CONVENTO. Le risorgive della Seriola si trovano dietro la chiesa di Santa Maria Maddalena Vecchia. Le monache abbandonarono il convento intorno al 1300 ritornandolo ai Benedettini che vi rimasero fino al 1437 quando passò ai frati Gerolimini per volere del papa veneziano Gabriele Condulmer. Alla sua soppressione avvenuta nel 1772 per ordine della Serenissima, la popolazione perse il suo punto di riferimento per un ventennio, fino a che il nobile Antonio Beregan, che a Maddalene possedeva grandi proprietà terriere e immobiliari, acquistò il convento e la chiesa e il 29 dicembre 1793 li donò, con atto pubblico, agli abitanti della “Coltura di Santa Croce”. La chiesa in stile tardo-gotico, a unica navata, conserva un pregevole seicentesco soffitto ligneo a cassettoni a forma di carena rovesciata, il barocco altar maggiore è un intarsio di marmi policromi opera dello scultore Zuanne Merlo, bello il portale con le colonnine tortili, del chiostro rimangono il lato sud addossato alla chiesa e il lato est ad arcate a sesto acuto. La storia della chiesa, del convento la si può leggere nel libro “Il convento di S. Maria Maddalena” di Gianlorenzo Ferrarotto. Prima di sbucare in Strada delle Maddalene verso l’erta via Dal Martello ci si può concedere una pausa al bar vicino alla chiesa, aperta la domenica per la messa delle 19.

MONTE CROCETTA. La salita è ripida ma in breve si raggiunge Casa Dal Martello, casa a corte. Il complesso fu costruito nel secondo Cinquecento dai veneziani Contarini riutilizzando il materiale del demolito convento dei Cappuccini eretto sull’altura. La “casa da patron” passò poi ai Gozzi, ai Morosini, ai Marchesini, famiglie veneziane che continuarono la coltivazione del riso nelle praterie sottostanti. Nel 1865 il principe Giovanelli la diede in affitto ai Dal Martello i cui eredi tuttora ne sono proprietari. Congiunge i diversi fabbricati disposti a L la deliziosa doppia loggetta dalle eleganti colonnine cinquecentesche, probabile recupero dell’antico convento. Fuori dalla corte verso sud sprofonda la grande dolina ossia la “Busa Dal Martello”. Qui si prende a sinistra il viottolo che attraversa un tunnel vegetale e si perviene a Villa Teodora, opera dell’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin che nel 1876 realizzò due facciate: una verso mezzogiorno adorna sopra le finestre di lunette con bassorilievi in cotto raffiguranti putti e una a est con le statue della Pittura e della Scultura ai lati della porta d’ingresso e quattro volti sorridenti sul settore centrale. Magnifica la posizione della villa che spicca con il suo intonaco rosato sul verde del colle.

LA BOJA. Si scende la stradina asfaltata fiancheggiata da cipressi, siepi, gelsi, si sorpassa il ponticello sulla Seriola e la fattoria del Seicento un tempo abitazione dei lavoranti della vicina Villa Beregan Pertile. Al bivio si prende a sinistra e si costeggia la grande risorgiva detta “la boja”, invaso naturale dalla flora tipica degli ambienti umidi. Alla fine della Strada delle Beregane si sbuca in Strada delle Maddalene e si ritorna al punto di partenza (km 5). Si può prolungare la camminata seguendo da Casa Dal Martello il sentiero che sale il Monte Crocetta e scende al Villaggio del Sole.

Cinzia Albertoni
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1