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23 settembre 2018

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Zig Zag

13.12.2017

Le “bugie” dei piccoli Tentativi di autonomia da ascoltare e capire

Come mai e quando i bambini iniziano a dire le bugie? In realtà in età prescolare i più piccoli non raccontano bugie perché non hanno la volontà d’ingannare come la intende un adulto. È più corretto parlare di “piccole storie” ed è un atteggiamento sano perché dimostra un’aspirazione all’autonomia. Ma allora i bimbi raccontano davvero -intenzionalmente- un mare di bugie? In realtà non è giusto definire così i racconti dei nostri figli in questa fascia d’età perché non sono animati dalla volontà d’imbrogliare, diversamente dall'adulto che dice, invece, una frottola in modo consapevole. Di fatto è più corretto chiamarle “piccole storie”. Il bimbo in età prescolare cerca di passare dalla dipendenza verso il genitore, tipica dei primi anni di vita, a una graduale autonomia anche attraverso il sotterfugio. Raccontare storie dimostra la sua volontà distinta da quella dell’adulto. Occorre anche tenere ben presente che nei bambini i confini tra realtà e fantasia sono ancora molto labili; la connessione temporale non appartiene al mondo dei piccoli che vivono in una sorta di qui ed ora, dove spazio, tempo e relazioni sono distillate tra sensazioni emotive e corporee. Secondo lo psicologo e pedagogista svizzero J. Piaget, in sostanza, prima dei sei-sette anni, la mente dei bimbi è dominata dal pensiero magico: la realtà, cioè, si mescola alla fantasia senza alcuna connessione logica. Le storie dei piccoli e la loro interpretazione di episodi quotidiani sotto il segno dell'immaginazione, costituiscono quindi una tappa fondamentale della crescita e dello sviluppo cognitivo. I racconti dei bimbi rappresentano il preludio a due aspetti a cui ogni genitore, di solito, tiene molto: intelligenza e autonomia. Raccontare storie, infatti, è indice di intelligenza e, allo stesso tempo, è un modo per affermare se stessi nel cammino verso una maggiore autonomia. Il genitore, quindi, dovrebbe accettare le piccole storie del bimbo come una sorta di faro delle sue capacità. Le prime “vere” bugie compaiono intorno ai sei anni, con l’ingresso alla scuola primaria. In questa fascia d’età, quando un bimbo racconta qualcosa che non corrisponde a quanto accaduto realmente, compare l’intenzionalità. Ma anche in questa nuova fase è importante non bollare il bimbo come un impenitente Pinocchio senza tenere in considerazione cosa lo muove. In questo periodo, infatti, la bugia nasce principalmente da due direzioni: la ricerca di approvazione e il desiderio d’indipendenza. Il primo aspetto, da cui scaturisce la bugia, è dettato dal desiderio del bimbo di essere proprio quello che vogliono i suoi genitori. E l’altra grande motivazione di fondo che spinge un bambino grandicello a raccontare bugie è quella di sottrarsi al controllo invasivo dell’adulto. Una buona regola per il genitore? Ascoltare e mediare. Quando il bimbo in età scolare non dice la verità il genitore che lo scopre dovrebbe sorridere, ascoltare suo figlio e cercare di capirlo. Dietro a ogni bugia raccontata da un ragazzino, con un po’ di attenzione e disponibilità all’ascolto, l’adulto può cogliere ragioni, desideri nascosti e aspirazioni. • S.M. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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